di ISMAIL IL TEDESCO Arrivano notizie funeste nel mio campo in Morea. Le tende stanno reggendo alle piogge invernali, le serate sono più lunghe e io, Ismail il Tedesco, indugio in discussioni strategiche con i miei consiglieri albanesi, greci, kurdi e armeni, sorseggiando te e mangiucchiando pistacchi. Dalla periferia dell’impero mi dicono di profondi sconvolgimenti. I barbari premono ai confini, vestiti di pelli, ruttando e scurreggiando, disponendo gli armenti, si sono schierati ai confini della Padania, impongono dazi esosi per varcare i confini e solo agli Ari biondi e con gli occhi azzurri è possibile passare previo pagamento con Wurstel e gara di Jodel. Nei territori Italici imperversa la corte toscana, tesse trame, apre banche, sproposita di sortilegi, ridisegna strategie. Mi narrano di una leggiadra fanciulla dalle dolci forme e gli occhi azzurri dal nome Radura che mangia uomini a colazione e fabbrica soldi trasformando foglie in ducati d’oro per i ricchi e ducati d’oro in foglie per i poveri, di un principe balbuziente che si prepara alle prossime battaglie ridisegnando le carte geografiche per fuorviare gli avversari, con atti di magia sposta contrade, aggrega città, sconvolge vallate per schierare sempre le proprie truppe in superiorità numerica. Saputo di truppe ribelli, che espongono vessilli rosso blu e primeggiano con mercenari di sconosciuta nazionalità, nella provincia bizantina dei Basilischi, hanno incaricato il conte Marcel de Padellà di fornire truppe fresche per lo scontro finale dopo aver manipolato la topografia dei luoghi accerchiando i rudi guerrieri dei vulcani, perversi bevitori di nettari inebrianti e rozzi bestemmiatori degli dei, con truppe marine armate di tonni e pesci spada e donne di malaffare, ma dovranno fare i conti con le bande di Vincenzo dalla Libera Fungaia, terrigno cavalier dalle alte lande e i nuovi alleati turcomanni come il moro della Val d’Agri, signore di reietti e piccoli vassalli che porta truppe numerose ma mal organizzate. Qualcuno dice di attendere che intanto al largo di Ostia è già stata avvistata una Balena Bianca che mancava dalle coste da molti decenni, visioni premonitrici. A nord un vecchio signore sottopostosi alle cure di una misteriosa megera ungaro- napoletana si aggira per le strade di Mediolanum mostrando un fallo enorme, sta trattando per ricomprarsi una squadra di lottatori caduta in disgrazia nel Catai e sembra che abbia ripreso a fornicare. La sera scende presto, le notti sono lunghe, Io, Ismail attendo, affilo la Katana, mi addestro con un boken di ciliegio dell’oriente, e scrivo haiku:
Languore d’inverno: nel mondo di un solo colore il suono del vento.]]>