CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 29 APRILE 2020

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Veronica Menchise, Vigevano, 21:02 – Alba nera

Alba nera di Veronica Menchise

Potenza, ore 19:00 – Antonio Califano

Ci sono giornate, in cui ti svegli nervoso, in crisi di astinenza di “vita”, poi basta un niente per destabilizzarti, una telefonata in cui avverti inquietudine, preoccupazione di persone a cui vuoi bene, non recuperi più, questo modello di vita non te lo permette. Esco per andare in farmacia, c’è vento, provo fastidio, non riesco a godere il piacere di quei quattro passi che in altri momenti mi hanno ricaricato. Ritorno subito dopo una fila in cui un coglione farnetica di extracomunitari che assaltano la polizia italiana che non può neanche reagire, e che gli dici a uno così? Ritorno a casa, e mi immergo nello studio, un libro di Roberts Avens (un filosofo delle religioni) “Heidegger, Hillman e gli Angeli”, comprato ieri in libreria, preso così quasi per caso, mi ha scelto lui come al solito. Mi immergo nella lettura, continuo anche nel pomeriggio, non riesco a staccarmene, metto come sottofondo la sinfonia n. 2 di Brahms, e viaggio. Ieri parlavo di immaginazione ed ecco un testo sulla “Gnosi” che mi parla di immaginazione .”La verità immaginativa è svelante/occultante, è una verità contorta che come la bellezza non deve essere perfetta per essere apprezzata”. E che vuoi di più?

Genzano di Lucania – ore 18,00 – Rocco Di Bono

In un’intervista sul quotidiano La Stampa del 29 aprile, l’ineffabile Matteo Salvini afferma: “La pazienza è finita. Rivendichiamo libertà di culto, di studio, di impresa e di movimento“: manca solo la libertà di contagio e poi c’è proprio tutto. Anzi, no. Perchè più avanti questo patetico artista del varietà politico (che Mattia Feltri paragona al Calvero di Luci della ribalta) arriva a proporre “un piano di ricostruzione nazionale che offriamo al governo. Via la burocrazia, via il codice degli appalti, via le pendenze edilizie“. In pratica, il liberalismo made in the jungle, dove ognuno può fare quello che vuole. Tanto, se poi si dovessero avverare i timori espressi nel report del comitato tecnico-scientifico (dove si ipotizza, con la riapertura totale, un contagio esponenziale di 151 mila malati in terapia intensiva), il cireneo a cui addossare la croce è già bello e pronto e si chiama Giuseppe Conte. Il quale avrà pure mille difetti (e ne ha, eccome!), ma almeno non gli fa difetto la prudenza. Che in questi tempi di coronavirus, per chi deve (o vuole governare) l’Italia, non è un difetto ma una virtù.

https://www.youtube.com/watch?v=PndS_c12Dqs

Potenza, ore 16:00, Annamaria

Anche il tempo

sembra essere dispettoso.

La cima della montagna

che fluttua in aria;

fluttua e galleggia

in un mare di non so che cosa,

un misto di sole e nuvole.

Se fisso il cielo

passa solo un attimo

e si rivela l’equazione delle stelle,

invisibili il giorno,

in una regola matematica,

per spiegare l’amore:

“L’amore sta alla vita

come le stelle stanno di giorno.”

È che si nascondono loro,

ci sono

ma semplicemente non si vedono.

E così è l’amore,

a volte dobbiamo

cercarlo,

ammirarlo,

sentirlo.

Perché è sempre lì,

anche in questi giorni di ordinaria

monotonia,

malinconia,

nostalgia.

È sempre lì,

ad annaffiare

costantemente

le nostre vite.

Genzano di Lucania, ore 15:00 – Gianrocco Guerriero

Stamattina, mentre “era a scuola” Alexandra ha visto una farfalla sul muro e mi ha chiamato per paura che iniziasse a svolazzarle attorno. Anche ad Aurora “fanno senso” le farfalle, ma lei dormiva ancora perché stanotte è “rientrata” tardi da una festa di compleanno su Zoom (pare che “lì dentro” ci sia posto per più persone, rispetto a Skype, dove stasera “ho un appuntamento” con alcuni amici e amiche per una chiacchierata e una birra). Io invece le adoro, le farfalle: mi piace guardarle e mi permetto di toccarle solo quando è necessario per il loro bene, usando tutta la delicatezza del caso.

