La Luna: perché senza di lei non ci saremmo.

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Lo so bene! —esclamò il vecchio Qfwfq, — voi non ve ne potete ricordare ma io sì. L’avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand’era il plenilunio — le notti chiare come il giorno, ma di una luce color burro —, pareva ci schiacciasse; quand’era luna nuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a luna crescente veniva avanti con corna così basse che pareva lì lì per infilzare la cresta di un promontorio e restarci ancorata.”

Così, l’incipit di Calvino al racconto La distanza della Luna ne Le Cosmicomiche. Il suo scopo era quello di esporre, in chiave letteraria, la teoria di Sir George H. Darwin (uno dei figli del più famoso Charles) volta a spiegare la variazione, nel tempo, della distanza media della Luna.

Già! Perché la Luna, fra imprevedibili ghiribizzi, mediamente si allontana da noi, in maniera irreversibile. Il fatto è che l’attrito dovuto alle maree ne rallenta il moto di rivoluzione, le fa perdere energia e, di conseguenza, la spinge su orbite sempre più distanti dal Pianeta. Per la stessa ragione, il moto della Terra attorno al proprio asse rallenta progressivamente.

Le nostre singole vite, e finanche la Storia che siamo finora riusciti a ‘mettere da parte’ sono troppo brevi perché l’effetto sia percepibile. Ma osservazioni geologiche e calcoli complessi portano a congetturare che circa settecento milioni di anni fa la distanza della Luna fosse inferiore a quella attuale di oltre quindicimila chilometri, mentre la durata del nostro ciclo giorno-notte non superasse le 22 ore.

È legittimo, a questo punto, chiedersi come andrà a finire. Ebbene, nonostante i modi e i tempi siano affatto imperscrutabili, la conclusione è certa. Lo sappiamo perché lo abbiamo già visto accadere altrove: ad esempio nel sistema Plutone-Caronte. ‘Laggiù’, dove il Sole appare piccolo piccolo, essi rivolgono l’un l’altro sempre la stessa faccia. E sarà questo anche il destino finale del sistema Terra-Luna. Quando accadrà, la Luna, a eventuali, improbabili, spettatori umani apparirà di dimensioni molto più ridotte, e il ciclo giorno-notte durerà 960 ore: quasi quanto un mese e mezzo attuali. Da una faccia del Pianeta, Selene sarà sempre visibile e completerà le sue quattro fasi in un solo giorno. Sull’altra, invece, non apparirà mai. Se, come specie, riusciremo a sopravvivere, immagino che da una parte all’altra della Terra si organizzeranno viaggi per andare a vedere la ‘palla bianca’ che rotola nel cielo e fa innamorare!

Ma un’altra cosa è certa. Senza la Luna la biosfera non sarebbe così come la conosciamo. E, probabilmente noi non ci saremmo. Le stagioni sono dovute al fatto che l’asse del Pianeta è inclinato, rispetto al piano su cui esso compie la sua rivoluzione attorno al Sole, di circa 23,5 gradi. E tale angolo, a meno di variazioni dovute al moto di precessione (simile a quello di una trottola che inizi a rallentare) che ha un ciclo di 26mila anni, è estremamente stabile. Cosa che, ad esempio, non accade con pianeti vicini quali Marte e Venere, privi di un satellite, e quindi soggetti con facilità a ribaltamenti dei poli.

La Luna, insomma, è molto più di un gioiello che decora le nostre notti di viaggiatori inconsapevoli del Cosmo. È vitale, oltre che bella. Proprio come un vero amore. Oltretutto, noi (e per ‘noi’ intendo l’intera specie umana, sin da che se ne ha memoria) abbiamo avuto una ulteriore fortuna: siamo capitati nell’Era in cui essa si trova a una distanza tale da rendere il suo diametro apparente (di mezzo grado d’arco: pari a quello di una moneta di un centesimo tenuta ‘a un braccio’ dagli occhi) uguale a quella del Sole. E ciò è causa del suggestivo fenomeno delle eclissi così come le osserviamo da sempre.

Ancora, la Luna, è indispensabile all’esistenza dell’ecosistema per le conseguenze che su di esso hanno i fenomeni mareali; per la luce che offre ad alcuni vegetali durante la notte; per l’orientamento di molte specie animali, fra i quali alcuni pesci, spinti dalla luminosità a salire in superficie per nutrirsi di plancton (cosa che i pescatori sfruttano, per ingannare e catturare il pesce azzurro, utilizzando le cosiddette ‘lampare’); infine, per il buon funzionamento di tanti altri ‘meccanismi’ utili alla Vita.

Eh! La Luna la Luna…

Conclude Calvino: “Era il dolce ritorno, la patria ritrovata, ma il mio pensiero era solo di dolore per lei perduta, e miei occhi s’appuntavano sulla Luna, per sempre irraggiungibile, cercandola. E la vidi. Era là dove l’avevo lasciata, coricata su una spiaggia proprio sovrastante alle nostre teste, e non diceva nulla. Era del colore della Luna; teneva l’arpa al suo fianco, e muoveva una mano in arpeggi lenti e radi. Si distingueva bene la forma del petto, delle braccia, dei fianchi, così come ancora la ricordo, così come anche ora che la Luna è diventata quel cerchietto piatto e lontano, sempre con lo sguardo vado cercando lei appena nel cielo si mostra il primo spicchio, e più cresce più mi immagino di vederla, lei o qualcosa di lei, ma nient’altro che lei, in cento in mille vite diverse, lei che rende la Luna la Luna e che ogni plenilunio spinge i cani tutta la notte ad ululare e io con loro.”

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