Per ‘mestiere’ devo fare molta attenzione alle parole. A quelle che uso e a quelle che ascolto. Lo faccio anche per una sottile forma di piacere: le ripeto fra me e me, scandendole con la voce interiore, le analizzo, le osservo, ne colgo i mutamenti e ne valuto l’appropriatezza, quando me ne servo per costruire una proposizione. A volte smetto di scrivere, se non sono soddisfatto di una parola, e riprendo solo dopo aver trovato quella giusta. Alcune parole, poi, a un certo punto, inizio a detestarle. E così le elimino dal mio serbatoio lessicale. Sono diverse, le ragioni che possono spingermi a una tale drastica decisione. Qui desidero esplicitarne soltanto una, la più frequente e la più insidiosa: quella dello svuotamento semantico causato dall’abuso.
Mi spiego meglio.
Le parole, a meno che non siano utilizzate in ambito poetico, sono utili solo se vanno a segno. Devono essere chirurgiche. Quando questa caratteristica viene a mancare, beh, allora tanto vale il silenzio. Una parola che può essere ficcata ovunque, a seconda della convenienza del parlante, è una parola sterile, inutile. A tale stato, ad esempio, è stato ridotto il termine STRUMENTALIZZAZIONE. ‘Strumento’ è quel qualcosa che serve a realizzare qualcos’altro. Dunque, STRUMENTALIZZARE vuol dire fare qualcosa con l’intenzione di ottenerne un’altra. E fin qui non fa una grinza. Il problema sorge quando chi denuncia di STRUMENTALIZZAZIONE qualcuno lo fa per pregiudizio, o, peggio, con lo scopo di denigrarne l’operato. Non ci sono limiti, all’abuso del termine. L’unico modo per sfuggire alla condanna sarebbe quello di non fare niente. Se non fosse che, in tal caso, si correrebbe il rischio di essere accusati di immobilismo. Senza contare che chi giudica potrebbe essere additato, a sua volta, con la stessa facilità: finanche di STRUMENTALIZZAZIONE dell’accusa di STRUMENTALIZZAZIONE. Dunque, non c’è scampo. L’unico metro, forse, è quello che misura, di un’azione, qualunque essa sia, il bene netto apportato al mondo. Altrimenti finanche il mero esistere potrebbe essere considerato STRUMENTALIZZAZIONE dell’ambiente ai propri bisogni.
Si può dunque dire che la parola STRUMENTALIZZAZIONE è stata di fatto strumentalizzata. E mi rendo conto anche che qualche malpensante, a questo punto, potrebbe ‘malpensare’ che attraverso questa breve riflessione chi scrive – ovvero Mr. G – stia cercando di strumentalizzare la parola STRUMENTALIZZAZIONE al fine di stupire il lettore. Eh sì! la faccenda in effetti è complicata e preferisco fermarmi qui.
Le parole sono belle, ma anche pericolose. Vanno maneggiate con cura, per evitare che facciano danni. E conservate con attenzione, perché non scadano fino a diventare inutili, inutilizzabili.
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