Pensieri e azioni irriverenti e molto poco serie di due “amirelle” (ndr amichesorelle) Questi pensieri sono dedicati con fastidio e disillusione al principe azzurro, cioè quello che noi abbiamo immaginato essere quella specie di pinguino rigido che ci ha attese all’altare (della presunzione del tight applicata ad un uomo sotto il metro e 70 ne parleremo in altra sede, lì più che pinguino diremmo trattasi di Barbapapà o Barbabarba qualora ci siano evidenti problemi di irsutismo). Sì, il principe azzurro, quel bel tomo che instillano nel nostro immaginario di bambine fin dalla nostra più tenera età e che vagabonda nei nostri pensieri in calzamaglia bianca aderente, che solo Roberto Bolle potrebbe permettersi, corpetto celestino laziale tutto “tempeshtato” di ricami dorati, cappellino in tinta con piuma di pavone bianca che dev’essere appuntata con un spillone fisso nell’unico neurone posseduto, evidentemente, perché non si muove mai – eppure sale e scende da cavallo bianco, bacia, prende la malcapitata tra le braccia…insomma principeggia – unico neurone dicevamo: solo uno con un neurone a disposizione potrebbe andare in giro vestito così e sperare di essere preso sul serio. Quanto al vivere per sempre felici e contenti…sì, va bè… Ora, perché proprio debba essere azzurro ‘sta specie di principe delle favole che ci raccontano non è chiarissimo. Il “principe charmant o charming” come lo chiamano i francesi e gli inglesi è incantevole per ruolo ma non è colorato. In Italia smette di essere incantevole, e dovrebbe essere già un grave indizio per noi fanciulline, e diventa azzurro. Ma non un azzurro cielo limpido di quelli meravigliosi senza nuvole, quelli di fine estate o di maggio per capirci, no: un celestino chiaro chiaro slavato che lo schizzo di fango del cavallo subito si nota sul corpetto..signora mia…e la macchia di fango è dura a venir via…lascia l’alone! Pare che il motivo dell’azzurro sia da ricercarsi nel fatto che questo sia il colore tradizionale della casa di Savoia e che azzurra fossero l’uniforme con la quale il principe di Napoli Vittorio Emanuele si presentò alla futura sposa Elena del Montenegro (che sposò nel 1896…momento quark) e i suoi occhi. E dunque dopo che abbiamo incontrato il principe più o meno azzurro e siamo state talmente tanto incoscienti da consigliargli pure il tight e “busciarde” al punto da dirgli che stava di un bene…dopo che ci rendiamo conto che il vissero per sempre felici e contenti è solo la fine della favola di cenerentola e che il “the day after” è una serie interminabile di days in cui l’azzurro diventa via via grigio, ci tocca sperimentare le strategie di sopravvivenza che, insieme alle favole, le nonne serie hanno ci hanno comunicato strategicamente. Se bastasse un manuale di sopravvivenza, più che acquistarlo occorrerebbe scriverlo, perché un’impresa del genere meriterebbe l’opportuna divulgazione così come si conviene ad una scoperta scientifica. Filosoficamente non si tratta di resistere. Sarebbe una roba horror, una guerra dei Roses dove difesa ed offesa occuperebbero gran parte del vostro tempo, solo a pensarci davvero uno spreco, a parte il notevole dispendio di energie. Certo, si otterrebbe il medesimo vantaggio di una dieta ma, detto tra noi, si sopportano meglio i sacrifici rappresentati da snack ipocalorici sotto forma di mattonelle Lego e i 4567 squat del personal pagato profumatamente per arrecarvi dolore, che preparare un piano d’attacco quotidiano peraltro continuamente da rimodulare. Perché a noi donne piace attaccare più che difendere, diciamolo francamente.L’attacco ci affranca, ci gasa…ma su questo esistono altre 1001 teorie. Tornando alla resistenza, armarsi di pazienza Zen, se proprio avete deciso di sopravvivere ad un uomo sposato che è pure il vostro (sadiche oltre che autolesioniste) rappresenta l’unica scelta percorribile. Sì, perché già l’uomo sposato di un’altra può garantire una raccolta di informazioni preziose (ovviamente per il manuale, non vi illudete), ma la vera prova, la regina di tutte le sfide rimane quella che vi proclama Ninja del vostro matrimonio e similari. Quindi non resistenza ma resilienza, che fa pure fighe attualmente, soprattutto se vi viene d’usarla mentre la vostra estetista vi sta asportando il callo dal mignolo, fidatevi, meglio del Santo del giorno (il callo al pondolo duole di più, ma sul mignolo va forte la tredicina al Santo gigliato che se ci sapete fare trova conforto pure nella estirpatrice). Il primo postulato riguarda la comunicazione. É il vero punto di forza del rapporto a due e se dura da tanto e di certo siete al punto in cui è più frequente che parlate da sole, sappiate d’essere abbastanza allenate con il vostro ego, l’unico a darvi ragione. E poiché “se vi accorgete di non ottenere quello che volete, cambiate quello che state facendo”, occorre che questo diventi il vostro mantra. Mal che vada, il “vaffa” diventa subito il secondo, ma per questo vi rimandiamo alla puntata precedente. Risolta la parte più ostica della vita a due, è evidente che tutto scivolerà liscio come quando imbarcate con il piede la saponetta al fiore di loto uscendo dalla vasca da bagno (occhio alle capocciate) In sintesi, si annoia ad accompagnarvi per vetrine? Comprendiamo che con grande generosità avreste voluto garantirgli ad ogni spunta dell’estratto conto della sua carta di credito il ricordo di quel momento, ma il troppo è come il poco, storpia e quindi perché esagerare? Ma allora, a molte verrebbe da dire, ma che rapporto è quello in cui manca la condivisione di tutto ciò che… piace alle donne? Vabbè, ma il titolo era come sopravvivere ad un uomo sposato, non come andarci d’amore e d’accordo! Enjoy! Tante care cose dalle Sòreche (ndr sorelle amiche)]]>