CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 27 APRILE 2020

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Veronica Menchise, Vigevano, 19:26 – “…per continuare a guardarci negli occhi”.

…per continuare a guardarci negli occhi, Veronica Menchise

Genzano di Lucania, ore 21:35 – Gianrocco Guerriero

Ho trascorso la giornata guidando. Non potevo né scrivere né leggere, e allora ho pensato. Mi sono reso conto che un grande problema sociale impone sempre una polarizzazione. Mi spiego meglio: in tempi normali le opinioni (faccio riferimento a Facebook come laboratorio privilegiato) si dispongono lungo uno spettro di sfumature abbastanza ampio; ma quando una anomalia prende il sopravvento comincia a prevalere la dicotomia. Ecco quali sono il nero è il bianco che io vedo adesso.

Nero: il disfattista. Indipendentemente dai tentativi fatti per venire a capo dell’anomalia, il disfattista è sempre contrario, a costo di cadere in contraddizione. Andando a esaminare le biografie, ci si accorse che il disfattista in realtà parte dal basso: da un rancore, da un desiderio di vendetta, da una delusione, che riesce a negare finanche a se stesso: il suo scopo è dividere.

Bianco: il costruttivista. Egli è convinto che ogni anomalia contenga sempre in nuce una opportunità. Andando a esaminare le biografie ci si accorge che il costruttivista parte sempre dall’alto: da un ideale, da un principio, da una filosofia: il suo scopo è unire.

Dobbiamo augurarci che siano i costruttivista a spuntarla. E ricordare che parlare è molto più facile di decidere, quando tutt’intorno è un’incognita ed è impossibile agire senza distruggere qualcosa.

Potenza, ore 23:20 – Luca Rando

Possibile scrivere di un giorno in cui non succede niente? Pochi pensieri, nessuna uscita, tranquillità in casa (questa forse è già una notizia). Ma anche di questo sono fatti i giorni, di noia, attesa, pensieri in libertà aspettando la fase 2 con calma, senza la fretta di chi corre senza guardarsi intorno. Se c’è qualcosa che questa quarantena dovrebbe averci insegnato è proprio la lentezza di un tempo fatto di attenzione, di attenzioni.

Villa d’Agri, ore 14:50 – Rosaria Russo

Una “nuova” settimana è iniziata, è lunedì e c’è persino il sole…

Mi alzo dal letto e do uno sguardo fuori dalla finestra, tiro un sospiro e inghiotto , gli innumerevoli pensieri cominciano a raggrupparsi, eppure si trova sempre un piano B ;distrarsi e concentrarsi sugli obiettivi della giornata: studio e prendersi cura di se, dalla preparazione della colazione all’allenamento quotidiano delle 18.

Riflettere oramai è diventato tassativo ; leggere le notizie riguardo i contagi , i deceduti, i guariti è diventato ossessivo come d’altronde anche pulire casa continuamente , fino alla nausea.

Il 4 maggio è alle porte ma non cambierà granché , ora è bene salvaguardare la nostra salute ,il resto, il bello, verrà dopo e forse vedremo il tutto sotto un’altra luce. Ora non è il tempo delle polemiche, ora bisogna solo capire, andare fino infondo affinché una tragedia del genere non accada più. Ora bisogna essere uniti , uno con l’altro.

Potenza, ore 10:36 – Claudio Elliott

Sconvolgimento da virus

Dopo essere rientrato dal negozio dove ho fatto la spesa, sono stato accolto da mia figlia: – Papà, ma il pezzo non lo hai ancora scritto, oggi?

Me lo chiede anche Thai, pur sapendo bene che, prima della spesa, ho pensato alla sua uscita quotidiana, per cui quando avrei dovuto scrivere il pezzo, che presumo sia il mio articoletto postato su Facebook e pubblicato anche da TotemMagazine.

Decido di parlarne con i miei amici della pattuglia, per cui prendo il guinzaglio con cane allegato (uscita numero due) e li saluto da dietro la mascherina.

Vengo accolto dalla voce argentina di Andrea: – Professore, ma il pezzo non lo ha ancora scritto, oggi?

