POTENZA ED IL SENSO DI VUOTO CHE CI PERVADE

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Sarachella, la nostra maschera è anche un grido di dolore, nasconde la malinconia che c’è dietro l’allegria di qualche ora Si fa un gran parlare, anche in questi giorni di carnevale, del dinamismo delle associazioni culturali della città di Potenza. E’ un dato che non va sottaciuto. E’ vero che cova un sentimento di riappropriazione. Un desiderio di esprimere che va dalla letteratura alla pittura, dalla danza alla musica, dal volontariato civile a quello sociale, fino al calcio. Anche, in queste ore. Nel desiderio di ripartire, di esserci, di manifestare una identità. Persino intorno alla maschera di Sarachella che diventa un piccolo, ma significativo, totem identitario. L’amministrazione comunale, l’assessore alla cultura, Falotico, si prodigano a fare sintesi. L’estate in città, l’autunno letterario, il Natale, il Carnevale ed il Maggio. Eppure non saremmo onesti se non ci dicessimo la verità. Questa dimensione frenetica, non di rado individualista, del fare, cela un vuoto. Una crisi vera di socialità e prospettiva. Gli anni bui del così detto “caso Claps”, l’omertà di un sistema di potere che legava clientele e consenso politico, la crisi finanziaria e morale della città, hanno prodotto questo vuoto. Gli sforzi di riempirlo sono encomiabili, ma spesso slegati fra loro. Sopratutto lo svuotamento generazionale, la negazione di futuro rendono difficile ricollegare il tessuto connettivo di Potenza.

Non si tratta di scrivere il presente. Ma di disegnare il futuro. Architettare, promuovere in un contesto capace di fare sistema. Di ridare speranza. Una comunità senza sogno. Questo siamo ora.
La politica è colpevole. Rapace. Il caso Caiata ne è l’emblema. Ma nessuno schieramento è esente da colpe. Via Pretoria, desolatamente abbandonata, con le saracinesche abbassate, priva dell’eleganza che fu, è la fotografia del vuoto. Mentre Matera con il suo 2019 alle porte, sembra quasi una provocazione agli occhi smarriti dei potentini.
Nella città dei Sassi gli alberghi sono pieni di turisti. A Potenza, gli alberghi li usiamo per ghettizzare centinaia di ragazzi extra comunitari. Che meriterebbero, al contrario, integrazione ed inclusione.
Il futuro ce lo giocheremo fra chiusura e apertura del nostro desiderio non di resistere, ma di costruire. Molti amici che incontro e che saluto chiedendo: “Come va?” Mi rispondono: “Mi difendo”. Ecco, siamo tutti in difesa, carichi di ansia, di paure. Sarachella, sapeva difendersi, viveva di espedienti, provava con ironia e sarcasmo a dare un senso alla sua vita. Credo sia per questo che si stia affermando nell’immaginario collettivo. La maschera è anche un grido di dolore, nasconde la malinconia che c’è dietro l’allegria di qualche ora. Godiamoci il carnevale. Non rinunciamo, però, a pensare che il futuro ha bisogno di uno sforzo. L’orizzonte merita nuove attenzioni.     ARTICOLI CORRELATI SARACHELLA, UNA MASCHERA, UN’IDEA PER LA CITTÀ DI POTENZA]]>

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