di Antonella Marinelli

In Val d’Agri manca una politica di centrosinistra. Nel centrosinistra in Val d’Agri mancano le donne.
La Val d’Agri non è solo un territorio paesaggisticamente straordinario, la Val d’Agri è il motore per la copertura del fabbisogno energetico di tutta Italia, oltre che garanzia per l’offerta dei principali servizi di tutta la regione. La presenza del giacimento petrolifero on shore più grande d’Europa in Valle impone un contesto di riferimento che sia pronto, agile e all’avanguardia rispetto al grande potenziale offerto dall’indotto. Non si può pensare che il potere di contrattazione con le grandi compagnie petrolifere sia esclusivo appannaggio di chi considera la grande città metallica del Cova in un’ottica padronale, in cui conta solo il comune dell’area in cui è insediato. L’ultimo tentativo regionale di contrattazione con le compagnie è stato talmente debole che l’annosa questione è confluita sui tavoli romani. La Val d’Agri è nuda. Urge la ricomposizione di un tavolo di centrosinistra che si offra come supporto e incoraggi tutti quegli amministratori di centrosinistra della Valle che ormai si sentono orfani di rappresentanza e agiscono da soli e nel totale ed esclusivo interesse delle loro comunità. Da Viggiano a Paterno esiste un filo sottile di sovranismo di comodo. Amministratori e consiglieri regionali che sono diventati leghisti sull’onda della valanga di salvinismo che fino a qualche mese fa imperversava in Italia. Uomini, giovani, nati e cresciuti politicamente anche in opposti schieramenti politici. E si sente forte in Valle la mancanza di un centrosinistra che alzi la voce contro l’arroganza e la tracotanza di chi governa sperando nell’assenza di contraddittorio. E quando i social vengono usati da liberi cittadini che esprimono democraticamente una opposizione serrata a questa gestione tracotante del potere, ecco, la levata di scudi degli interessati che reagiscono non in maniera istituzionale, ma diffondendo in rete video in cui vengono attaccati ferocemente i singoli senza stare al merito delle questioni, ma solo per una smaccata prova di forza. E allora se questa è la gestione del potere delle destre, facciamo presto, mettiamo su le migliori energie di centrosinistra della Val d’Agri e lavoriamo su proposte alternative alla vacuità odierna. Questo tentativo sarà utile anche per togliere dall’imbarazzo quei sindaci tacciati di recente di leghismo e cresciuti nei giardini politici del centrosinistra. Si offrirà loro una occasione ghiotta per uscire dall’ambiguità in cui versano rischiando di compromettere anche la loro stessa credibilità. I temi su cui lavorare sono tanti. In un territorio come il nostro termometri per la qualità della vita sono la sanità e l’ambiente. La Val d’Agri è ad alto rischio di incidente rilevante sarà dunque diritto dei valdagresi poter contare su di una pianificazione sanitaria certa che si offra come garanzia di tutela della salute pubblica? E visto l’innegabile impatto ambientale che determina la presenza dell’indotto, si potrà contare su una gestione dell’ambiente utile ad orientare delle politiche virtuose in questo territorio di indubbia complessità dove devono coesistere sicurezza economica e qualità della vita? Certo l’elettorato di centrosinistra è molto scoraggiato. Tutti si aspettano più che novità , nuovismo e due possono essere le chiavi di volta, i giovani e le donne. I giovani che hanno voglia di partecipazione non devono essere mortificati, ma incoraggiati, accreditati, educati alla complessità istituzionale. Le donne invece necessitano di spazi. L’unico sindaco donna della Val d’Agri è il sindaco di Marsiconuovo. Una donna coraggiosa, che porta avanti le sue convinzioni e le sue battaglie, unica voce contro i titani del nuovo potere. E nell’atteggiamento passivo, remissivo e stanco di tanti altri amministratori, questo Sindaco è una boccata d’ossigeno per la tenuta del confronto democratico in Valle. Neanche la nuova destra ha superato il retaggio delle donne relegate semplicemente ai ruoli di madri e mogli in questa terra e dunque si creino le condizioni per un nuovo centrosinistra a trazione rosa per risollevare la dignità democratica, culturale, umana e civica della Val d’Agri.
Lo spettro ampio del pregiudizio
di Gianrocco Guerriero

Il populismo minaccia la democrazia in nome della democrazia. Le politiche economiche minacciano il benessere dell’uomo in nome del benessere dell’uomo. In questi ultimi mesi, a causa dell’emergenza-pandemia, il dibattito, sui entrambi i fronti, si è inasprito. Viviamo un momento storico di confronti accesi e utilizziamo le parole con troppa superficialità, cosicché finiamo con il non capirci, accusandoci reciprocamente di avere pregiudizi e quindi finendo con l’incaponirci ognuno sulle proprie posizioni andando a privare la dialettica della sua preziosa linfa vitale.
