Aspettiamo il risultato delle urne, i sondaggi fino a un certo punto.
Al di là della scontata attesa del risultato elettorale di marzo l’obiettivo politico di Gianni Rosa è quello di “vedere se il sistema Basilicata regge dopo il 4 marzo”.
Il sistema Basilicata lo identifica con la maggioranza di centrosinistra. “Io metto insieme Pd e Leu, per me non fanno differenza, insieme alle scorse politiche raggiunsero il 36 per cento. Sarà importante capire oggi, messi insieme, che cosa ereditano di quel consenso. Se la percentuale resiste siamo i primi a doverci interrogare sulle strategie future. Ma se la riducono…”.
Lo sguardo lungo è sulle regionali d’autunno. Sono in molti, del resto, che ragionano sul doppio step, in uno stato di prolungata campagna elettorale.
Classe 1965, da dieci anni in consiglio regionale, in corsa con Fratelli d’Italia per un seggio al Senato (lista proporzionale), Gianni Rosa non nasconde un po’ di delusione se il ragionamento sulla dinamica dell’opposizione si sposta sui 5Stelle.
Se gli chiedi perché l’ondata degli stellati anche in Basilicata abbia scavalcato la rappresentanza del dissenso di chi come lui, ogni santo giorno, non ha mai smesso di andare contro, incarnando l’opposizione per eccellenza in una regione storicamente a forte pressione consociativa (bypassando sulla capacità di Antonio Luongo di mettere tutti allo stesso tavolo ed essere interlocutore anche dei Taddei e dei Viceconte), Gianni Rosa risponde:
“Chi grida è uno solo, Grillo, gli altri sono dei fortunati. Io ho attaccato costantemente la gestione del potere regionale riuscendo a costruire un partito che oggi si è affrancato da quel gruppo che noiosamente si vuole ricondurre a una semplice eredità di An (da cui Rosa proviene, originariamente legato a Gasparri, ndr) o, fuori da ogni attualità, continuare a chiamare fascismo.
Essere di destra non significa essere fascisti. Ci sono tantissimi giovani nostri militanti, uomini e donne, che non si sognerebbero mai di fare il saluto romano. Fatto salvo un sistema valoriale in cui mi riconosco, si contano sulle dita della mano le volte in cui ho preso posizione su questioni ideologiche.
D’altra parte molti di An hanno preso strade diverse, oggi c’è chi è in Forza Italia, o nella Lega. E io, che sono passato dal Pdl, andai via per dissenso, oltre che su Berlusconi, proprio con persone come Taddei e Viceconte che oggi ritrovo alleato nel centrosinistra. Io non mi sono mai spostato dalla mia coerenza.
Questo scandaloso matrimonio è in fondo l’effetto di lunghi anni in cui governo e opposizione in questa regione sono stati la stessa cosa”.
Eppure di quel periodo Rosa riesce persino a trovare un motivo di comprensione, “perché fare politica significa fare delle scelte e alla fine bisogna mettersi attorno a un tavolo e ragionare”.
Nessuna attenuante riconosce invece alla politica dell’attuale governatore lucano, Marcello Pittella. “Guardate a come ha trasformato i CDA degli enti. Con la scusa della spending review ha introdotto la figura dell’amministratore unico che
rappresenta un forte deficit di democrazia e di controllo. Prima c’era una bella spartizione delle nomine, certo, ed era già la degenerazione di un meccanismo nato per tutelare le diverse rappresentanze. Ma oggi abbiamo un solo capo, Pittella, e tutto è riconducibile a lui. Tutti rispondono a lui e solo a lui. Nessuno può più controllare cosa succede. In consiglio regionale sì e no arriva qualche bilancio”.
Gli assetti futuri sono tutti da costruire, perché se dalle urne si attende di capire la tenuta del centrosinistra è anche nella grande alleanze del centrodestra che si conteranno le preferenze dei singoli partiti. Ma Rosa reagisce sulla specificità del partito della Meloni. “Salvini? Grida di più. Ho imparato a smorzare la violenza di chi attacca, la serietà di una proposta politica alla fine paga. Sto ricevendo molti messaggi, molti giovani, mi contattano, stanno con noi, fuori da ogni meccanismo clientelare”.
Sul grande tema dell’immigrazione dice: “Il problema è la sofferenza delle famiglie italiane e la mostruosità di un iter amministrativo che tra commissione di prima istanza e ricorsi successivi lascia per sette, otto anni un profugo nel limbo dell’attesa per il riconoscimento della legittimità del suo status.
Nel frattempo la sua permanenza – ripeto di sette, otto anni – ha un costo per lo Stato. Alla fine dell’iter se la richiesta viene respinta il profugo diventa clandestino e come lo becchi più? Guardiamo Potenza, è aumentata o no la prostituzione? Lo spaccio è aumentato o no? Basta farsi un giro per il lungo Basento o dalle parti della caserma Lucania”.
Potenza, capitolo sensibile. “De Luca aveva la possibilità di essere il nostro leader proiettato in avanti. Abbiamo un partito in crescita, più andiamo avanti e più c’è spazio. Se si fosse dimesso all’indomani del dissesto avrebbe avuto un successone elettorale. Noi abbiamo dimostrato di saper mettere alla porta chi ci ha tradito, ma ormai è roba passata, ho metabolizzato. Guardiamo avanti”.
Commercialista (come la moglie), padre di tre figli, Gianni Rosa si concentra sulle ultime settimane di campagna elettorale girando la Basilicata il più possibile. “Lo sai quanto il partito ci ha messo a disposizione? Zero. Io per fortuna ho il mio lavoro e posso dare lavoro ad altre persone, al mio studio lavorano sette persone. Ed è anche giusto che essendo io consigliere regionale mi faccia carico delle spese. Ma sono un libero professionista e nessuno mi tiene il posto in caldo. Perciò quando sento qualche mio collega 5stelle in consiglio regionale che per fare politica sta comodamente in aspettativa…bello così”. ]]>