Fuori Fase – 9 maggio 2020

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Non è tempo per burocrati
di Giampiero D’Ecclesiis

Una regione Covid-free, una regione con bassa densità abitativa, con un tasso elevato di wildness, con grandi spiagge sabbiose, con più di un quarto del suo territorio, oltre 240.000 ettari di Parchi Nazionali, una regione così, è normale che debba attendere inerte gli eventi?
Magari non è stata una grande idea quella di lasciare la delega per il turismo al Presidente Bardi, certo gli impegni saranno tanti, magari la vecchi disciplina militare è un po’ lontana dalla mentalità rapida che ci vorrebbe per saper cogliere le occasioni, fossi io il Presidente della Regione a quest’ora sarei al tavolo con gli imprenditori del settore e starei facendo il diavolo a quattro per avere regole per poter far partire la mia stagione turistica.

Una stagione Covid-free – Isolati nella più isolata – Basilicata la terra della salute

Che faccio continuo con gli slogan banali di uno come me a digiuno di tecniche di marketing oppure ho reso l’idea? I burocrati sono il veleno delle situazioni straordinarie, sono lenti, privi di scatto, mancanti di capacità di cogliere le occasioni.
Sia chiaro, non sto chiudendo gli occhi davanti allo scenario terribile che abbiamo vissuto e non sottovaluto i rischi e le difficoltà che ancora dovremo affrontare, ma so che come sempre succede gli scenari di crisi aprono spazi per nuove possibilità ed è evidente che la situazione socio-economico-sanitaria in questo frangente potrebbe rappresentare per la Basilicata un vantaggio evolutivo.
Borghi piccoli, città distanziate, turismo lento, natura, come fare per sfruttare l’occasione?
Aspettiamo che alla governo della regione qualcuno si scuota dallo stato di gufo impagliato e inizi a lavorare per la Regione, nel frattempo da qualche parte nel metapontino, tra i borghi lucani, nell’area del Pollino, a Matera c’è un operatore turistico che rinuncia.

C’è umanità e umanità
di Gianrocco Guerriero

Con la seguenti dichiarazioni: “Il Trattato contiene ideologie di genere distruttive e favorisce l’immigrazione clandestina; nel nostro Diritto ci sono già tutte le norme necessarie per proteggere le donne”, Viktor Orbán ha respinto la ratifica della Convenzione di Istambul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica nei confronti delle donne, firmata dall’Ungheria nel 2014.
Due sono i messaggi che emergono chiari da una tale scelta: 1. Quello sessista: il capo del partito Fidesz ostenta il proprio potere rifiutando un vincolo sovranazionale riguardo a un piaga sociale eterna (presa in considerazione relativamente di recente) qual è quello della violenza domestica; 2. Quello antiumanitario: sottrarsi all’obbligo di ospitare rifugiati perseguitati per ragioni di orientamento sessuale e di genere.
In Italia il leader della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si sono congratulati con Orbán quando questi è riuscito a ottentenere dal Parlamento pieni poteri a tempo illimitato, sospendendo di fatto la democrazia. Non c’è da dire altro.
La politica, come tutte le cose, in tempi ordinari è tanto più bella quante più sono le sfumature in cui essa riesce a declinarsi. In tempi straordinari, tuttavia, diventa in bianco e nero, poiché schierarsi da una parte o dall’altra può fare la differenza a favore (o contro) chi si ritrovi a subire ritorsioni per la sola colpa di essere così com’è. Oggi c’è da scegliere fra umanità (autentica, razionale) e vigliaccheria.