Ma torno all’argometo di ieri: ho affermato che questa pandemia è una fortuna per l’umanità (naturalmente guardando le cose da una prospettiva sufficientemente ampia). Il biologo Edwars Wilson, già tempo fa, fece notare che quando la popolazione mondiale avesse superato i 6 miliardi di unità l’equilibrio con l’ambiente avrebbe cominciato a vacillare. E noi, oggi, siamo vicini agli otto miliardi. Ciò che maggiormente ci espone al rischio di virus e batteri sconosciuti è lo sciacallaggio ambientale: ci sentiamo onnipotenti, ci comportiamo come se fossimo i padroni del Pianeta e agiamo perseguendo quale obiettivo principale l’accaparramento delle risorse, a qualsiasi costo. Questa Pandemia era prevedibile ed era stata prevista. L’aveva anticipata (quasi senza sbavavatute) David Quammen nel 2012 nel suo “Spillover – L’evoluzione delle pandemie” (Adelphi, 2014) e l’avevano predetta tanti scienziati: al punto da indurre, due anni fa, l’OMS ad inserire una malattia X fra quelle che avrebbero potuto costituire un “pericolo internazionale”, specificando nei dettagli come si sarebbe propagato il contagio e quali danni avrebbe provocato ”. Ma gli Stati – tutti gli Stati – hanno ignorato l’avvertimento, continuando a concentrarsi sul fantasma della nostra epoca neoliberista: l’economia. Poi è arrivata davvero, e tutto è crollato giù. In un sol colpo “avimmo perduto a Felippo e ‘o panaro” come si suol dire a Napoli da tempi remoti (non credo che esista sintesi più efficace per poter descrivere la situazione).

Qualche giorno fa, al fine di chiarire (soprattutto a me stesso) il concetto di “libertà”, (mi) posi una domanda provocatoria: è libero un condomino di dar fuoco al proprio appartamento? Oggi la traslo a un altro livello e (mi) chiedo: è libero Jair Bolsonaro di bruciare la foresta amazzonica dichiarandola “di proprietà” del Brasile?

Non credo sia necessario dire altro. Senza un Governo Mondiale e sovranazionale serio, a tutela della biosfera, arriveremo presto al punto critico di non ritorno. E per questo ieri ho scritto che questa pandemia è una “benedizione”. Abbiamo fra le mani una farfalla, questo è il punto, e sulle sue ali c’è il futuro dell’umanità.

Villa d’Agri, ore 14:49 – Rosaria Russo

Mi domando perché sempre nelle stesse fasce di orario mi arriva l’ispirazione per buttare nero su bianco le mie idee , eppure non a tutto esiste una risposta…

o forse no, il nostro inconscio potrebbe avere la risposta ma non si espone, la tiene per se. Probabilmente i momenti di ispirazione sono solo campanelli d’allarme provenienti dal bisogno di far crollare quel “muro” creatosi dentro ognuno di noi. Non c’è niente di male ad esporre tutto ciò che abbiamo dentro, non tutti i pensieri possono essere “belli” e positivi, a volte bisogna confrontarsi anche con quelli negativi, che piacevoli non sono ; tuttavia è proprio da questi che potrebbe nascere un arcobaleno , in cui ogni pensiero si associa ad un colore. Oggi ,ad esempio ,nella mia testa non ci sta proprio nulla di colorato e nonostante ciò bisogna andare avanti, perché si, lo urlerò all’infinito :tutto questo finirà!

Parma, ore 8.23 – Cristina Cogoi

Sto  pedalando 

Le mani sul manubrio  turchese 

Il vento nei capelli 

Canto

e mentre canto ripasso l’esame che devo sostenere a giorni 

L’aria mi accarezza il viso 

Un viso giovane ancora non segnato dal tempo, ancora non ferito dalle preoccupazioni, dai dolori.

Nel cestino davanti tulipani bianchi, i miei fiori preferiti, annunciano la primavera del 1986 o forse si tratta di quella del 1987 ? Non ne sono sicura.

