“Ti invito al viaggio
In quel paese che ti somiglia tanto
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
Hanno per il mio spirito l’incanto
Dei tuoi occhi quando brillano offuscati
Laggiù tutto è ordine e bellezza
Calma e voluttà
Il mondo s’addormenta in una calda luce
Di giacinto e d’oro
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
Arrivati da ogni confine
Per soddisfare i tuoi desideri
Le matin j’écoutais
Les sons du jardin
La langage des parfums des fleurs“
Ci sono dei libri che, a differenza di altri ci accompagnano per mano dinanzi ad una definizione. In questo caso la definizione che abita nelle pagine del libro di Sergio Ragone appare pura, spogliata da ricercati giri di parole per lentamente, successivamente, raggiungere il centro quindi il senso degli argomenti trattati.
L’immediato contatto con l’altro che ricerca l’altrove, con la stessa esigenza dell’autore, l’immediato costruito nelle domande rivolte dirette ai molti che hanno, nei dialoghi raccontato impressioni e visioni, suggestioni e colori, è l’ingresso primo nel mondo “nudo” di Sergio Ragone.
Un libro come un mosaico di memorie e di contrasti, sospeso in un cassetto di tempo orizzontale e verticale, un libro di cartoline spedite in un vicolo pieno di futuro in una mattina di fine estate, indirizzate agli occhi di chi non conosce bene il guardare, l’osservare, il respirare e l’andare.
In questo modo l’ho attraversato, il libro di Sergio Ragone che, apre il suo viaggio con una bella prefazione di Angelo Mellone e che accoglie i sorrisi, i ricordi e le impressioni dei tanti nomi presenti nel testo.
#VediMaratea passeggia, in una fotografia e ferma una terra, la geografia e la storia, la scena consegnata ad un riflettore che inizia uno spazio e ne suggerisce un altro, una domanda ricercata sul tavolino di un bar, affacciato al passato e al futuro nello stesso istante, con le carte scoperte in mezzo al presente dai passi di chi da queste parti ha “cucito“ le vele nei venti di un orizzonte.
È un testo che, come il suo precedente, #Potenzavisibile, si misura e si specchia nel concetto dell’osservazione, intesa anche come predisposizione necessaria e quasi posturale verso l’intorno e lo sfondo.
Maratea visibile ti vedo, nelle pagine del libro, vedo gli scrittori in piazzetta (Calvino, Pavese, Bassani) gli attori negli alberghi, il porto non ancora luogo dove arrivava l’Italia che faceva l’Italia mentre il progresso passava nei colori dei canali televisivi, luogo ricercato negli angoli dall’autore che, assetato cerca un bicchiere di cielo guardando la luna tra le braccia del Cristo, proprio lassù in montagna, dove in alto ci si sente più forti con gli occhi pieni di mare.
È un testo di voci che dipingono in modo diverso lo stesso quadro, partendo da destra o da sinistra, dalle montagne o dal mare, è un testo di tasselli che diventano una parola incastrata nella storia, nella cultura e nell’identità, che sente sulle “giacche“ il profumo della terra raccontata dai poeti e che nello stesso tempo vuole camminare nei capitoli successivi di una scena veloce mantenendo ferme le onde di un luogo ricco di cultura e di bellezza.
Sono dialoghi interni, mi piace definirli così, racconti e volti, come polaroid esposte su muri di città ideali e alte, sognate forse sul vetro di un finestrino che ci consegna il mare dopo la curva, sono pagine di diari personali regalati ad altre pagine che ricordano un libro, un piatto e un brindisi alla fine dell’anno, dove la scena diventa attenzione rivolta e finalmente nome.
Si sente il tempo nelle pagine del libro di Sergio Ragone, il suo cercarlo per poi indossarlo e forse postarlo, così, tanto per essere anche lui tempo in questo luogo che ha sempre giocato con lo stesso, rimanendo lì, dolce e ruvido nell’accogliere a volte con diffidenza prima, il transito delle misure e delle culture.
Tanti chilometri senza un lungomare, la piazzetta, le spiagge nascoste, Maratea obbliga all’attenzione e alla ricerca per chi vuole attraversarla davvero, per questo è bella, oggettivamente bella, ed il suo esserlo sposa, forse in una delle 44 chiese l’idea di viaggio, inteso nel senso più ricco, quello della scoperta anche sofferta di un punto magari in alto da cui sentire il visibile che si manifesta negli occhi di chi, in quel punto alto ci è voluto arrivare davvero.
#VediMaratea è un libro che parla di territorio, che lo esplora da ogni angolazione e vuole farlo, che lo ferma nel desiderio di vederlo volare. È una pellicola che racconta tante storie e che cerca, nei colori spesso raggianti di queste di raccontarne una sola, la nostra.
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