CAMPAGNA ELETTORALE. LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI DENTRO UNA DEMOCRAZIA MALATA

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Questo sistema elettorale è simile ad una corsa di atletica leggera. Come noto si tratta di uno sport individuale. Non è né il calcio né la pallacanestro, per intenderci. Ogni partito si misura sulla sua forza e sulla tenuta, fino al voto, fino all’ultimo respiro della campagna elettorale.

Diciamo subito che tre coalizioni su quattro, in realtà, rappresentano un solo partito. Liberi e Forti e Cinque Stelle concorrono da soli. Il Pd ha compagni simulati, giusto per raggranellare qualcosa in più sui collegi e nella ripartizione. Gli unici in coalizione sono quelli del centro destra. Ma anche qui, a leggere i programmi di Berlusconi e di Salvini, si capisce che il loro stare insieme è tattico e non strategico. Il capo di Forza Italia, che non ha più l’energia di un tempo, che non somiglia affatto alla ballerina sanremese dello “Stato Sociale”, non si augura di superare il 40 per cento e di ottenere una maggioranza parlamentare con i soli voti della sua alleanza. Lui non reggerebbe un governo litigioso e di ampia minoranza nel Paese. Tajani, da canto suo, è Presidente del Parlamento europeo ed è uno dei nuovi capi dei popolari. Certo non gradirebbe essere picconato continuamente da Salvini su euro, immigrazione e patto di stabilità.

Dunque, anche a vedere la presentazione dei candidati e delle liste, si capisce plasticamente che tutti corrono da soli. Il voto che viene richiesto è sul singolo simbolo di partito. La legge elettorale, il “rosatellum”, non me la sento di usare la “R” grande, perdonatemi, è palesemente anticostituzionale.

Si dice sempre che se c’è una legge che dev’essere stabile è quella elettorale, proprio per evitare che si confezionino sistemi ad hoc. Esiste, per questo, un codice di buona condotta del Consiglio d’Europa, datato 2003, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che dice che un anno prima delle elezioni non si devono fare leggi elettorali.

Una ovvia regola prudenziale come è questa implica che ci sia qualcuno a vegliare sulla sua applicazione. Ma in Italia non si è vegliato. Semplicemente, il parlamento, ha girato la faccia dall’altra parte.

Dopo la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il porcellum (anche qui “p” piccolissima), che secondo la Corte aveva rotto il rapporto di rappresentanza tra eletti ed elettori, ci si sarebbe aspettati che il Parlamento regolarizzasse la situazione.

Corriamo il rischio – fondatissimo – di eleggere un’altra volta il Parlamento con una legge illegittima, dovendo poi digerire la beffa di un’eventuale sentenza della Corte che non servirebbe a nulla.

Tornando alla politica pura, la cosa finirà più o meno così. Tutti correranno (da soli) poi vi sarà un voto parzialmente inutile. Il Presidente della Repubblica sarà chiamato ad una mediazione estenuante. Ne verrà fuori un governo di compromesso che non piacerà a nessuno, tranne che a pochi. Aumenterà la disaffezione e l’incazzatura della gente.

Ma, da tempo, penso che sia tutto calcolato, persino i livelli così alti di astensione. Fanno, drammaticamente, parte del gioco di una democrazia malata.

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