“Pregiudizio”: è proprio questa la parola chiave. La definizione data nei vocabolari è sostanzialmente negativa: una opinione preconcetta che porta a valutazioni sbagliate. E ci sta. Siamo pieni di pregiudizi intesi in tal senso, ed essi sono tanto più pericolosi quanto meno se ne ha consapevolezza. Ma c’è anche una forma di pregiudizio virtuosa che non viene considerata: quella che deriva dall’analisi critica di una serie di giudizi del passato capaci di rendere il giudizio nel presente meno affetto da errore. Mi spiego meglio con un esempio: può definirsi pregiudizio negativo quello che faccia titubare un novello Pinocchio dall’affidare i suoi cinque danari al Gatto e alla Volpe?
L’intelligenza e la capacità d’analisi critica sono due cose diverse e non sempre coesistenti (non sono io a dirlo). La prima tende a giudicare ciò che una persona dice e fa nel momento in cui la dice e la fa. È una sorta di “geometria politica”, di natura metrica e locale. L’altra, invece, tiene sempre sottocchio un po’ di passato e un po’ di possibile futuro, cercando di tirar fuori stime di credibilità. Potremmo definirla “topologia politica”: offre uno sguardo d’insieme e dice, per esempio, che una ciambella può diventare una tazza, ma non sarà mai una sfera. Spesso può prevenire drammi di portata storica enorme.
Per evitare di sembrare di parte, gli esempi li lascio immaginare al lettore. Mi limito a dire soltanto che anche l’ingresso odierno in questa terza fase di gestione della pandemia andrebbe affrontata con molto spirito topologico, al fine di evitare danni nel prossimo futuro.
Ti è piaciuta la bicicletta?
di Antonio Di Stefano

Non ricordo un altro momento storico in cui la bici fosse così popolare. Si, certo qualche anno fa Pantani, prima forse ai tempi di Bartali e dell’attentato a Togliatti, ma quelle erano altre fasi, cose che riguardavano la nostra giovinezza e quella dei nostri padri e nonni. Nei tempi correnti ha cominciato la task force di Colao, ha rilanciato Legambiente nazionale con un invito ai comuni d’Italia e via via tanti altri, fino al Governo che ha annunciato di avere inserito una misura di aiuto del Decreto Rilancio per l’acquisto di bici nelle città con oltre 50.000 abitanti. In questo entusiasmo collettivo verso le due ruote ci sono tante cose: il rilancio di chi da tempo vede nella bicicletta un modo sostenibile di vivere il territorio e la riscoperta di un mezzo che può decongestionare le città, soprattutto quando il mezzo pubblico è visto a rischio di contagio, mentre la bici è ontologicamente distanziata.
Anche nella città di Potenza il dibattito è abbastanza vivace, rilanciato praticamente da tutte le fazioni politiche, addirittura con attestati di primogenitura sulle proposte di piste ciclabili, che è una cosa molto soddisfacente a vedersi per tutti gli amanti delle due ruote e inimmaginabile, fino a poco tempo fa, per una città agli ultimi posti in Italia per il minor utilizzo del trasporto pubblico urbano e ai primi posti per l’elevato numero di automobili per residenti. Ma evidentemente siamo ad una svolta e ci sono anche alcuni segni tangibili, oltre alle numerose dichiarazioni pubbliche: la connessione ciclabile Potenza- Pantano di Pignola o il finanziamento di 2 meuro individuato nel programma ITI (Investimenti Territoriali Integrati) della città di Potenza che prevede la possibilità di realizzare connessioni ciclabili tra le aree verdi della città. O ancora la recente proposta di realizzare, proprio con i citati fondi ITI, un percorso ciclabile nell’area del parco del Basento, che è una cosa positiva, ma che rischia di mantenere una visione meramente “leisure” della bici ed evidentemente non esaurisce il tema della ciclomobilità, che invece guarda alla bici come mezzo di trasporto e non esclusivamente di svago. Perché, strano a dirsi in una città montuosa e pigra come Potenza, con la bici si può andare a lavoro, soprattutto da quando sono facilmente accessibili le bici a pedalata assistita, anzi addirittura qualcuno da qualche anno ne ha fatto un business con la consegna di pacchi, come la piccola impresa Biciclò (sì, incredibile, sempre a Potenza).