Una Potenza Fuori Fase
di Ciro Gentile

Finito il lockdown (o quasi) Potenza riapre i parchi e torna ad essere città del benessere  e dello sport: il progetto può riprendere ora più che mai in una rinnovata visione di sostenibilità urbana e adeguati comportamenti sociali 
Un, due, tre ……….. si riapre, no non è un liberi tutti, a giudicare da quanto si vede in giro non siamo ai livelli normali con tutte quelle situazioni non proprio da rimpiangere, ma è indubbio che la città riprende a manifestare segni di una vitalità per lunghi mesi repressa. E’, però, bastato questo passo, nella direzione di un recupero della “agognata normalità”, per indurci a qualche riflessione. Le strade deserte, le attività commerciali e produttive in generale, fanno male all’anima, oltre che al portafogli, questo è sicuro, ma l’assenza di autoveicoli in circolazione, l’aria indubbiamente più pulita e respirabile, per quello che ci è stato possibile assaporare nelle fugaci uscite, non possono non averci indotto a porci almeno una volta una domanda, ovvero: “sarebbe possibile un ritorno alla normalità preservando quanto di buono in questi giorni di fermo pressoché totale ci ha fatto intravedere?” Per chi, per motivi di lavoro o per altre questioni ha avuto modo di uscire in questo periodo, si è aperta davanti ai propri occhi una città diversa, una Potenza che parlava, parlavano le strade, le piazze, tutti i luoghi che abitualmente viviamo, ma che, quasi sopraffatti dall’uso intensivo e frettoloso che ne facciamo, presi dalle nostre necessità, non siamo più in grado di ascoltare. Quelle voci, è come se nella condizione di normalità, fossero silenziate da una sorta inquinamento antropico, cioè da quanto senza rendercene conto siamo riusciti ad alterare, manomettere, nelle nostre capacità percettive circa le sensazioni e le emozioni che ci trasmette un luogo. Un concetto complesso che trova una sua chiave interpretativa nella comprensione del “genius loci” ovvero nella somma di caratteri di un luogo ove le interazioni fra il mondo costruito e quello naturale siano riuscite a preservane l’anima. Sono aspetti quali la luce, il rapporto dimensionale del costruito in proporzione all’uomo, il tempo che rende partecipe della vita all’interno di uno spazio, gli elementi che vanno a definire luoghi che diventano familiari. Tutti elementi, questi, indubbiamente percepiti in modo molto diverso in questo periodo di quarantena. Le voci ascoltate ci assegnano un compito: dobbiamo voltare pagina, urge cambiare molte delle nostre abitudini, dobbiamo pensare ad una città diversa.

Di restanze e di Carmini
di Antonio Di Stefano

Mettiamo un Carmine qualunque di uno dei tanti comuni di montagna della Basilicata, giovane ma non troppo, istruito quanto basta, senza esagerare, attivo un giorno si e tre no nell’economia informale, un eufemismo per non considerarlo platealmente un lavoratore precarissimo e a nero. A Carmine qualcuno dovrebbe comunicare che adesso c’è la “restanza”, l’idea che si possa anche non fuggire dai comuni polvere, idea che in tempi di covid si potrebbe addirittura tradurre, prosaicamente, nel culo di essere nato in un territorio sperduto, poco antropizzato e con boschi e prati che si buttano e ti arrivano quasi dentro casa. Chi tra gli stressati ed impauriti abitanti delle aree metropolitane non vorrebbe venire a vivere qui, digitalizzando e dematerializzando la propria vita lavorativa e tutto il resto, e godere di questa oasi decoronovirussizzata?

Carmine, uomo pratico e poco avvezzo allo sviluppo della vision, sarebbe scettico. E forse avrebbe torto, non cogliendo come l’esperienza della pandemia da covid19, oltre a determinare esiti tragici sulla salute e nefasti per l’economia, qualche lato positivo pure ce l’ha, come tutte le cose. Uno di questi è probabilmente la sperimentazione e l’accelerazione verso soluzioni organizzative già disponibili, vedi smart working o didattica a distanza, che tuttavia in precedenza sono state scarsamente applicate per freni culturali ed ostacoli amministrativi.

