Il 13 maggio c’è l’assemblea degli azionisti dell’Eni che vedrà la riconferma di De Scalzi a capo del colosso energetico che in Basilicata ha il suo giacimento on shore più grande d’Europa. Ci riguarda? L’Ad del cane a sei zampe ha confermato il programma di decarbonizzazione secondo i parametri europei sul clima e sull’ambiente 2030. In pratica quello che è stato programmato anche per la Basilicata, un progetto di transizione energetica che comunque, oggi realisticamente, è da rivedere per gli effetti della crisi pandemica che ha determinato il crollo del prezzo del petrolio e un eccesso di riserve difficile persino da stoccare. Ad oggi si prosegue con le estrazioni. In realtà il dato che i lucani dovrebbero tener d’occhio (e finora forse non ce n’è abbastanza consapevolezza) è proprio il livello di produzione del giacimento Val d’Agri. (il livello di produzione Total al momento è bassissimo). E’ di questi giorni la notizia della petizione online di Scanziamo le scorie: oltre 10mila lucani hanno firmato contro il petrolio. In sostanza il senso del ragionamento è: il petrolio inquina, non c’è un ritorno di sviluppo e occupazione, facciamone a meno. Sono anni che il grande dibattito sullo sviluppo (non solo in Basilicata) gira attorno a un compromesso possibile tra le varie vocazioni di un territorio: agricoltura, cultura e industria, per stare agli asset principali. In Basilicata l’industria, considerando solo l’automotive e le estrazioni, vale quasi il 15 per cento del Pil. Possiamo fare a meno di questa fetta di Pil? Mettiamo da parte per un attimo le considerazioni chimiche, ambientali, geologiche, ragioniamo in termini di economia. Uno degli obiettivi della produzione di petrolio dai tempi del primo governo de Filippo era arrivare oltre i 100.000 barili al giorno. Non ci siamo mai arrivati, fermi a poco più di 80 mila per lungo tempo. Da oltre un anno (e nessuno pare se ne sia accorto) la produzione è scesa ulteriormente assestandosi a poco più di 60mila barili al giorno. Ora, con la crisi del Covid, le estrazioni sono scese di un altro trenta per cento. Forse sarebbe il caso che la Regione iniziasse a fare un po’ di conti per il tesoretto di royalty che le verrà a mancare. E’ un dato, solo un dato. Poi si può anche discutere se la Basilicata possa fare a meno del petrolio (tra l’altro Eni sta estraendo ancora in regime di prorogatio), però serve parlarne, altrimenti ci ritroveremo nel giro di qualche mese senza soldi e senza strategie.