Realizzo che sono in un un altro tempo 

In una primavera che mai scorderò 

La primavera della pandemia globale 

La primavera dell’ andrà tutto bene 

La primavera del “state in casa “

Come ha fatto a passare il tempo così in fretta? più di trent’anni 

Eppure non c’è stato giorno che lo abbia sprecato, sciupato, dato per scontato

Eppure ho vissuto tutto intensamente senza mai risparmiarmi senza mai lasciare indietro sensazioni emozioni ore minuti secondi 

Una frase di mio padre mi esplode in testa come un fulmine a ciel sereno

“ sai Cristina un giorno mi sono guardato allo specchio e mi sono detto ma chi è quel vecchio li ?”

Un brivido lungo la schiena si somma ad un pensiero folle 

Capiterà mai a me ? 

E se si fermasse il tempo?

Annuso l’aria, sa di futuro 

e ricomincio  a pedalare.

Potenza, ore 10:00 – Claudio Elliott

Vento di boh?

Tra tutti i sessanta milioni di esperti italiani di virologia, ne cerco un paio che abbiano altri interessi e mi spieghino in poche parole come riconoscere un vento.

I nomi li conosco (compreso l’etimo) ma se ne incontro uno, come stamattina, non saprei come definirlo. A volte viene da destra, forse dove – lontano cento chilometri – c’è il mare, perché porta con sé odore di baccalà; a volte viene da sinistra, ed è inconsistente: a volte è un mulinello che sembra  non avere né capo né coda.

Appunto stamattina c’è vento ed è di quelli senza nome, insistente e rumoroso, tanto che Thai e io procediamo verso i nostri amici con le orecchie basse (non sono i nostri amici ad avere le orecchie basse, siamo Thai e io): anzi, anche le code le portiamo basse.

Precedo tutti con: – Non chiedete qual vento ci porta sennò vi faccio cambiare postazione. Sapete che ho amici molto in alto.

Questo è un mezzo bluff: vivendo in una città di montagna molti amici sono dislocati lontano dalla valle e dal fiume, ma la frase, detta con un certo tono, fa il suo effetto.

– Qui stiamo bene – dice Andrea, in modo risoluto; in un soprassalto di memoria mi torna in mente la famosa frase di un centurione romano: Hic manebimus optime (qui staremo benissimo; insomma: da qui non ci muoviamo).

– E quindi – dice Gianfranco – non le chiediamo qual vento la porta.

Ho l’impressione che mi abbia preso in giro e Thai, che è un cane femmina asssssai permaloso, non fa le feste a nessuno e si dedica alla caccia alle lucertole a poco più di un metro di distanza.

– Se noi sapessimo dov’è il Nord e dove il Sud – dico seguendo il mio pensiero sui venti – potremmo dare un nome a queste fastidiose raffiche.

Giovanni ridacchia e dice: – Ma lei non è un professore? O era, insomma.

– Sì. E che vuol dire? In Italia sono tutti professori. So vagamente che il sole si alza là e tramonta là, ma non ho mai avuto la necessità di sapere altro.

– Poveri i suoi alunni! – dice Gianfranco. Mi viene in soccorso quell’anima buona di Andrea: – Alla fine, che importanza ha un nome?

– Azz – mi dico – qui si va di citazione in citazione, da Tacito a Shakespeare.

La sogguardo con più interesse del solito, chiedendomi se sia solo un caso.

– Il verde del muschio sulle pietre e sui tronchi degli alberi indica il Nord – dice Gianfranco, e cita anche lui un testo fondamentale: “Il manuale delle Giovani Marmotte.”

– So che da Sud vengono il libeccio e lo scirocco. Ma da Nord quale vento viene? – gli chiedo, ed è come una sfida.

Thai, che è cane intelligente, concede l’amnistia a una lucertola e viene ad accucciarsi per ascoltare. Gianfranco raccoglie il guanto e risponde chiedendo: – In questo periodo?

– Diciamo da qualche mese, da quando è iniziata questa pandemia – aggiunge Giovanni, che sembra avere intuito qualcosa.

Andrea chiede; – Scusate tutti la mia ignoranza, ma cosa c’entra la pandemia con il corso dei venti?

