La questione prende spunto dalla vicenda del Duni, la madre di tutti gli scontri sui contenitori culturali della città. Neppure il tempo di capire che cosa avesse davvero in mente di fare la società “Immobiliare investimenti srl” degli imprenditori Nicola Benedetto e Nunzio Olivieri che è arrivata la smentita da Giovanni Carnovale per conto della Navona srl, socia e conduttrice del teatro Duni. Si dà il caso che Nicola Benedetto sia uno dei protagonisti della politica materana, assessore dimissionario della Giunta Pittella alla vigilia di questa nuova competizione elettorale. Aveva annunciato la volontà di acquisire il teatro dando ormai per definite le trattative, omaggio straordinario alla città per l’imminente appuntamento del 2019. Tempo poche ore ed è arrivata la smentita. “Non c’è nulla di concreto”, hanno replicato dal teatro, anche per questioni economiche, e precisano che, “abbiamo aderito alla trattativa, ma essa è scaduta il 15 gennaio”. C’è da augurarsi che la trattativa riprenda, ovviamente. Non si capisce perché – come sostiene Carnovale – l’interlocutore più adatto dovrebbe essere l’amministrazione comunale. Forse, al contrario, è il meno adatto. Ma non è questo il punto. La preoccupazione è che si rischia da questo momento in poi di assistere a una gara a chi la spara più grossa su tutto ciò che riguarda Matera, inconsapevole e forse anche un po’ disgustata spettatrice del suo destino conteso.
Matera ha il suo dossier, tanto per cominciare, i suoi progetti definiti, il suo percorso segnato. Il contesto, certo, non riguarda il dossier ma è l’infinito sistema che si radica nella vita di una comunità, dalle pizzetterie ai prezzi delle case ai cartelli stradali. Roba di cui la politica si occupa ma che rischia di diventare da questo momento in poi solo la fiera della balle.Se Benedetto e il suo socio, come ci auguriamo, chiuderanno davvero la trattativa sul Duni (che immaginiamo aperta da un po’, quindi perché renderla pubblica solo ora?) Matera accoglierà con piacere la notizia, a cose fatte e certe. Dando per scontato che un imprenditore fa business e non beneficenza. Ma nell’incertezza di un iter, all’inizio di una selvaggia competizione elettorale più che mai incerta, tutto quello di cui non si avverte il bisogno è quel po’ di foraggiamento illusorio del “faccio io, che sono più bravo di te”. Silenzio, per favore. E’ il più grande regalo che si possa fare a questa città.]]>