O magari Carmine avrebbe ragione, perché forse è illusorio immaginare che il comune di “Vattelapescalucano” diventi di colpo attrattivo in ragione della scarsa esposizione al contagio (situazione del resto transitoria e destinata a spegnersi con la scomparsa dell’epidemia) e di un potenziale superamento della distanza fisica da tutto attraverso il ricorso alle potenzialità della rete, confidando fideisticamente in una connessione veloce ormai alla portata di quasi tutti. Magari Carmine ha capito che la potenzialità è una cosa e che la realtà non sempre ne è lo specchio, che ad esempio lo smart working va bene, facilita sia la permanenza nel paese che il potenziale arrivo di terzi, ma è necessario che tanto la PA che le aziende si riorganizzino per consentirlo in tempi ordinari. Poi c’è il tema dei servizi: “Vattelappescalucano” sarebbe fighissimo per la giovane coppia highskilled tutta pane, innovazione e sostenibilità, ma forse per 2-3 settimane, poiché se la giovane coppia si è riprodotta e il frutto del loro amore rischia di finire in una pluriclasse, il fascino del borgo tranquillo e incontaminato sfiorisce presto. Ma anche se sei un anziano in cerca di un buen ritiro che non se la sente di arrivare in Florida, a sapere che in caso di emergenza il medico non c’è sempre e che il pronto soccorso arriva dopo 30 minuti un po’ di entusiasmo magari viene meno.

Allora dobbiamo rassegnarci insieme a Carmine? Non necessariamente, perché è indubbio che possibili soluzioni organizzative potrebbero se non risolvere i problemi almeno contenerli: la teledidattica, forme di residenzialità diffusa per anziani fragili, modelli di medicina territoriale in grado di avvalersi di tecnologie digitali, sono alcuni strumenti teoricamente utili verso i quali orientare scelte territoriali. Sicuramente la strada è in salita, ma non si parte proprio da zero, a livello nazionale c’è già la SNAI Strategia Nazionale Aree Interne, c’è la L. n. 158/2017 sulla valorizzazione dei piccoli comuni. Ma il percorso è lungo e complesso ed è impensabile che i piccoli comuni possano affrontarlo da soli. E’ necessario un indirizzo programmatico chiaro, che fornisca la cornice in cui operare, che magari nell’immediato si avvalga della flessibilità dei fondi europei nella fase di emergenza e si radichi tra i temi strategici della programmazione 2021-2027. E’ necessario un investimento in tecnologie ICT in grado di offrire nuove forme di azione ed innescare in alcuni casi nuovi servizi e nuova impresa locale. E’ utile un sostegno alle politiche formative che sappiano orientare verso mestieri e servizi digitali e relative procedure organizzative. E’ opportuno coltivare un partenariato che consenta il dialogo tra i territori e tra i livelli istituzionali.

Senza tutto questo bendidio il rilancio dei piccoli borghi, anche a prescindere dal covid19, rimane una vago auspicio, uno slogan di bandiera in bilico su un confine instabile e scomodo, tra la giusta intuizione ed il capriccio elitario. E allora per Carmine, profondo conoscitore della commedia italiana, tanto la “restanza” quanto l’”attrattività” rischierebbero di possedere lo stesso fascino e disvalore della corazzata Potëmkin.

Boschi di splendide utopie
di Antonio Califano

Oggi prima uscita in moto, il verde del bosco mi ipnotizza, mi fermo su una stradina sterrata per ammirare le colline e le montagne di queste splendida terra e la mia mente parte. Rifletto sempre di più sul significato della morte, non solo per questa pandemia, ma perché rifletterci serve a capire la vita, sempre. Quarantadue anni fa veniva ucciso Aldo Moro, è storia tragica, per la mia generazione la perdita dell’innocenza, ma ne parleranno tutti come è giusto che sia, lo stesso giorno veniva assassinato Peppino Impastato, ci vuole fortuna anche nel giorno in cui si muore, in quei giorni nessuno se ne accorse. Io si, Peppino a Cinisi era candidato nelle liste di Democrazia Proletaria, lo ero stato anche io più volte nelle stesse liste. Quel morto in quei giorni fu inevitabilmente poco citato, si cercò di diffamarlo approfittando di quello che stava accadendo, ma la sua famiglia i suoi compagni subito lo impedirono, oggi Peppino è più vivo che mai grazie a quelle persone. Quella splendida utopia a cui aderivamo non esiste più ma le sue idee sono più vive che mai, parlavamo all’epoca di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, ci davano dei pazzi, di Lavorare meno Lavorare tutti, di diritto al reddito, di difesa della sanità pubblica e della scuola pubblica, di diritto alla vita, di rifiuto della guerra, di riduzioni delle spese militare, di politica fiscale, di democrazia diretta. E oggi di che parliamo?, eravamo proprio pazzi e oggi quei pazzi anche a nome di Peppino Impastato vi dicono “ Ma andate a fare in c…”, noi continueremo a sognare e non vi permetteremo di impedircelo, covid o non covid , anzi …. ( che poi è dove sono arrivato con la moto oggi).

