UN MONDO A MILLE FACCE: BUON 2018 (MALGRADO TUTTO)

Condividi

Gli americani medi votano più o meno compatti per far sedere su uno dei seggi più potenti al mondo un discutibile triviale personaggio dall’eloquio basico e infantile facendo sentire ancora più acuta, a noi europee amanti di teatri e biblioteche, la mancanza del forbito e colto Barack Obama. Gli stessi Americani medi, a riprova della loro immarcescibile immaturità e sostanziale ingenuità, ora per lo più si meravigliano dei tagli alle tasse che riguardano solo gli stramiliardari, del tentativo di abolizione dell’ObamaCare, che danneggia esattamente il ceto che più ha votato per questo inverosimile Presidente, delle sue avventate e spericolate decisioni di politica estera. Malgrado questo, e malgrado dall’altra parte del mondo sieda un altro bizzarro pericolosissimo personaggio animato dall’infantilismo crudele proprio degli stupidi, la terza guerra mondiale non è (ancora) scoppiata. Intanto Papa Francesco I continua, potente e inarrestabile come una ruspa, a predicare comportamenti così strettamente rivenienti dalla parola del Vangelo da essere guardati con sospetto e labbra strette da quella parte di alto e basso clero e di credenti che sí, certo, la fratellanza e la tolleranza, ma quel barbone di merda proprio sotto i porticati della mia chiesa deve venire a dormire?

Il diavolo, si sa, è nei dettagli, e ‘sto dettaglio che adesso dovremmo evitare di giudicare, e aprire le porte a divorziati, gay, peccatori e immigrati proprio non scende, ai cristiani di convenienza. E non parliamo del diritto di cittadinanza, signora mia, ma come si permettono questi? Questi bambini neri, con gli occhi a mandorla, con la faccia andina, italiani come noi? Non scherziamo.
Malgrado questo, io ho visto un angelo in un bar di periferia dividere, come avrebbe fatto Gesù, un dolce alla crema con un mendicante africano, con il sorriso e la naturalezza di un fratello, senza farsi e senza fare nessuna domanda. Nella mia terra, intanto. Prima sono state le bandierine, una fila di bandierine colorate sulle spallette del ponte, quasi a dare il benvenuto a chi arrivava in città. Poi, sono stati i concerti, le esibizioni di angeli che pendevano da fasce di tessuto, i rap registrati di nascosto da ragazzini impertinenti, le gare di ciclocross e motocross. Sono stati i cittadini che hanno ripulito, decorato, attrezzato l’area sotto al ponte, piantato aiuole e fiori, tolto le ere geologiche di preservativi e fazzolettini usati, confezioni di preservativi aperti e lattine e bottiglie di ogni genere di bevanda. Poi c’è stato il documentario di effenove, che se non lo avete ancora visto vi siete persi una bella occasione di orgoglio cittadino che non vi immaginavate di poter avere. Una marea montante di attenzione civica su un monumento di cui tutto il mondo conosce il valore, fotografato da australiani, studiato da europei ed americani. Malgrado tutto, candideremo il Viadotto dell’Industria di Potenza, il ponte disegnato dal genio di Sergio Musmeci, a Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Il fatto è che nessun sogno é grande tanto da non poter essere sognato. Ma quello che sanno solo quelli che dal sogno sono passati é che quando provi a realizzarne uno, pure se non va a finire proprio come vorresti, ti restano in mano un sacco di cose preziosissime: i nodi e gli archi, le nuvole di contatti e rapporti, il lavorare insieme, le conversazioni, le birre e le cene a panini e taralli, le amicizie e gli amori nati sotto la stella luminosa di un obiettivo grande. E comune. Un tessuto damascato di storie da raccontare per gli anni a venire, per i nipoti, per i ragazzi timidi con gli occhi luminosi e le guance facili al rossore, come alcuni di quelli con cui sto lavorando io adesso.  Malgrado tutto, per Matera e per la Basilicata sará un grande 2019.  Ne “Il gran sole di Hiroscima” la giovanissima Sadako, ammalata di una leucemia mortale causata dallo scoppio della bomba, in ospedale comincia a piegare carta per farne gru, perché una leggenda giapponese dice che se una persona fabbrica da sola 1.000 gru di carta vivrà una vita lunga e felice. Arriverà a fabbricarne novecentonovanta, prima che le forze la abbandonino.
Il leggero chiarore diventò una luce abbagliante. Gli occhi di Sadako si spalancarono. Contemplavano il cielo, nel suo eterno splendore”.
Ho ricevuto una gru di carta giapponese in regalo, pochi giorni fa, e ho ripensato alla leggenda, e alla fiducia di Sadako nella favola. Dovremmo farlo tutti, ho pensato. Avere più fiducia nelle leggende, e nella determinazione a vivere che si spinge oltre l’impossibile. Malgrado tutto, sta arrivando un nuovo anno. Auguri a tutti. di IDA LEONE]]>

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *