CARI (SOCIAL)DEMOCRATICI LUCANI

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Il solomonico intervento direzionale del Segretario Polese, infatti, al netto di qualche ammiccamento al leitmotiv pre-elettorale (populismo is the new black), ha avuto il merito di:

  1. “tavorizzare” i dissidenti (bravi a deporre le armi);
  2. ripristinare l’idea di partito come organo collettivo (magari con una piccolissima inclinazione alle fasce più deboli della popolazione che per sostenere i confindustriali ci dovrebbero essere già gli altri);
  3. spostare una buona volta l’attenzione sulle responsabilità comuni e indivisibili piuttosto che su quelle individuali;
  4. aprire il dialogo alle altre anime della sinistra (non proprio un “torna a casa, Leu” ma un ramoscello d’ulivo che si sa, a D’Alema l’ulivo piace);
  5. staccare la spina a tutte le unioni imbarazzanti createsi nel periodo delle larghe intese.
  Al party direzionale, però, tra applausi, commozione e baci, mentre lo “status quo” prendeva possesso della pista sulle note di “Simme democratici, paisà’“, grande assente è risultato essere proprio il rinnovamento che gli elettori avevano con forza richiesto il 4 marzo.   Ed il bello è che, in pieno clima Vienna 1814, visti gli ultimi tempi, restaurare più che innovare è sembrata a tutti la soluzione migliore. Così, in attesa dei prossimi eventi, mentre cantiamo in coro “Chi ha avuto, ha avuto, ha avutochi ha dato, ha dato, ha datoscurdámmoce ‘o passato”… mi rendo sempre più conto che  “la mia generazione fa rivoluzioni che non fanno male”. Eh sì, la strada verso Novembre è ancora lunga!]]>

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