Il successo talvolta dipende dalla fortuna
di Ida Leone

Il singolare destino di Matera, passata dal clamore assordante dell’anno da Capitale Europea della Cultura al silenzio desolante del 2020 sembra quasi un contrappasso dantesco. D’altra parte è impossibile non pensare alla sostanziosa botta di fortuna che le è toccata in sorte, leggendo i desolati comunicati di Galway e di Rijeka (Fiume), Capitali Europee del 2020, costrette quasi a chiudere i battenti praticamente a giochi appena iniziati, con una cospicua riduzione degli eventi e l’impossibilità, nel 2021, di trarre insegnamenti da monitoraggi o valutazioni ad esempio sul numero di turisti attirati, dato evidentemente del tutto falsato dalla pandemia.
Da cosa si riparte, dunque? Quali valori può la città dei Sassi mettere in campo per inventarsi un modo nuovo di attuare politiche della cultura, posto che quelle tradizionali prevedono sempre, anzi auspicano fortemente, assembramenti quanto più folti e compressi possibile? Forse occorre far tesoro di alcune delle lezioni apprese durante il 2019: ad esempio, che la cultura può essere un processo orizzontale, partecipato, dal basso, non elitario. Che la co-creazione apporta frutti che valgono di più della somma delle creatività singole. E soprattutto, che i luoghi possono avere funzioni diverse da quelle per cui sono stati realizzati e vissuti fino a quel momento.

La scena creativa della Basilicata, protagonista a pieno titolo del 2019, si sta già da alcune settimane interrogando su questo. Non è dato sapere se le molte interlocuzioni stiano anche costruendo proposte. Ma io sono fiduciosa. Da Matera è possibile ripartire, dopo la pandemia.

Economia rurale e turismo rurale
di Nuario Fortunato

L’emergenza ha riconsegnato centralità alla connessione tra dinamiche della popolazione, quindi demografiche, e sviluppo economico. Credo sia lapalissiano sostenere che regioni come la Basilicata, caratterizzata da determinati target demografici, da particolari caratteristiche orografiche e morfologiche, abbiano impattato il virus in maniera completamente diversa rispetto ad altre realtà territoriali. Se questo è vero, è altrettanto vero che quello che, forse egoisticamente va riconosciuto come un vantaggio, vada tradotto in un’opportunità anche per le fasi successive. Quelle fasi in cui gli imperativi categorici diventano la ripresa, la ripartenza, la crescita, il marketing territoriale e turistico. Viene giocoforza rispolverata la triade popolazione-sviluppo-ambiente che, da decenni, alimenta il motore dei grandi flussi di crescita delle popolazioni del pianeta. Lì dove in Basilicata si sono registrate forti variazioni congiunte (microeconomiche) al ribasso bisogna rispondere con una grande flessibilità organizzativa, facendo confluire progressivamente risorse fisiche, finanziarie e umane da quei settori in cui, magari, la domanda diminuisce. Qui diventa fondamentale che i processi decisionali procedano senza fatica e senza lentezza. Insomma, bisogna interrompere l’incedere di quello che si potrebbe definire sviluppo sostenuto per inserire nuovi segmenti di crescita che vadano verso la direzione di un vero sviluppo sostenibile. Quale migliore settore di quello rurale-naturale? Il comparto del turismo rurale potrebbe, per proprie suscettività, rappresentare la nuova frontiera del turismo lucano che può offrire e garantire immacolate e incantevoli matrici ambientali e naturalistiche. Dall’emergenza si costruisca un’opportunità per interrompere quelle forti discontinuità territoriali che per troppo tempo hanno finito per condizionare comportamenti sociali e demografici.

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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO

Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.

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