Guardo She’s gotta have it serie “joint” di Spike Lee su Netflix, e Nola Darling, la protagonista, partecipa a una mostra di arte che si chiama Dystopia. Nola è un’artista negra che vive a Brooklyn. La distopia è il contrario dell’utopia, prospetta un mondo che va sempre peggio, catastrofi su catastrofi, fino alla fine del mondo. Totalitarismi, ignoranza, un mondo di odio. Tipo i gruppi delle mamme di WhatsApp. Tipo grillini su Fb. Una rappresentazione del mondo distopico potrebbero essere “1984” oppure “La fattoria degli animali” di George Orwell. Una visione distopica è non conoscere oggi uno stronzo di 13enne che abbia letto almeno uno di questi due libri. Ma She’s gotta have it mi mette di buon umore. Non c’è proprio niente di distopico, Nola è una ragazza che crea arte e nonostante sia sempre al verde, piena di problemi, con 3 fidanzati e 1 fidanzata, indecisa, un po’ matta, in cura da una psicologa che non può pagare, nonostante tutto questo Nola vive della sua arte. Vivere della propria arte è il sogno di tutti gli artisti, nessuno vuole diventare miliardario (oddio, non sarebbe un dramma) ma tutti gli artisti del mondo sognano di vivere della propria arte. Nola non solo vive della sua arte ma ascolta bella musica, ha amici super cool, si diverte un casino e ha un appartamento strabello a New York . E fa l’amore solo nel suo letto.
Da un giorno all’altro l’America delle contraddizioni, nonostante Donald Trump, massacrato nella serie da Spike Lee, prende e sbatte la sua arte in alto.Succede in America che te lo meriti. Spike Lee è un fottuto genio negro. Se spacchi i culi non conta un cazzo, non conta che tu sia bianco, nero, viola, uomo, donna, gay, vegano, ciccione, bello o brutto. Li spacchi e basta e l’America se ne accorge. E in Italia? In Italia sta per iniziare Don Matteo 11. COLONNA SONORA FANTASTICA DI SHE’S GOTTA HAVE IT She’s Gotta Have it Soundtrack – Netflix]]>