– Ah. ma allora è un vizio. Ci vuole tempo, concentrazione: ho avuto da fare, ecco tutto.

– Le diamo uno spunto – fa Gianfranco.

– Diglielo – lo incoraggia Giovanni.

– Dirmi cosa?

– Mah, una sciocchezza. Sono andato in banca, ho fatto la fila fuori e, prima di entrare, mi sono tolto la mascherina.

– Ti sei tolto la mascherina?

– Sì. Gli impiegati sono scomparsi in un battibaleno sotto le scrivanie e il bancone. Eppure l’avevo tolta.

– Forse – azzarda Andrea – è proprio a causa di questo gesto.

Giovanni dice: – Ma sei proprio scemo, Gianfrà.

Gianfranco scuote la testa: – Giovà, fino a due mesi fa se entravi in banca mascherato, allora sì che impiegati e clienti scomparivano dietro i pilastri o le scrivanie o alzavano le mani in segno di resa. E ora, invece, per entrare in una banca ci vuole, la maschera. Sono rimasto sconvolto.

– Questo non è niente – dice Andrea, – Con questo virus molte cose si stanno scombinando. Il nostro capitano, quello che non sopporta i profumi mediterranei, mi ha confidato – il che già è uno sconvolgimento: confidarsi con un sottoposto! – che dopo la conversazione dell’altro giorno ha cucinato pasta e ceci, però non ce l’ha fatta a mettere il rosmarino, con cui ancora non ha confidenza. 

Thai, a sentire nominare il capitano, scodinzola e lo cerca. Visto che non c’è, esplora qualche aiuola.

– E sapete, – dice Giovanni – ora che ci penso c’è un altro cambiamento dei ruoli, in questi giorni, anzi in queste ore. In Italia c’è un solo cittadino e cinquanta milioni di Presidenti del Consiglio. Questi Presidenti del Consiglio sono in stretto contatto con la Protezione Civile, hanno sottomano tutti i conti dello Stato e li hanno esaminati con cognizione di causa, sono tutti scienziati ed esperti epidemiologi, vorrebbero il mercato libero delle mascherine (non 0,50 centesimi ciascuna, come ha proposto l’improvvido unico cittadino), vorrebbero che si riaprisse tutto tanto il virus è morto (loro lo sanno), pensano che il Dio Denaro debba comandare e non quel vigliacco di virus che non ha neanche il coraggio di andare a qualche talk show o come quell’inetto cittadino unico che pensa che, se riapre tutto, il Dio Denaro saranno in pochi a spenderlo, se non per i funerali.

– Ma come sei polemico – dico.

– Ma è così. Tutti sanno tutto, come quando gioca la Nazionale di calcio: ognuno ha la formazione giusta, mica quell’allocco dell’allenatore.  Forse ci vuole un poco di umiltà, di buon senso; forse basta pensare che chi ha le redini del comando, con uno stuolo di esperti che gli consigliano le linee guida, deve rendere pubbliche proprio quelle.

– Siete troppo complicati – dice Andrea. Thai è d’accordo.

– E poi – dice Giovanni – ci sono i partiti dell’opposizione che …

– Ah, no – dico, – non parliamo di politica. Allora, volevate darmi qualche idea per il pezzo di oggi?

Potenza, ore 24:00 – Claudia Schettini

Ero colma di emozioni e impressioni.

Adesso tutto questo è come

Dei puntini tra parentesi.

Dove mi ero rintanata,

dove mi ero cacciata –

niente male come scherzetto

perdermi di vista così”.

Come ogni mattina che si rispetti, sveglia di buon ora, musica nelle orecchie e lunga camminata. È il mio modo per riconnettermi con quello che mi circonda, per ammirare quanto immensa sia la natura e, soprattutto, per avere un attimo di tregua da me stessa. Mi ritaglio quel giusto tempo che basta per staccare da tutto e tutti e cercare di avere un dialogo sereno con la mia persona. Di prima mattina chi ha voglia di mettersi a litigare, a maggior ragione se hai davanti un muro di gomma.

