Che sarà dopo il 4 maggio

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Una riflessione dal mondo delle professioni sul mondo delle professioni di Giovanni Motta

Sembra quasi la data di compleanno di ciascuno di noi. Di noi italiani. Di noi professionisti. E come tutte le feste si è accorti a tutti i particolari cercando laddove è possibile di fare meglio della precedente festa. Ma questa volta si gioca il destino di tante aziende, di tanti lavoratori, di tanti professionisti. Un destino non solo sanitario ma anche e soprattutto sociale ed economico. La Basilicata sta cercando con le sue istituzioni – di ogni ordine e grado – di ripartire con le necessarie accortezze. Certamente non sarà facile; i primi giorni saranno come quei bambini che iniziano a camminare. Ma poi la forza e la laboriosità del popolo lucano farà uscire il meglio di tutti noi.

E le categorie tecniche cosa stanno facendo?

C’è da dire che un minimo di fervore esiste. In questo periodo, il tema non è individuare chi fa più degli altri ma come lo si sta facendo e soprattutto con chi lo si vuol fare. Tra le modalità si constata sicuramente una maggiore concertazione tra ente regione e sistema delle professioni; probabilmente si è capito che insieme si può fare meglio che in ordine sparso. Così come si è avuta la maturità di intendere che l’unione delle varie componenti delle professioni – ordini, casse private previdenziali, associazioni sindacali – può ottenere di più se ognuno da significato al ruolo che gli compete.

Si dovrà pensare ad un nuovo modello di organizzazione e di rappresentanza? Certamente si. E’ necessario essere il più possibile uniti e propositivi nel rispetto della storia delle varie componenti. Si vuole portare l’esempio di Asso Basilicata Ingegneri e Architetti. Si sono proposti come soggetto sindacale capace di poter dare un immediato contributo e cercando altresì di formulare idonee idee e proposte per la preparazione della fase 2 nell’ottica della collaborazione e del sentire comune. La lettera del presidente regionale dell’associazione Gerardo Calvello al Presidente Bardi va in questa direzione: le competenze degli ingegneri a servizio del territorio e delle comunità. Non occorrono “grandi esperti” ma donne e uomini che danno qualcosa della propria professione e del proprio lavoro a servizio degli altri.

A livello nazionale sono state spese parole pro e contro nei confronti di taluni provvedimenti legislativi. Tra tutti si vuole ricordare le famose 600 euro che certamente non cambiano lo status quo dei liberi professionisti ma nella loro limitatezza è stato un segnale. E nelle prossime settimane e mesi? Si dovrà avere un dialogo serrato con il governo centrale basato sul confronto e sulla fiducia reciproca. Per fare questo è necessario che il sistema delle professioni non sia autoreferenziale ma partecipativo con l’intera base dei professionisti con assemblee territoriali e con mozioni politiche. Non più solo il pagamento della quota associativa ma la vita reale delle istituzioni immaginando ad esempio anche ad un cambio delle attuali leggi elettorali che al momento non garantiscono le possibili minoranze all’interno dei consigli territoriali. Una battaglia da fare nelle varie commissioni parlamentari con apposita proposta di legge da rivolgere al Ministero di Grazia e Giustizia.

E poi la qualità del progetto, il giusto compenso, la certezza del pagamento, lo snellimento della macchina ammnistrativa. A tal proposito il Ponte di Genova è un esempio e qualcosa si è mosso…..anche se aver donato il progetto da parte del senatore a vita Renzo Piano è sembrato un atto poco rispettoso per l’autore e per chi ha accettato il dono.

E nel breve e medio futuro cosa accadrà? Bisogna mettere al centro della discussione la professione. E subito dopo i professionisti con lo snellimento della burocrazia regionale e con la rivisitazione di vecchie leggi. E lo si deve fare con semplicità ma con altrettanta legalità. Solo chi saprà cogliere questa sfida potrà un giorno dire: c’ero e ci sarò. Per il bene dei figli e dell’amata terra d’Italia.

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