La notizia è di quelle che fanno discutere. Il Governo riconosce il bonus di seicento euro ai liberi professionisti iscritti alla gestione separata Inps escludendo, inizialmente, quelli che si sono affidati ad una cassa previdenziale privata (per intenderci avvocati, ingegneri, commercialisti, ecc, ecc).
E così, le “strazianti grida di povertà” di questi ultimi hanno subito inondato le bacheche dei diversi social. Le risposte sono state in gran parte ironiche e di tono unanime: “come, voi che siete i professionisti dalle mega parcelle e ricche consulenze adesso gridate al fallimento per un bonus (misero) che non arriva?”
La questione però è importante, e non solo perché 600 euro non devono essere snobbati da nessuno. Ha diverse sfaccettature che meritano una riflessione che voglio condividere con voi.
Fino a qualche decennio fa, manager e liberi professionisti, in una simile situazione, non avrebbero nemmeno pensato di muovere una protesta per un riconoscimento economico statale non arrivato. Non l’avrebbero mai fatto per il rispetto sociale che quel ruolo, acquisito con tanto studio, gli riconosceva.
Oggi però le cose sono cambiate. L’Italia è ferma. E non spinge anche perché proprio la medio borghesia (liberi professionisti, manager, professori) ha smesso di animare la vita sociale, di essere l’elemento propulsivo e dirompente del tessuto sociale ed imprenditoriale. Ha cioè abdicato alla sua funzione sociale di creazione del valore e condivisione del sapere per ripiegarsi nell’assicurare il proprio personale tornaconto dimenticando che, l’unica logica economica che può portare benessere, è quella del “win-win”, dello sforzo comune e finalizzato.
Un tempo la medio borghesia era uno straordinario motore di progresso e sviluppo. Così nascevano le aziende, i grandi studi, le società di ricerca medica. Oggi, invece, si prodiga e affanna nel sottrarre una causa, un paziente, una consulenza al collega.
Ed allora credo che, proprio i tristi fatti di questi giorni, impongono a tutti noi liberi professionisti un cambio di passo, un ritorno all’onore del ruolo. Dobbiamo abbandonare le scelte individualiste per tornare ad innescare quella dinamica di condivisione sociale che ha fatto la fortuna della nostra categoria e della società.
Ecco allora la mia sfida. Noi viviamo sulla nostra pelle, tutti i giorni, le tante disfunzioni della pubblica amministrazione di ogni livello e grado. Certo, i problemi sono tanti: troppe leggi, approssimazione, poca competenza ecc. Ma non sono insormontabili. Allora, anche in vista della ripresa dopo la crisi provocata dal post covid-19, perché ogni ordine professionale non elabora un piano per migliorare e ottimizzare il proprio settore da offrire al nostro futuro?
Ad esempio gli esperti di finanza agevolata potrebbero immaginare come snellire le procedure per la concessione di contributi pubblici, gli ingegneri potrebbero immaginare come mettere a sistema i bonus nazionali (bonus facciate, sisma bonus, etc etc) favorendo cosi il riavvio del comparto edilizia, il recupero estetico dei nostri centri e facendo prevenzione in campo sismico. Così come agronomi e geologi potrebbero pensare a come salvaguardare il nostro territorio dal dissesto idrogeologico mettendo a rendita gli immensi boschi e terreni per la produzione di biomassa, pellet. Ed ancora gli informatici potrebbero pensare a come fare della telemedicina un fattore di successo della nostra sanità visto che la bassa densità demografica non ci permette di avere presidi medici in ogni dove. Gli esperti in agricoltura potrebbero progettare una seria creazione di consorzi di produttori così da centralizzare alcune funzioni aziendali. Gli esempi come vedi sono infiniti, ma credo che adesso tocchi a noi essere e dare l’esempio. Tocca a noi provare a cercare o diventare un nuovo signor Piaggio con la sua Vespa/Lambretta o la signora Spagnoli con i suo Baci Perugina. Due dei tanti emblemi dell’Italia della ricostruzione. Dobbiamo tornare ad essere all’altezza della storia di questo nostro grande Paese.
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