È un po’ il mio momento di intimità.

Claudia ed io, io e Claudia.

Quante cose avrei da dirle, da dirmi. Ma la camminata mattutina sembra non bastare e poi, si sa, dopo non c’è più tempo, troppe cose da fare, posso rimandare il discorso a domattina. Se riesco anche alla camminata della sera. Una camminata dai colori, dai rumori e dagli umori diversi. Una camminata in cui non la, mi affronto con la leggerezza e la dolcezza mattutina. Una camminata in cui ho sempre qualcosa da recriminarle, da recriminarmi. Una camminata in cui la soave melodia mattutina viene sostituita da musica più forte, preferibilmente cantata in modo tale che le parole dell’artista di turno coprano le sue, le mie, di parole.

Ma forse la sera non mi va nemmeno di riprendere il discorso lasciato in sospeso. Probabilmente avevo appena toccato qualche argomento delicato, non voglio rischiare di risvegliare qualcosa dentro di lei, dentro di me. La giornata poi è andata abbastanza bene, perché rovinarla per semplice gusto di fare due chiacchiere.

Ah…se le avessi fatte un po’ prima queste due chiacchiere, chissà che persona sarebbe, sarei oggi. Ma probabilmente, se continuo a rimandarle non saprò mai con certezza chi si nasconde sotto il suo, il mio guscio. La potrei riscoprire, mi potrei riscoprire.

Adesso è tardi, gli occhi si chiudono ad entrambe, sarà meglio che andiamo a dormire.

Anche oggi le due chiacchiere sono state rimandate.

Un perpetuo rimandare

Ma non temere, domani ne riparleremo. Domani però. Quel domani che è sempre stato un modo per fermare il tempo e la velocità, i miei passi svelti, la mia disattenzione, le parole dette senza umiltà, senza cuore, solo per fare rumore.

Potenza, ore 11:00, Annamaria

La primavera non si ferma.
Noi non ci fermiamo,

noi resistiamo ancora.

Con il pensiero e il cuore

insieme, uniti più che mai.
I radiosi raggi del sole

ci fanno compagnia,

sono:

vita,

ricordi,

esistenza.

Parma ore 14     Cristina Cogoi 

Sono al sole 

Sfido l’allergia di questi giorni e decido di lasciarmi avvolgere da questo tepore in tutta la sua bellezza.

Il corpo spogliato a pezzi, accoglie questi caldi raggi primaverili, lascio che mi accarezzino almeno loro, strano come si diano  per scontate certe cose sino a che le abbiamo e quanto ci manchino se ne veniamo privati.

L’incoerenza del tutto che mi circonda mi colpisce come uno schiaffo e mi lascia senza respiro.

Resisto, reagisco, mi chiudo alla realtà 

  La mente mi trasporta al mare su una spiaggia deserta dove mi sento a casa, la sabbia e’ calda, freddi spruzzi di onde appena nate mi bagnano i piedi risalendo sino alle gambe.

Lascio che muoiano sui miei fianchi, aspetto che ne arrivino di più potenti di più forti di più lunghe, se sono fortunata mi bagneranno tutta lavando ogni dubbio ogni insicurezza ogni fragilità.

Un pensiero si insinua tra le onde, sembra debole ma arriva sino all’anima 

Sono così in pace da sentirmi quasi in colpa con il resto del mondo 

Non provo rabbia 

Non provo insicurezza 

Non provo alcuna paura 

E si che la situazione è drammatica

Ma io, come se fossi anestetizzata, provo solo un’infinita pace.

Come se avessi la certezza che tutto passerà come è sempre passato.

Siamo così infinitamente piccoli rispetto al mondo eppure ci ostiniamo a crederci potenti invincibili immortali.

Lo squillo del telefono mi riporta alla realtà 

Un cliente mi chiede un dispositivo 

Ci ha pensato, mi ringrazia del progetto proposto,si sente al sicuro con il mio modo  di vedere il futuro crede in me.