Gianfranco riflette un attimo, poi dice: – Non vorrei sbagliarmi, ma da Nord-Ovest spira il Maestrale.

– Sotto il Maestrale urla e biancheggia il mare – cita sussurrando Andrea. Gianfranco non la sente e dice:- In questo periodo dal Nord spira un vento nuovo ma antico: il Feltrino.

Ho trovato il mio esperto e soddisfatto rientro con Thai a casa che è piccola ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito. Confucio.

Potenza, ore 23:43 – Claudia Schettini

La verità è che abbiamo imparato un po’ tutti a ri-tratteggiare la nostra vita seguendo i confini di questi strani giorni che, a volte velocemente, altre più lentamente, procedono inesorabili. Abbiamo adattato la nostra quotidianità ai nuovi ritmi che, da un giorno all’altro, ci sono stati imposti. Abbiamo forgiato una nuova routine, continuando a mandare avanti i nostri impegni, anche solo per mantenere una parvenza di quella realtà che ci siamo lasciati alle spalle, scoprendo nuove passioni e riscoprendo quelle che avevamo da tempo nascosto sotto il tappeto, rivalutando tante cose che avevamo dato per assodate oppure prendendo coscienza che quelle poche certezze che abbiamo, forse veramente sono così…certe.

Io, per esempio, mi sono messa l’anima in pace e, invidiando tutti i nuovi Cracco, Cannavacciuolo e Bottura, ho capito che cucinare non fa proprio per me. Anzi, senza voler ad ogni costo addolcire la pillola, sono completamente negata.

Ci ho provato, poi ho gettato la spugna, anzi…le padelle.

Ho provato con una ciambella da colazione, ma mancava il lievito (quel pover uomo di mio padre per farmi felice ha deciso di assaggiarla…e si è affogato. Ah, e ha avuto anche il coraggio di dire che non era male). Dopo poche ore ho deciso di sperimentare delle “crêpes agli spinaci”…ma non ho messo la farina (a 25 anni chi non sa che per fare le crêpes ci voglia la farina, giusto?). Il giorno dopo non mi ero ancora data per vinta e ho deciso di fare delle “zucchine al forno”. Risultato? Zucchine completamente arse, nere come la pece, e pirofila crepata in due (come si possa spaccare una pirofila nel forno ancora non l’ho capito).

E pensare che poteva essere la mia occasione…ma le mie scarse, anzi inesistenti, doti culinarie, sono una delle poche cose della mia vita che, ormai, ho dato per assiomatiche.

Ho capito che svegliarsi presto è un rito, fatto non solo per senso di dovere. Il curry non è poi così male, lo yoga è una panacea per tutti i mali. No, non sono capace di stare seduta sul divano. Mamma mi ha fatta iperattiva e se nasci tondo non muori quadrato.

Sono una grande rompiscatole, perfezionista e attenta ad ogni parola, ad ogni dettaglio.

I rapporti interpersonali sono così strani e complicati, eppure gli amici sono la mia linfa vitale.

E per quanto ogni sera abbiamo sperato di svegliarci la mattina seguente scoprendo che, in realtà, era tutto solo un incubo, siamo stati così bravi da imparare a conviverci. Tanto è inutile opporsi a qualcosa che è più grande di noi. Anche tu super-uomo o super-donna, non puoi farci nulla. La natura questa volta ci ha fregati…e ci ha fermati.

Potenza, ore 10:40 – Luca Rando

L’azzeramento dei contagi ha fatto anticipare in città la fase 2 prevista dal 4 maggio. Me ne accorgo oggi uscendo a fare servizi alle 9:00. Tantissima gente per via Pretoria, chi butta la spazzatura, chi fa la spesa (in fila, in modo ordinato), ma anche chi passeggia soltanto con a fianco un amico. Quasi tutti hanno le mascherine, ma gli sguardi sono aperti, meno preoccupati di conseguenze pericolose, si intravede un sospiro di sollievo nascosto. La lunga quarantena, iniziata l’11 marzo, sembra allentarsi, sembra dare spazio di libertà al movimento, al tempo inutile della chiacchiera, al respiro sottratto al chiuso della casa, all’incontro anche se a distanza.

