CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 6 APRILE 2020

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Veronica Menchise, Vigevano, 19:26 – Accendiamolo

Accendiamolo di Veronica Menchise

Torino, ore 19:00 — Piero Bianucci

Questi giorni lunghi e brevi trascorsi in casa aiutano a mettere ordine negli armadi, nei pensieri, nella vita. E anche nei ritagli di giornale conservati. Selezionandoli per sfoltirli mi sono accorto di una cosa: un articolo sembra fondamentale quanto è fresco di inchiostro, il giorno dopo va bene per lavare i vetri. Se sopravvive per qualche caso (s)fortunato, il suo interesse rimane zero a lungo. Dopo qualche anno impercettibilmente l’articolo riprende qualche valore, e più passano gli anni più il valore aumenta. Se qualcuno lo troverà tra un secolo, sembrerà molto interessante, dopo alcuni secoli sarà un documento prezioso. Dopo un millennio sarà illeggibile e inestimabile. Così funziona l’archeologia. Basta aspettare.

Potenza, ore 8:53 – Claudio Elliott

UN VIRUS NEL COMPUTER

Non ci sono dubbi: anche nel mio computer c’è un virus (il che, dirà qualcuno, non è una novità: da quando esistono i PC, questi vengono assaliti da virus).

Ma il mio è un virus scrittore: ieri ha postato al posto mio un post non-post (ridondanza!) per il quale ho ricevuto – senza merito – elogi e applausi e belle parole. So di sicuro di essere stato impegnato a prendere il caffè e parlare con gli agenti che, segretamente, mi vengono a visitare da un paio di giorni, da me invitati ma di sicuro preoccupati di non vedere il loro unico momento di svago con la mascherina, con cane o senza cane. Ieri mattina abbiamo parlato, ho firmato due libri per il figlio di Gianfranco, con dedica molto originale, come ci si aspetta da un autore di romanzi: su uno, quello del mistero che corre su Internet, ho scritto “Buona lettura”, sull’altro, la versione per ragazzi della Divina Commedia, con gesto teatrale (sotto gli occhi sconcertati dei tre agenti, di mia moglie e di Thai, che poi si guardavano l’un l’altro come a dire “ma per chi fa questa sceneggiata?”) ho vergato “Buona lettura, di nuovo”, il che è il massimo dell’eccentricità, poi ho consegnato al padre del fortunato ragazzo i due capolavori.

Quindi non ho avuto il tempo di impostare alcun post o non-post. Allora o è stato un hacker oppure un virus, approfittando del fatto che il PC era solo e derelitto sulla scrivania: non poteva essere stato uno degli agenti, non poteva essere stata mia moglie, che aveva impegni caffettari. Devo dire che l’unico essere vivente che avrebbe potuto scrivere il post era Thai la quale, ora che ricordo, è stata assente per almeno un quarto d’ora. Se fosse stata lei, la cosa avvalorerebbe l’ipotesi avanzata da qualcuno sulla qualità canina della mia scrittura.

Per togliermi qualsiasi dubbio, esco con mascherina e guinzaglio e mi avvicino ai tre che, puntuali come le persone puntuali, presidiano il territorio nelle vicinanze di casa mia. Ci scambiamo i soliti cenni di saluto.

– Mio figlio è stato contentissimo – dice Gianfranco e solleva il pollice.

– Sua moglie è proprio simpatica – dice Andrea, ripetendo il gesto del collega.

– Il cane dov’è? – chiede Giovanni. Indica il guinzaglio. Lo indico anche io, per far intendere che dovrebbe essere lì dove invece non c’è.

– Ah – dico. Mi giro e mi volto, mi rigiro e mi rivolto come una maionese impazzita. Del cane neanche l’ombra, ma solo un guinzaglio vuoto. Mi tocca improvvisare: – È un cane virtuale.

– Vuole scherzare? In questi giorni lo abbiamo sempre visto, anche ieri a casa sua.

– Scherzare? Ma neanche per idea. Con questo virus che ci ossessiona, chi ha voglia di divertirsi? Piuttosto. – E lascio in sospeso.

– Piuttosto? – chiede Andrea.

– Voi mi confermate che ieri mattina eravate a casa mia?

– Beh – dice Giovanni – se un ispettore lo viene a sapere, per noi sono guai.

– Vede ispettori nei dintorni?

Lui si guarda attorno: a parte una compagnia di ballerini di tango che passa al ritmo di una musica di Astor Piazzolla, una combriccola di ubriachi vocianti che intona “Lu maritiello” e, più in alto, uno stormo di volatili (tutti senza mascherina), non c’è nessuno.