Ascolto le sue parole dovrei sentirmi orgogliosa ma sento solo pace,

finalmente solo pace 

E poi all’improvviso capisco, ora è tutto limpido, chiaro, trasparente 

Sono Oltre, oltre il tutto.

Ora finalmente viene il bello

e ridendo starnutisco!

Potenza, ore 20:00 – Antonio Califano,

Giornata di conflitti in un momento che avrebbe bisogno di razionalità. La conferenza stampa di Conte ieri sera mi ha segnato le ore, mi ha letteralmente fatto cadere le braccia. Siamo stremati, nella nostra “essenza sociale”, da due mesi di sospensione di vita e ci vengono proposte confuse banalità, alcune pericolose quasi come i “lavaggi” disinfettanti di Trump. Ora pur concedendo tutte le “attenuanti generiche” mi pare legittimo cominciare a preoccuparsi, io sono molto preoccupato dalla mancanza della politica e di questa delega totale alla scienza (sic), ma quale scienza poi? Sono preoccupato della maniera in cui i mezzi che adoperiamo per comunicare amplifichino le cazzate e impediscano di riflettere adeguatamente sulle cose “serie”, di questo disfattismo rancoroso, della ricerca di un colpevole “altro” a tutti i costi, ma nello stesso tempo per impedire il peggio bisogna cominciare a parlare, a urlare, a far sentire la propria voce anche evitando un giustizialismo di maniera. Bisogna essere responsabili e critici. Il problema non è solo di chi governa, io sono convinto che chi lo fa in questo momento ha un compito titanico, ma della inadeguatezza di un’intera classe dirigente che invece di riprendersi il proprio ruolo, fa una guerra di trincea, difende il proprio orto con un occhio ai sondaggi, si nasconde dietro le false certezze delle nostre conoscenze scientifiche e sembra quasi dire alla Totò – “vai avanti tu che a me viene da ridere”. Non ho voglia di dire altro, mi prendo il tempo necessario per riflettere, non è che c’è sempre una risposta pronta per tutto, ogni tanto si può pure pensare, troppo facile atteggiarsi a salvatori dell’umanità, due domande mi girano in testa da ieri sera: come abbiamo fatto a finire così in basso? E dove era ognuno di noi quando questo accadeva? Già cominciare da questo non sarebbe male.

Potenza, ore 18.00 – Pino Paciello

Mentre il dibattito insiste sull’imminente Fase 2, oggi io ho sperimentato la Fase 3 e ho visto un mondo migliore. 

Son dovuto andare in banca per una cosa che non potevo “spicciare” in remoto. Sono stato ricevuto previo appuntamento, non ho fatto alcuna fila e dopo il tempo necessario  per evadere la pratica (meno di una decina di minuti) ero già fuori a “spicciare” altre faccende.

La domanda sorge spontanea: ci voleva una pandemia con circa 30.000 morti per affermare una procedura che restituisse all’utente un miglior tasso di civiltà oltre che di produttività?

Perché il dato è che nessuno oggi ha inventato qualcosa di nuovo. Il mio socio faceva le videocall già 10 anni fa invece di macinare inutili chilometri. Il mio amico radiologo che vive in Inghilterra da tempo legge e referta in orario diurno le lastre che vengono eseguite di notte aldilà dell’oceano. E altri esempi da raccontare non mi mancano.

Bene, ora che abbiamo capito quali possano essere i vantaggi dal nuovo modus operandi, direi che sia il caso di approfittare del tempo rimasto della quarantena  per colmare, almeno in parte, delle lacune sia nell’accesso alla tecnologia (un terzo delle famiglie italiane non ha un computer a casa) e sia nelle competenze per utilizzarla meglio. 

Invece di frignare sul fatto che la distanza sociale non permetta ai vostri ragazzi di scorazzare nei parchi, ringraziate (non esageriamo, eh) la disavventura che fatto sì che abbiano scoperto che in rete ci sia qualcosa oltre Tik Tok.

Breda di Piave ore 13.00 — Federica Neso

È inutile… Prova a spiegare ad un ragazzo di 14 anni che se anche a fatto bene tutti i suoi compiti, è stato ligio, non ha sgarrato di una virgola che sarà ancora in punizione…. Perché è cosi che la vivono…

Allora gli insegni a leggere tra le righe dei DPM, a trovare la lacuna,ad affinare la capacità di interpretare le parole.

Sarà una generazione di ottimi avvocati e politici. Ne sono certa…

Il mio pensiero va sempre a loro ma ho visto che sacrifici sono stati capaci di affrontare.

Potenza, ore 18:00 – Giampiero D’Ecclesiis

Una giornata quasi normale, malgrado le lentezze dello smart working, il lavoro va avanti, i tempi si sono leggermente dilatati, alla fine lavorare da casa è possibile, almeno per parte delle mansioni che svolgo, quando finisco mi sento abbastanza soddisfatto.

Faccio un giro rapido tra televisione e social network, si percepisce il lucido sviluppo di una strategia volta a far crescere la temperatura politica nel paese.

Mi adatto male alle sgradevolezze di una discussione che oramai ha sempre più l’aspetto di una cieca contrapposizione di partito preso, mi irrita, mi rende insofferente, mi rendo conto che affrontare una discussione con equilibrio è sempre più difficile.

Matera, ore 19.10 – Doreen Hagemeister

“E se potessimo vibrare all’unisono?”

Dopo una giornata al computer riprendo il lavoro in cucina iniziato ieri.

Mentre lavo barattoli di vetro e bicchieri ascolto mio figlio che suona la tromba in video lezione col suo docente. È diventato proprio bravo e il mio cuore di mamma si riempie di orgoglio. Anche se ha cambiato voce e mi ha superato di altezza (del resto non ci voleva molto!) lui resterà sempre il mio “bimbo”. Sento la voce del professore che corregge alcune note. Suona il brano e mio figlio lo ripete subito dopo. A un certo punto entrambi eseguono il brano e le note vibrano all’unisono. Bellissimo!

Guardo i miei bicchieri e mi viene in mente la leggenda che narra di un cantante lirico (qualcuno vuole che sia stato il tenore Enrico Caruso) che durante un’esibizione con un acuto fosse riuscito a rompere le bottiglie di champagne presenti in sala e di infrangere gli occhiali degli spettatori. Il fenomeno fisico di cui parliamo è la frequenza di risonanza alla quale ogni oggetto vibra. Ma effettivamente ci vorrebbe un suono che superi i 100 decibel per infrangere un vetro. Io non ho intenzione di rompere nessun vetro! E mai sia uno specchio! Mi piace molto di più l’idea di far suonare i miei bicchieri. Ne riempio uno con un po’ di acqua e passo il dito inumidito sul bordo, ispirata dal famoso Glasspiel (glassarmonica), uno strumento musicale inventato da Benjamin Franklin. Riesco a far uscire un suono e sorrido.

Continuo a sentire le note della tromba, mentre rifletto su una discussione avuta con mio marito riguardo alle scelte del Premier Conte per avviare la Fase 2. Ma perché, a volte, è tanto difficile andare d’accordo? Anche in una chat di amici oggi c’è stato un dibattito relativo a un articolo abbastanza provocatorio condiviso su Facebook. Ci vorrebbe più intesa per formare l’unisono perfetto.

Invidiai un cuore capace di battere all’unisono con l’intero universo.”
(Simone de Beauvoir)

Mi soffermo sull’espressione “due cuori che battono all’unisono”. Vibrazioni invisibili! Succede fra persone che si amano, fra una madre e il suo bambino, ma anche fra persone con un’intesa particolare, un rapporto profondo che va ben oltre le leggi della fisica.

Sistemo anche l’ultimo bicchiere nella credenza e chiamo un’amica. Con lei mi sento “sulla stessa lunghezza d’onda”, c’è molta empatia. La telefonata si chiude con una risata sonora, con i suoni della tromba che fanno da sottofondo. Per oggi sono salvi i bicchieri!

https://www.youtube.com/playlist?list=PLTnbehVW51PTcMSodQljAfkg7yNoZqbM0
LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime sei puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO
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