Certamente il percorso per integrare a pieno titolo la bicicletta nel quadro della mobilità urbana è lungo è complesso, ne sanno qualcosa gli amici di Ciclostile, associazione federata alla FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) che da qualche anno si sforzano di fare educazione e promozione dell’uso delle due ruote. Provando a sgombrare alcuni luoghi comuni, ovvero che le bici vadano bene solo nei parchi e nelle piste ciclabili, mentre le strade sono fatte per le macchine (da cui consegue il sillogismo malato secondo cui poiché nella maggior parte delle strade urbane non c’è lo spazio per le piste allora in città non è il caso di andare in bicicletta). Oppure che limitare l’accesso alle automobili in alcune strade sia un danno per l’economia commerciale. Tutte sciocchezze che, nelle tante città in Europa e nel mondo che hanno rilanciato l’uso della bici, sono state ampiamente smentite. E’ ovvio che il percorso da costruire non è solo fatto di soluzioni tecniche , ma anche culturali: in una città dove alcuni pensavo che l’automobile abbia la precedenza sulla bici (chissà perché poi, non sono mai riuscito a trovare il riferimento nel codice della strada) bisogna portare progressivamente a patrimonio condiviso l’idea che una strada con limite di velocità di 30 km è un vantaggio per tutti: per il ciclista e l’automobile che riescono a gestire in sicurezza gli spostamenti, ma anche per la persona anziana o il bambino che vede abbattuto il rischio di investimento. E il tutto senza ledere sui tempi di percorrenza: attualmente la media oraria degli spostamenti auto in fase diurna in una città come Potenza non va oltre i 30 km orari. E va anche da sé che la misura riguarderebbe solo alcune strade in una quadro programmato di mobilità.
Costruire cultura e trovare punti di equilibrio tra linguaggi diversi non è sempre facile, anzi spesso i linguaggi si fanno presto scurrili e oltranzisti tra fazioni avverse se esercitati su piattaforme social sulle quali si commentano proposte di mobilità sostenibile. Automobilisti pigri che vedono nella bici un esercizio ginnico pericoloso ai limiti della costituzionalità e ciclisti incazzati verso guidatori sciagurati che non danno precedenze perché impegnati a mandare saluti via whatsapp. Un inutile esercizio di tifoserie che non serve a nessuno. Da qualche anno ho acquistato una bici a pedalata assistita e quando posso la uso per fare la spesa o andare a lavorare, ma il più delle volte quando mi muovo con altri o la spesa è pesante uso l’automobile e quando c’è il sole e la distanza permette me ne vado a piedi. Sono ciclista, automobilista e pedone. Non mi ascrivo a nessuna fazione in particolare altrimenti sarei in conflitto innanzitutto con me stesso prima che con gli altri. In tema di mobilità la strada da percorrere è lunga, non importa il mezzo che scegliamo di usare, perché alla fine discutiamo di spazio pubblico, ovvero dello spazio comune della città, a voler sparare grossa di democrazia e qualità della vita. E in questa strada le tappe da percorrere sono ancora tantissime, ben oltre la tracciabilità di percorsi di emergenza post-covid per gli spostamenti in bici, non abbiamo l’infrastruttura minima per la logistica, siamo ancora lontani da soluzioni innovative per incentivare non solo l’acquisto delle bici, ma anche l’uso quotidiano. Abbiamo tanta strada da fare, collettivamente, nella città di Potenza magari ripartendo con adeguate soluzioni di pianificazione nel redigendo PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), e dunque come si usa in questi casi: “non resta che pedalare”.
Contrasto e confronto
di Giampiero D’Ecclesiis

C’è bisogno di una svolta; è ora che gli uomini e le donne di buona volontà, da qualsiasi parte della barricata si trovino, si interroghino sugli interessi della comunità e decidano di fare un passo avanti rispetto al restauro della civiltà del confronto politico e uno indietro rispetto alla cacofonia di insulti che inquina la discussione politica a tutti i livelli.
E’ necessario abbandonare la politica del contrasto e ritornare a quella del confronto che può ugualmente essere asperrimo, ma senza negare la reciproca legittimità d’opinione. Troppe donne e uomini con ruoli istituzionali hanno perso l’etica del confronto politico avviandosi sulla più facile via del contrasto.
E’ tanto più facile cercare di sminuire l’avversario, denigrandone l’opinione, offendendolo sul piano personale in maniera palese o, peggio ancora, usando ipocritamente la dialettica per dissimulare le offese.
Trovo veramente indecoroso leggere post o condivisioni di dichiarazioni fatte da politici locali o nazionali sotto le quali si scatena una tifoseria indegna, un gazzarra lurida e volgare che dovrebbe essere stigmatizzata e combattuta da chi ha velleità di discutere del bene comune piuttosto che tollerata se non addirittura istigata.
La politica non è fede calcistica, non ammette il dileggio, l’insulto, la denigrazione, queste sono armi della peggiore demagogia politica, della maleducazione, dell’ignoranza più becera ed è ora che si cominci a prendere le distanze dai commentatori grossolani, chi non lo fa è complice, condivide, peggio ancora, lascia ipocritamente (vigliaccamente) che la parte laida la facciano altri.
E’ ora di crescere.
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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO
Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.