– Non vedo ispettori. Sì, confermo: ieri mattina eravamo a casa sua. Abbiamo preso il caffè, abbiamo chiacchierato, lei ha firmato i libri per mio figlio.

– Bene – dico. – Allora è stato il virus. O un virus informatico

– Dove? – chiede Andrea.

– Nel mio computer. Con tutti gli impegni che abbiamo or ora ricordato, non posso essere io l’autore di uno strano post postato ieri su Facebook.

Sono tranquillizzato, li saluto con un cenno della testa, dico alla Thai virtuale che è ora di rientrare e mi avvio a casa, con il guinzaglio ciondolante.

Potenza, ore 9:00, Annamaria

Vorrei che…

spariscano i notiziari,

sparisca la macabra contabilità

della pandemia,

spariscano le preoccupazioni,

spariscano le morti e i malati.

Vorrei che…

non tutto fosse immobilizzato,

fermo,

quasi inanimato,

ma che il motore della quotidiana

realtà cominciasse a splendere

e a irradiare

tutti i suoi meravigliosi colori,

sapori,

odori

e le sue ribelli melodie.

Tutto ciò

quasi un sogno.

Villa d’Agri, ore 23:00 – Antonella Marinelli

La rivoluzione digitale, un’arma classista.

Ventisettesimo giorno rosso. Ma quanto sono bravi i nostri bambini. Osservo mio figlio. Non esce di casa da un mese. Non una lamentela, non un capriccio o una crisi di pianto, un settenne responsabile come mai avrei potuto immaginare. E le mamme dei suoi amici mi raccontano le stesse cose dei loro figli. Un ruolo importantissimo lo ha sicuramente giocato la rivoluzione digitale (strumentazione tecnologica, iperconnessione).

Al mattino, dopo i compiti, il mio bambino segue il canale del suo youtuber preferito. Lo youtuber gli ricorda di non uscire e i molti modi per riempire la giornata. Suggerisce delle tecniche super divertenti per il frequente lavaggio delle mani. Grazie poi alla piattaforma Argo riusciamo a rimanere in stretto contatto con le maestre e a proseguire con il programma scolastico. Il pomeriggio, a giorni alterni, il mister e l’allenatore in seconda della scuola calcio inviano messaggi video whatsapp sui telefoni di noi genitori, video che replicano e riproducono esercizi che, con una piccola palla, tra il corridoio e il soggiorno, i nostri bambini possono continuare a fare anche in casa. E non da ultimo, tardo pomeriggio, non rinunciamo quasi mai al party, cioè partite alla play station che permettono al mio bambino e ai suoi amici di parlarsi e giocare a distanza.

Mio figlio e i suoi amici sono dei privilegiati se si pensa che mezzo milione di bambini in Italia è senza lezioni online e senza connessione. Molti di questi bambini e ragazzi provengono da famiglie non italiane o dalle famiglie indigenti delle nostre periferie. Secondo Tuttoscuola la Dad ha permesso di recuperare, da quando sono chiuse le scuole, dieci milioni di ore di lezione, tranne per 500000 bambini e ragazzi.

La sfida di domani del Governo deve essere proprio quella di garantire a tutti il diritto allo studio, mettendo in campo strategie tali che permettano di dotare le famiglie più svantaggiate di strumentazione tecnologica e accesso a internet. La crisi può diventare una vera opportunità per gli ultimi, ma solo se le istituzioni e le parti sociali lotteranno per rimuovere gli ostacoli e permetteranno a tutti i bambini italiani ( anche quelli che ancora aspettano la cittadinanza) di sentirsi protagonisti degli anni 2000.

Parma ore 9 – Cristina Cogoi

Questa mattina mi era sembrata una mattina come tutte le altre, iniziata con quelle azioni automatiche che oramai compio da trenta giorni per fingere una normalità che non esiste più, ma poi mi e’ bastato leggere un post su fb perché mi commuovessi e iniziassi a piangere.

Lacrime nuove si sono mescolate a quelle antiche, sono arrivate come un acquazzone estivo, all’improvviso sommergendo tutto, cuore e anima e hanno lavato ogni emozione ricordo sogno speranza e mentre ho temuto allagassero ogni cosa, si sono interrotte così come erano nate,  lasciandomi  un benessere liberatorio.
Finalmente questa mattina ho lasciato andare le aspettative, i desideri traditi, i sogni appena nati già così messi a dura prova, i progetti in erba e tutto è apparso così come dovrebbe essere, mai statico, mai fermo, mai definito, ma una grande tela bianca dove poterVi colorare ogni giorno la nostra vita senza mai dare nulla per scontato.

“Ora scusate vado a colorare “

Il post termina con queste parole e mi ricorda che noi Italiani siamo così pieni di risorse, di abilità, di capacità che sono spesso sopite, ma emergono potenti nelle difficoltà  per la forza arcaica che possediamo nel nostro DNA 
Il post mi ricorda che l’ironia sempre e comunque ci salverà. 
Il post mi ricorda che non bisogna mai arrendersi.

Il post mi ricorda il valore della resilienza e dell’impermanenza. 
E così mi lavo la faccia e inizio questa nuova giornata aprendo una scatola di colori nuovi perfetti non ancora usati.
Li osservo, ma la mente sa già quale colore afferrerò per primo.
Il ROSA, il colore derivato dal rosso ma mitigato dalla purezza del bianco, è il colore dell’amore dell’innocenza della consegna totale,, il colore delle favole, il colore dei peschi in fiore, dei tulipani, dello zucchero filato, e’ il simbolo della capacità di dare e ricevere amore e sorridendo  comincio a dipingere la mia giornata.

Faenza (RA), Domenico Marchione- ore 6:05

Oggi è un giorno di quelli in cui l’amaro e la rabbia ti macchiano  l’anima. L’impotenza si palesa e ti schiaffeggia. Ti sbatte la testa al muro e ti piega alle sue volontà. Ti senti come un’animale feroce, ferito, inerme, ma ancora pieno di rabbia. Vorresti gridare per chiedere giustizia, ma non puoi ora. Non è il momento, dicono. Ma tutti cercano risposte e giustizia. Poteva essere chiunque di noi. Perché è successo? Chi ha colpe? Alla mia domanda, rivolta all’arrogante potente di turno, non ho avuto risposta. Peggio è capitato alla mia amica. A un breve confuso e inappropriato messaggio di risposta, si è vista prima cancellare il suo commento e poi bannata dalla sua pagina. Sembra quasi di ricevere un dispetto. La rabbia porta ad azioni incontrollate, inopportune, che la ragione non governa. È il momento del dolore e del lutto, della preghiera. Arriverà presto il giorno in cui daranno conto dei soprusi, abusi e incompetenze a chi oggi è chiuso nel dolore. Non potete sfuggire. Verrà  la resa dei conti.

Potenza, ore 20:20 – Luca Rando
Vicinitudini è nato per caso, perché volevo condividere con i ragazzi qualcosa che andasse al di là della scuola, qualcosa che ci permettesse di condividere pensieri e sensazioni durante il periodo della quarantena. Un momento in cui, di sera, terminato l’impegno del giorno, ci sentissimo vicini oltre le videolezioni.La realtà è che siamo esseri fragili, che abbiamo bisogno di esprimere le nostre gioie, le nostre paure, i nostri sogni, ciò che ci manca. Ed è bello, per me, in quell’ora trascorsa con loro senza assilli, scoprire i loro doni musicali, i loro racconti, le pagine che li hanno colpiti, le esperienze ed insieme condividere i miei ricordi, i miei sogni, la mia musica e le poesie che amo. E’ uno scambio alla pari, in cui ognuno di noi esce più arricchito alla fine ed un po’ meno solo. 

Genzano di Lucania, ore 15:30 – Gianrocco Guerriero

Ho studiato per l’intera mattinata. Tengo nota degli articoli e dei libri letti, da quando è cominciata questa permanenza “forzata”in casa. Ne uscirò avendo imparato (o approfondito) tante cose e, soprattutto, con le idee un po’ più chiare sul mondo. Oggi non ho voglia di elucubrazioni ingarbugliate né di mettermi alla prova con esercitazioni di stile o con sperimentazioni retoriche (necessarie per l’allenamento). Voglio essere essenziale, sinottico, tassonomico. Dunque abbozzo un elenco minimo di pensieri, riportando otto fra gli insegnamenti ricevuti che ritengo più importanti.

  1. Il neoliberismo è in “terapia intensiva” e se non ci decidiamo a staccare il “tubo” che lo tiene ancora in vita, avrà modo e tempo di staccarlo lui a noi (poiché siamo nella sua stessa condizione, adesso, tutti, come civiltà). Lo abbiamo messo alla prova e ha fallito su ogni fronte. È giunta l’ora di uscire dalla condizione di automi ipnotizzati e di cambiare paradigma. La pandemia era prevedibile, ma nessuno ha fatto niente.
  2. L’Europa come la intendiamo oggi non è quella giusta. D’altronde, la non-Europa non è la soluzione, semmai sarebbe la sconfitta definitiva. Dobbiamo provare a costruire un’Europa vera, anteponendo le necessità comuni alle ostilità. Penso agli Stati Uniti d’Europa.
  3. La Scuola e la Sanità non possono essere considerate come un investimento, se non in senso etico, umanistico e progressista. Esse rappresentano i “luoghi” naturali in cui riversare (a “perdere”) le risorse,. Poi, il “guadagno”, quello autentico verrà da sé.
  4. La diseguaglianza (come spiega bene un modello del matematico Bruce M. Boghoaian) emerge naturalmente (senza colpe e senza meriti) in ogni sistema economico che non preveda misure adeguate di ridistribuzione della ricchezza, quindi queste ultime (le misure adeguate) devrebbero essere sulla prima pagina delle agende dei governanti di ogni luogo del Pianeta. Non esiste un’altra soluzione.
  5. Le dichiarazioni dei politici (tutte, di tutti) dovrebbero essere accompagnate, per legge, da un “certificato di validità” rilasciato da un esperto di logica argomentativa che assegni ad esse un punteggio da 1 a 5 (dalla più chiara alla più fallace) chiarendo, quando c’è, qual è il tipo di fallacia del quale in essa si fa abuso. Ci vuole poco, se mi diverto io stesso a farne. Poche arriverebbero a 2, al massimo.
  6. La scienza è un processo “in divenire” e non dà certezze, ma è l’unica via che conosciamo per poter andare avanti con un minimo di lanterna in mano. Sia la fede eccessiva in essa che lo scetticismo bieco sono da evitarsi. Non siamo invulnerabili e non lo saremo mai. Ma posiamo imparare a essere più accorti. Nessuna teoria è definitiva, e questa è la notizia bella. Non posso dilungarmi, qui, ne avrei per mille e mille righe.
  7. La scala dei valori resta sempre sul fondo, quando l’inessenziale evapora. Il Covid-19 c’è l’ha mostrata. Non dobbiamo dimenticarla.
  8. Il progresso non si misura attraverso un aumento progressivo del PIL di ogni singolo Paese, ma sulla diminuzione della sofferenza e della fame nel mondo. Dobbiamo imparare a rinunciare a qualcosa per poter stare meglio tutti, e questo è il momento giusto per cercare di iniziare.
  9. Tutto ciò che ho scritto sopra non è “utopia” (come tanti disfattisti a me noti e ignoti potrebbero pensare), ma “euristica” (si prendessero il tempo di studiare che cos’è).

Potenza, ore 20:00 – Antonio Califano

Cerco tutte le mattine di lavarmi, vestirmi, fare tutto come se dovessi uscire, è una regola che ci siamo dati, in casa, per sfuggire alla pigrizia e all’abbrutimento, un cercare di darsi delle regolarità che “ricordino” quando avevamo una vita sociale. Naturalmente mi guardo allo specchio, con sempre maggiore imbarazzo, mi trovo invecchiato all’improvviso. Ho i miei anni, alcuni dicono portati bene, me ne ero convinto anch’io, mi sentivo una specie di Dorian Gray, ora mi sento improvvisamente invecchiato e guardando la televisione vedo incredibilmente invecchiati tutti quei personaggi che si collegano da casa. Poi passo alle attività giornaliere, ai tentativi di mantenere la concentrazione, ha ragione Cacciari, sempre più difficile. Leggo, studio, scrivo, ascolto musica, sento tanti amici per telefono, penso e mi commuovo con grande facilità, caratteristica delle persone anziane dicono, ma non me ne dispiace, non me ne vergogno sempre pronto a dare una “capata” se qualcuno mi prende in giro, ma chi può farlo? Oggi mi sono immerso nella lettura di “Spillover” di David Quamman, un libro di alcuni anni fa che ci racconta la storia delle moderne pandemie come un “noir”, con gli scienziati come detective e i virus come killer. Una ricerca sul campo, scientifica, con lo scrittore che racconta vicende e investigazioni di cui ha fatto parte. Ve lo consiglio, per chi non lo avesse letto, un libro che parla anche di questa pandemia anche se non era ancora avvenuta e di quelle che verranno dopo questa. La cosa strana è che non mi ha intristito o angosciato, mi ha in qualche modo rassicurato, sarà per il tocco lieve del racconto, sarà perché ha rinforzato alcune convinzioni rimuovendo ogni residuo di fatalismo e irrazionalità. Come in tutti i “noir” c’è un colpevole ma non ve lo rivelo, tanto avrete già capito se mi leggete tutti i giorni, e intanto come scrive il mio amico scrittore e antropologo Giuseppe “Mondo è stato e mondo sarà”. Il tempo non esiste ma se esistesse sarebbe “circolare”, il più abissale dei miei pensieri lo definiva lo Zarathustra di Nietzsche.

