Scaltro, ambizioso, lungimirante e capace: chi è il padre al centro dell’inchiesta della Procura di Potenza sui maltrattamenti nella casa di riabilitazione di Venosa. Padre Angelo Cipollone da Venosa incarnava fino a ieri l’idea di una psichiatria liberata da pregiudizi e coercizione. Mai un sospetto. Una psichiatria vota al recupero del dis/abile attraverso il progetto condiviso della comunità, dello stare insieme (modello recupero dei tossicodipendenti, ma qui più difficile per i limiti cognitivi di molti pazienti). Un progetto sperimentato e cresciuto nel corso degli anni, con l’esperienza della pratica ma anche con le relazioni giuste. Padre Angelo aveva fiuto, ambizione e anche una sufficiente dose di narcisismo supportato da adeguata cultura, intellettuale e d’impresa. Era partito dalla casa dei padri Trinitari di Venosa, poi aveva concepito l’enorme investimento dell’istituto di Bernalda, quasi un paese nel paese: case aperte all’accoglienza e alla cura di uomini e donne, giovani e anziani malati o diversamente abili, sottratti al buco nero dell’isolamento casalingo e consegnati a un programma di seconda possibilità non solo fisico-psicologico ma anche e innanzitutto esistenziale, di vita. I Padri Trinitari di Venosa e Bernalda rappresentavano questa preziosa certezza. Chi entrava negli istituti che gestivano poteva contare su un piccolo mondo fatto di sarte, artigiani del legno, ceramisti, disegnatori, cuochi. I laboratori pieni di vasi e campanelle e ciotole di argilla lavorate, smaltate e disegnate erano i luoghi di emancipazione e nuova abilità dei ricoverati. I pazienti impegnati, le famiglie tranquille. É così che molti hanno conosciuto Padre Angelo Cipollone, al quale eri portato a rivolgerti con un istintivo “tu” per l’adesione immediata al progetto che incarnava. Esponente di una Chiesa operosa che sapeva stare nel mondo. Un mondo scrutato nelle opportunità, colte e restituite. Scaltro, sapiente, un manager dell’ausilio benedetto dalle molteplici relazioni intrecciate al di qua e al di là del Tevere. Niente poteva far immaginare il piccolo mondo squallido e violento fatto emergere dalla Procura di Potenza che ha supportato le ordinanze restrittive con prove audiovisive. Per Padre Angelo ha stabilito il divieto di dimora sia a Venosa che a Bernalda. Quali siano le responsabilità a suo carico sarà oggetto di discussione giudiziaria. Ma oggi va in frantumi un’idea, una certezza, una speranza. Per i malati una liberazione. Per le loro famiglie e per tutti quelli che ci hanno creduto un colpo da ko. ARTICOLI CORRELATI L’ORRORE, LO SDEGNO, LA SPERANZA – di Ugo Maria Tassinari ]]>