Domenica, 8 marzo 2020, ore 23:35 – Potenza
E’ stata una domenica strana, diversa. Sono stanco.
Mercoledì sera avevo qualche decimo di febbre, un po’ di male allo stomaco, nessun sintomo da raffreddore o tosse, ciò non di meno un po’ mi sono messo in allarme.
Che strani i meccanismi della mente in queste condizioni, vai a ritroso e cerchi dove, come, con chi sei stato, dove potrei eventualmente aver incrociato il virus?
Sarà stato a Roma? Chi c’era al ristorante intorno a me? Forse quei due ragazzi asiatici che mangiavano la carbonara, o magari il cameriere che avrà incontrato chissà quante persone, sono andato a letto con un po’ di ansietà.
Giovedì stavo già meglio, niente febbre, una leggera indisposizione di stomaco e venerdì stavo ancora meglio.
Normalmente già giovedì a sera sarei andato a trovare i miei figli ma questa volta no, non vado.
Domenica sera alle 23,35 sto pensando a questo: Mi mancano i miei ragazzi.
I miei figli vivono con la madre da cui sono separato da diversi anni, ci vediamo normalmente ogni giorno eppure questa volta ho preferito evitare, gli ho detto non si sa mai, facciamo passare qualche giorno e vediamo come mi sento, ma dopo 4 giorni mi mancano.
Mi manda un messaggio Gianrocco, e mi lancia l’idea di scrivere una sorta di diario a due voci dell’epidemia, bellissima idea, c’è una grande sintonia di pensiero tra noi, mi alzo dal divano e inizio a scrivere.
La mia prima, vera, autentica emozione di questa epidemia l’ho provata stamattina leggendo un post su facebook, è di Isa Grassano che scrive “…Sono lucana doc, ho il sud dentro, eppure amo il “mio Nord”, quello che mi ha accolta. … …Non lo lascio. Non scendo giù. Non sono vigliacca…” e mi smuove qualcosa dentro, mi sgorgano tre versi semplici:
Dedicato a chi non scappa
Tornerà il sole,
aspetteremo impazienti.
Come le rondini tornerete
a volare nei nostri cieli.
E allora saranno abbracci,
profumati di pane
e baci dolci
come le ciliegie.
Penso alle migliaia di vite che in questo momento condividono un’esperienza ed ecco che torna la mancanza, mi si smuove qualcosa dentro e reprimo un filo di commozione che sento nascere.
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