TRE DOMANDE A PIER PAOLO PASOLINI immaginate da MAURA LOCANTORE
Immaginiamo di incontrarlo a Matera, è seduto al tavolino di un bar nei Sassi, camicia bianca, occhiali scuri e un panama bianco che un po’ gli nasconde il viso.
Maestro il set del Vangelo II Matteo è del 1964, lei ancora una volta è stato un precursore. Immaginava all’epoca per Matera un futuro così legato ai set cinematografici?
Assolutamente non immaginavo nulla di quello che sarebbe accaduto. Non solo a Matera ma nemmeno ai suoi abitanti. Io non mi affido all’immaginazione, ma ai fatti. Quando ho girato il Vangelo a Matera, i fatti erano chiari. In Palestina non c’era nulla che potesse “evocare” storicamente Gesù. Matera per me non era semplicemente un set, ma la storia ferma ad un punto preciso, quello della civiltà preindustriale. Oggi è un’altra faccenda. Matera è luogo di sfruttamento turistico e non c’è cultura. La cultura contadina.
Nel Cristo in bianco e nero, nel volto di sua madre, si specchiano oggi le immagini orrorifiche del Cristo di The Passion due uomini in croce diversi ma sempre uguali o lo stesso uomo in croce ma sempre diverso?
L’uomo è sempre lo stesso. È differente il legno della croce o la croce stessa. Oggi per raccontare il Vangelo c’è bisogno di suscitare l’orrore, a me è bastato manifestare e condividere sullo schermo la pietà.
Maestro cosa era Matera per lei? Cosa è rimasto oggi?
Per me Matera è stata la scoperta della storia che si era fermata all’uomo, alla cultura contadina, alla purezza preindustriale, al mondo arcaico. Oggi Matera mi appare sempre più un luogo altro, sospeso tra ciò che è stato e ciò che dovrebbe essere, ma un luogo dove si annidano in altra forma le detestabili spire del conformismo borghese.
Maura Locantore, è tra i maggiori studiosi di Pier Paolo Pasolini in Italia; ha organizzato e curato, in occasione del quarantennale della morte di Pasolini, il convegno internazionale dal titolo “Pasolini Classico Contemporaneo” ricevendo il patrocinio e la menzione della Commissione Ministeriale presieduta da Dacia Maraini. È Dottore di Ricerca in Letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università degli Studi della Basilicata.
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