Io intanto faccio i miei servizi (spazzatura, spesa) e torno a casa. Continuo ad evitare l’ascensore: per salire e scendere faccio i 6 piani di scale, unico esercizio concesso in questo lungo tempo immobile. Oggi lo faccio due volte, devo ancora andare in garage a prendere la spesa che mia moglie lascia quando va a fare la scorta con la macchina al supermercato. Ne approfitto per fare il ponte di Montereale: il vento è liberatore, annuncia la solita primavera ritardata potentina, libera i polmoni, scompiglia i capelli, agita gli alberi. La natura afferma la sua presenza, il suo esserci al di là di noi. L’erba alta del parco ne è una prova, i fiori cresciuti senza essere calpestati un’altra.

In tutto sono stato fuori un’ora, ad assaporare questo tempo nuovo che sembra annunciarsi.

Matera, ore 19:20 – Doreen Hagemeister

“Mancano 5 giorni al 4 maggio!”

Tra pochi giorni inizia la fase 2 e potremo finalmente uscire. Non vedo l’ora di riprendere le mie camminate in mezzo alla natura. Sento un bisogno disperato di “fuggire” dalle mie quattro mura. Infatti, la prima cosa che farò il 4 maggio è indossare le mie scarpe da ginnastica e la tuta, munirmi di cuffie per la musica e mettermi in moto. Magari riesco a raccogliere anche qualche fiore di campo.

Potrei incontrare anche i parenti, peccato che non ho parenti che abitano nella mia regione. Ora che ci penso: potrebbe essere anche una fortuna! Ma soprattutto, e qui c’è la fregatura più grossa, essendo tedesca non ho parenti in Italia. Perché limitare la visita di persone al puro stato di parentela, invece di considerare gli affetti che ci mancano?

Gli amici sono il modo di Dio per scusarsi dei parenti.” (Hugh Kingsmill)

Vorrei tanto vedere i miei amici. Magari uno alla volta nel rispetto delle norme di sicurezza per limitare il rischio di contagio da Coronavirus. Ma come potrò convincere le forze dell’ordine che si tratta dei parenti di una teutonica? Me la devo studiare bene.

Proprio stamattina mi sono sentita con una delle mie amiche più care che abita qui a Matera.

Le amiche migliori sono sorelle che ti scegli da sola.” (Eustache Deschamps)

Vogliamo incontrarci e non vedo l’ora! Certamente ci organizzeremo a fare un po’ di movimento insieme. Ma l’idea di andare in un locale per farci una birra è certamente più alettante. Quelle occasioni sono i momenti più belli in cui abbondano le risate e la leggerezza d’animo e ci si confida tra donne. Sono serate toccasana per me!

L’amicizia ha come comune denominatore tre grandi “c”: confidenza, complicità, cazzate.” (Anonimo)

Scherzavamo sul fatto di inventarci una parentela fittizia. Poi il discorso si è fatto più serio: andare in un pub e sedersi l’una di fronte all’altra separate da un plexiglas è semplicemente spaventoso. Confessarsi e dire confidenze implica un tono di voce basso che quella barriera, immagino, non permetterebbe. Tutta l’atmosfera sarebbe guastata. Aggiungiamo a questo anche la mascherina, e mi chiedo come si possa bere e mangiucchiare qualcosa, attività tipica in quei locali, senza toglierla. Continua a essere una situazione surreale. Mi sa che opteremo a un incontro “dal vivo” nel giardino di una di noi. Qualcosa ce la inventeremo di sicuro! Intanto continuo a contare i giorni che mancano all’arrivo del 4 maggio.

Il tempo resta per me una di quelle curiosità che non comprenderò mai appieno, ma che cercherò di sfruttare a mio vantaggio. Mahatma Gandhi disse: “Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo.

Potenza, 29 aprile 2020 – Giampiero D’Ecclesiis

Giornata di sopralluogo, ci mettiamo in auto e si va.
Fa il solito effetto strano percorrere le nostre statali semi-deserte.
La Statale si inerpica lungo la valle di un torrente che impetuoso confluisce nel fiume Sinni all’altezza di uno dei tanti piccoli paesini della Basilicata, una strada “periferica che collega pochi piccoli paesi, una delle tante strade difficili della nostra regione.
Svoltata l’ennesima curva arriviamo alla causa del nostro sopralluogo, ci fermiamo un po’ prima per osservare dall’alto.
E’ una grande colata di argilla, si sviluppa per quasi un chilometro, sono migliaia di metri cubi di terreno che scivolano verso valle e che a un certo punto del pendio si biforca e investe la statale invadendo la sede stradale.
Lasciamo il nostro punto di vista in alto e scendiamo sulla strada.