Matera, ore 17:10 – Doreen Hagemeister

“Encelado”

Oggi è esattamente un mese che sono a casa. Incredibile come vola il tempo. Mentre i primi giorni leggevo ogni notizia riguardo al virus, ora cerco di non pensarci. Mi creo impegni che mi occupano la mente e, infine, tra casa e lavoro le giornate passano.
Continuo a lavorare su argomenti spaziali. Lo Spazio mi appassiona.

Leggo una notizia che cattura la mia attenzione: si parla di Encelado. Di recente, una giovanissima amica astronoma ha svegliato la mia curiosità riguardo a questo piccolo satellite di Saturno durante la Mostra dedicata ai 100 anni dell’Unione Astronomica Internazionale qua a Matera. Si parlava di esopianeti, ma anche di scoperte astronomiche nell’ultimo secolo.

Lei sosteneva che la ricerca di un esopianeta con caratteristiche simili alla Terra fosse ancora utopia, troppo lontani da essere raggiungibili nel prossimo futuro. Sono discorsi che mi affascinano. Parlava di Encelado, una piccola luna ghiacciata di Saturno (ne ha ben 82 lune), che spara al suo polo sud pennacchi di acqua del oceano nascosto sotto la superficie ghiacciata nello spazio (come documentato dalla sonda Cassini). Questo la fa diventare un bersaglio allettante per la ricerca di vita. Ricordo le nostre ipotesi di scoprire forme di vita proprio su questa luna.

E oggi leggo questa notizia: “Encelado è l’unico ambiente abitativo attualmente confermato oltre la Terra, è l’unico mondo che soddisfa i requisiti canonici per l’abitabilità” (dichiarazione di Amanda Hendrix – scienziata planetaria presso il Planetary Science Institute – 31 marzo). Gli scienziati potrebbero studiare l’oceano nascosto senza neanche dover penetrare il guscio ghiacciato.

Mi estraneo e comincio a immaginarmi forme di vita nascoste nell’oceano di Encelado. Il mondo terrestre è lontano. Oramai sono in viaggio per lo Spazio. Guardo le immagini e resto incantata.
Bello sfuggire per un po’!

Esistono due possibilità: o che siamo soli nell’Universo o che non lo siamo. Sono entrambe ugualmente terrificanti” (Arthur C. Clarke)

Ma io voglio sognare. Un mondo migliore, lo dico convinta! Scoperte che lasceranno a bocca aperta a chi avrà la fortuna di assistere. Chissà cosa riserverà il futuro ai nostri figli e nipoti?

Trovo la speranza nei giorni più bui e mi concentro nel modo più luminoso. Non giudico l’Universo” (Dalai Lama)

Poi mi riprendo. Siamo su un pianeta colpito da una pandemia, provocata almeno in parte da noi stessi. Un pianeta che abbiamo sprezzato e distrutto in gran parte. Sfruttato ben oltre ogni ragione!

Voglio davvero che l’uomo vada a mettere piede su un altro pianeta?

Firenze, ore 22:37 – Rossella Spiga

Soli

Volevamo solo parlare di astronomia ma poi tu mi hai ricordato che siamo tutti soli.

Ognuno è solo, o più solo di altri, ma tutti sono soli, comunque soli con se stessi, e questo è incredibile e quasi più straniante se non si è soli, ma con altri soli perché questo intacca l’altrui solitudine e la necessità/desiderio di tutti di non essere soli.

Ma è tutto inutile, specialmente le parole e, ancora più specialmente, le tue.

Potenza, ore 23:50 – Giampiero D’Ecclesiis

Torno a casa, ed è come sfilarsi la maschera, seduto sul mio divano si rincorrono i pensieri della giornata, riemerge il muso della balena bianca, Moby Dick, con la sua mascella deforme riporta a galla il mio dolore, il mio dispiacere, il senso di mancanza.

Si alternano lacrime e sorrisi, ricordi piacevoli e la consapevolezza che non torneranno più.

Spengo la luce, ascolto in silenzio un lungo assolo straziante di Miles Davis, mi stordisce e mi anestetizza, al termine del brano, non so ben dire neanche perché, dalla playlist casuale di spotify emerge “What a wonderful wold”, è lui il grande Satchmo in persona che mi asciuga le lacrime di dolore, le trasforma in commozione e mi accompagna al riposo.

https://www.youtube.com/watch?v=CWzrABouyeE
https://www.youtube.com/playlist?list=PLTnbehVW51PTcMSodQljAfkg7yNoZqbM0
LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime tre puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO
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