DI MARISA NON SAPEVO GRANCHÉ. MA UN MUSICISTA NON MUORE MAI

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Di Marisa non sapevo granché. 

Sapevo quello che sentivo dire in giro, che fosse una persona speciale, un’ottima insegnante, umana e carismatica, e che trasmettesse tanto ai suoi allievi, una che si spendeva per i suoi allievi, una che era amata per il suo modo di donarsi e di crescere generazioni di giovani musicisti nell’amore per quella disciplina artistica meravigliosa che è la musica.

La musica come insegnamento di vita e come modo per vivere meglio.

Perché la musica è questo. Non è business, non è Rovazzi che fa la pubblicità della Girella della Panda e delle Big Babol (beato lui che non avrà problemi a pagare le bollette per i prossimi mille anni).

La musica è AMORE. Amore per lo studio, amore per lo strumento, amore per la melodia che ti attraversa e ti porta in una dimensione diversa da quella terrena, intrisa solo ormai di politica, polemiche, odio generalizzato dietro a delle tastiere di pc e soprattutto una marea di cazzate buone solo a farci perdere le ore a discutere del nulla più totale.

Chi suona, chi dedica la propria vita, l’intera vita, a studiare quest’arte sublime ha un animo diverso, coltiva il bello che c’è nel mondo, il bello che c’è in se stesso, e ad un certo punto nasce l’esigenza di trasmettere queste sensazioni, non soltanto esibendosi ma soprattutto cercando di trasferire , a chi ne è attratto ma anche a chi si avvicina solamente per curiosità, la BELLEZZA dell’essere musicista e del fare musica.

Si, perché fare musica abbellisce, ascoltare musica migliora, insegnare musica arricchisce.

I musicisti sono persone che quando guadagnano mille euro suonando si sentono ricchissimi, perché non ci possono pensare che la loro musica, il loro animo, possa anche avere un ritorno in termini economici…

I musicisti quando insegnano non lo fanno per i dieci euro ad ora che non gli servono nemmeno per fare cinque litri di benzina nella loro macchina scassata, lo fanno perché AMANO quello che stanno trasmettendo, perché amano il fatto che qualcuno possa da loro apprendere quei concetti che fanno stare meglio, che fanno crescere, che non fanno pensare a come fregare il prossimo alle prossime elezioni ma ti scavano dentro, alla costante ricerca di te stesso, cercando di capire che cosa è quella sequenza magica di note che ti fa uscire le lacrime, smuovendoti chissà quale meccanismo nel tuo intelletto o in quello di chi ti sta ascoltando.

Ecco, mi piace pensare che Marisa fino all’ultimo, fino al suo silenzio forzato in un letto, abbia continuato a “suonare” dentro di se le note che la facevano stare bene e che hanno fatto stare bene tutti i suoi allievi.

Mi piace pensare che Marisa si sia staccata dal suo corpo che l’ha tradita troppo presto in una sinfonia di note sublimi, sorridendo e lasciando a quei fortunati ragazzi che l’hanno avuta come insegnante tutto l’amore che lei ha coltivato dedicandosi alla musica.

Ogni musicista che ha amato la musica e che lascia questa terra non muore mai completamente.

Lascia un bel ricordo, lascia delle note che sono nell’aria ma che continueranno ad essere ascoltate da qualcuno.

Un musicista non muore mai.

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