Carlo Rutigliano spiega la candidatura a città dello sport 2021
“Che poi qui c’è il clima ideale, d’estate dico, quando altrove ci sono quaranta gradi, qui puoi fare tutte le gare sportive che vuoi”.
Invertire la rotta, trasformare il punto di debolezza in forza, sfruttare la radicalità del pregiudizio per dare forza all’impatto della sua sovversione. Se Potenza è la città fredda per eccellenza, la città della neve (e neanche più tanto vero) in compenso d’estate è una città climaticamente ideale, fresco e zero zanzare.
Ecco dunque che, mentre la gioia collettiva per la vittoria del Potenza traina la speranza, arriva il progetto dell’associazione Esse di Carlo Rutigliano.
“Potenza può farcela, può diventare la città europea dello sport nel 2021. Il clima gioca la sua parte, ma non è solo questo e soprattutto non ditemi che stiamo rispondendo a Matera2019, sono anni che faccio battaglie contro lo spezzatino campanilistico.
È ragionando in termini di asset di un territorio, che in questo caso è anche il capoluogo lucano, e di partecipazione emotiva e condivisa a un progetto – rispettoso di una vocazione naturale – che possiamo supportare un’idea sulla quale ho già trovato adesione ed entusiasmo”.
Carlo Rutigliano, 28 anni (dunque non si sa se chiamarlo giovane o ragazzo) appartiene a quella generazione che vuole dalla politica la risposta ai bisogni oltre che la tutela dei diritti. Politica a sinistra (dal Pd a Leu, tra gli Speranza boys), “perché dire di stare a sinistra ancora ha un valore. È un inganno sostenere che il nuovo che avanza, anzi che è già avanzato, sia il superamento della grande distinzione ideale, destra/sinistra, che è poi un diverso modo di intendere la vita e le cose del mondo.
Le grandi istanze sono rimaste intatte, il modo di interpretarle e di rispondere ad esse è evidentemente mutato. E dopo il 4 marzo non basta più cambiare l’arredo della casa, dobbiamo proprio cambiare palazzo”.
Se planiamo su Potenza, bisogna capire se è la contemporaneità che ha un problema con la modernità o la modernità ad avere un problema con la contemporaneità. La differenza concettuale Rutigliano la spiega parlando di quella dimensione del capoluogo lucano che la rappresenta (oltre che come città della neve) anche come città dei timbri.
“La città della pubblica amministrazione è il primo asset su cui convergere lo sforzo radicale di innovazione. È stata l’economia digitale della gestione dei dati a dare valore alla Finlandia più del petrolio della vicina Norvegia. Il che – attenzione – non significa dire banalmente no alle estrazioni in Basilicata. Questo però è un altro discorso e non lo facciamo qui.
Mi preme dire che l’apparato sistematico di Potenza deve diventare la base da cui partire per interpretare il cambiamento. È un tema complesso se si pensa che nella pubblica amministrazione solo il 7 per cento è under 35. La cittadinanza elettronica deve significare, nella nostra contemporaneità, non semplicemente avere una nuova carta d’identità e poter fare una domanda on line, ma avanzare con la ricerca, mappare e utilizzare i dati come condizione attrattiva d’investimento dell’impresa digitale. In fondo iniziammo con il piano Basitel di Filippo Bubbico.
Vorrei meno start up che non sappiamo che vita avranno e più spazio a una nuova formazione che trasformi i giovani da spettatori in attori.
La mia generazione in questa regione non è esente da responsabilità. Molti parlano a immagine e somiglianza di chi li ha “creati” politicamente. Dunque abituati all’attesa e alla protezione di un sistema politico che ormai non ha più la forza di far scattare il tuo turno come per decenni è stato.
I 40/50enni hanno il problema di autotutelarsi rispetto al tempo del loro futuro. E così gli organismi intermedi parlano ai bisogni di questa fascia. Noi siamo fuori, la generazione immobile di cui nessuno si preoccupa. Ma non bisogna rottamare le persone, come voleva fare Renzi. Bisogna rottamare i metodi”.
“A Potenza siamo giunti al massimo della crisi, no?”, dice Rutigliano. “Dunque ora è fisiologico ripartire, orientando la spinta di mobilitazione cittadina, esattamente come è successo a Matera, su un’idea che possa attrarre, essere sentita come scommessa possibile.
Perciò ho pensato a questa candidatura. Dovremo preparare un dossier, fare un check di cosa significa e ha significato lo sport in questa città. Possibilmente senza retropensieri politici d’appartenenza. Il nuovo lungo Basento non è male, mi piace, i potentini si sono riappropriati del loro fiume. Che poi se trovi la strada giusta le cose arrivano una dietro l’altra. Il fiume può essere la traiettoria lungo la quale spostare la vita del tempo libero della città. Una bella cosa, no? È già successo in altre città”.
Così finirebbe anche un altro standard potentino, quello della città verticale.
Spazio ai sogni. Che a volte rischiano di realizzarsi.
DALLA STESSA AUTRICE NOI PITTELLA NEL SUD AL CUBO]]>