C’è altro. Non c’è dubbio.

La strada è solcata da decine di lesioni, un fabbricato è sghembo, fuori piombo, sollevato, un piccolo ponte è deformato, ma la colata che abbiamo osservato da lontano qui non è arrivata ancora e non può essere la causa di ciò che stiamo vedendo.
Mi arrampico sulla montagna e risalgo il pendio.
Man mano che salgo compaiono gli indizi di quello che sta accadendo, fessure, crepacci, grandi contropendenze in cui si sono formati dei piccoli laghetti d’acqua e, quasi in sommità del pendio, si aprono trasversalmente due grandi scarpate di frana.
C’è un mostro più grande che si sta scuotendo da decenni di sonno, che sta stritolando il nostro piccolo ponte e fessurando la nostra strada.
Siamo inermi, o quasi, quando le dimensioni dei fenomeni diventano così grandi comincia il balletto delle competenze, una volta quando il nostro Stato era modellato su un sistema a guida centrale, quando la mia azienda stessa era pienamente parte del meccanismo statale, la macchina si sarebbe messa in moto, magari i tempi di attuazione su un problema così complesso non sarebbero stati rapidissimi, ma la macchina avrebbe avuto un immediato sussulto, oggi no.
Ci sarà da organizzare un piano di battaglia, ci sarà da discutere di competenze, ci sarà il solito balletto di richiami a codici e codicilli dietro il quale sia chiaro non c’è la voglia di alcuno di scansare le proprie responsabilità ma solo l’inutile superfetazione di norme che bloccano l’azione di amministrazioni, enti e società che operano per lo stato.
Per tornare a Potenza ripassiamo nel mezzo del paese, ci fa segno una vecchietta, ci fermiamo.

-Siete voi ‘u ‘ngegnere dell’Anass?

E’ una vecchina piccola, fa una gran tenerezza sentirla, ci chiede della strada, ci dice che non può raggiungere la sua casa di campagna, che lì ci sono i suoi animali, ci dice che è troppo vecchia e non ce la fa più a trasportare le cose a spalla, ci chiede aiuto come si fa dalle nostre parti, spiegando le proprie ragioni e attendendo un segno di comprensione.
Come potrei mai spiegarle tutta la complicazione che mi aspetta per cercare di avviare una soluzione del problema?
Mi monta dentro una grande amarezza, mista alla voglia di agire, vorrei scendere e abbracciare la vecchina e dirle –Non ti preoccupare Nonna, domani te la sistemo io la strada– ma so che non sarà così, magari riusciremo a riaprirla per qualche tempo, rimuovendo i detriti delle colate che l’hanno invasa, ma so molto bene che se il grande mostro che si è appena scosso non si ferma da sé, il destino della strada è segnato, e ottenere che la macchina regionale si metta in moto per avviare un’azione di contrasto richiederà tempo e una infinità di riunioni sperando che la politica dia i giusti indirizzi di priorità agli uffici.

Sui giornali, prima o poi, uscirà un articolo e magari parlerà di inattività, di disinteresse, di incompetenze, ma del resto è così tanto più facile cercare un brutto e cattivo piuttosto che analizzare, discutere e combattere le inefficienze del sistema, che ne sanno di come si sente il nostro cantoniere che ci parla della strada come se fosse casa sua, che ci chiede ansioso e preoccupato insistentemente -Possiamo fare qualcosa ingegne’? Quando riapriamo ingegne’? Con l’urgenza di chi vive i problemi nel suo quotidiano.

Che possono mai sapere di quando sia pesante il mio fardello questa sera carico di frustrazione.

https://www.youtube.com/playlist?list=PLTnbehVW51PTcMSodQljAfkg7yNoZqbM0
LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime sei puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO
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