di Giampiero D’Ecclesiis

A sinistra i moduli di gioco si ripetono, ieri come oggi il nemico resta sempre all’interno dell’area, l’aspirazione all’entropia il maggiore anelito. Seguo la discussione con amici sulla dialettica parlamentare della maggioranza di governo e mi colpisce quella che, a mio parere, è lo strabismo che colpisce molti dei commentatori a sinistra.
Renzi è il nemico, Renzi vuole un tozzo di pane, Renzi è un buffone poi, se fai la domanda centrale sulla questione ossia: “Ma Buonafede vi pare un buon ministro?” si scatenano critiche severissime sul guardiasigilli.
E quindi? Verrebbe da dire.
Alla fine che un alleato, minore solo nei sondaggi – in parlamento i suoi numeri non sono affatto minori- provi a fare un po’ di movimento per darsi visibilità, agibilità politica dove sta lo scandalo? Ragionando nei fatti Renzi aveva ben donde di avere una posizione critica su Buonafede e alla fine ha fatto prevalere la real politik votando contro le mozioni di sfiducia.
A me non pare una posizione così esecrabile, francamente mi pare molto più ipocrita sul piano politico la posizione di chi pensa del ministro praticamente le stesse cose di Renzi ma critica e attacca quest’ultimo perché esprime la sua posizione ad alta voce.
Ma è un modulo già visto, facendo naturalmente tutte le differenze di dimensione tra i partiti e statura politica tra gli uomini, Italia viva e Renzi si trovano esattamente nella stessa posizione in cui si è trovato, in epoche diverse e con modalità diverse, il Partito Socialista e Bettino Craxi, ossia incuneato tra sinistra e centro. Ancora una volta piuttosto che essere visto come un’opportunità di allargamento al centro il terzo incomodo è visto come una piccola nocciola da schiacciare, distruggere, annichilire.
Questo è il dato, il resto sono chiacchiere e sofismi e, come sempre accade nella lunga tradizione italiana, spesso gli ex Renziani sono i peggiori nemici di Renzi.
Come dite? Renziano? Io? No, per quanto allo stato l’uomo di Rignano è uno dei pochi leader del centro sinistra ad aver portato a casa qualche risultato, anche lui soffre dei medesimi tic del resto della classe politica di sinistra, diversamente parole d’ordine come “rottamazione” non si sarebbe mai sognato di pronunciarle e avrebbe cercato, invece, di includere piuttosto che espellere, ma questa è storia passata.
Allo stato l’unica cosa autenticamente di sinistra in questo governo l’ha portata avanti la Ministra Bellanova e questo è un fatto, naturalmente se ne parla a mezza voce, la si difende poco e la si porta poco ad esempio perché non fa comodo a chi è troppo silenzioso sui diritti e un po’ si vergogna di essere al governo con un partito populista e giustizialista come il Movimento 5 Stelle.
La giustificare la scelta dicendo che così si evita che il paese cada in mano alle destre va bene purchè si faccia qualcosa per ricostruire un polo alternativo, differentemente è solo un prendere tempo sperando nella buona stella.
Solo il PD poteva mettere in campo una classe dirigente all’altezza della situazione e solo il PD ha abbastanza cultura di governo da sottostare agli inevitabili mal di pancia dovuti alla coabitazione con gli amici di Giggino Di Maio e Casalino, ma ciò detto per avere l’alternativa di sinistra occorre costruirla non demolirla.
Ma capisco anche che per applicare questo semplice concetto occorra una cultura riformista che a sinistra continua ancora ad essere patrimonio di pochi.
Danni collaterali – “Covid e mass-media”
di Francesco Sciannarella

Navigando nel mare magnum dell’etere, ci si rende conto che non ci sono angoli virtuali in cui non si parli di Covid-19. I telegiornali sono ormai monotematici, quasi non ci siano più omicidi, violenze e di straforo anche qualche lieta notizia. Per non parlare della proliferazione improvvisa di virologi, epidemiologi ed esperti da tastiera, che scrivono a raffica, contraddicendo a volte persino sé stessi.
La domanda è: questo bombardamento mediatico quanto può aiutare? Credo pochissimo.
Possiamo dire un danno collaterale della pandemia che sta generando l’ennesima psicosi dell’era iper moderna. E questa paura, quasi morbosa, non aiuta di certo ad affrontare con serenità la ricerca di una “nuova” normalità, ammesso ce ne sia mai stata una vecchia.
Paradossalmente, un secolo fa, senza i social a intromettersi in ogni piega della nostra vita, un simile disagio da media non ci sarebbe stato, anche se, cento anni fa, la medicina era pressoché agli albori e quindi essere contagiato avrebbe significato quasi morte certa.
Meglio o peggio?
Chi può dirlo. Una cosa è sicura, se mi venisse chiesto di scegliere tra una longevità gravata da psicosi continue e una vita più breve, ma libera da nevrosi, preferirei di gran lunga la seconda, ma si sa, sull’argomento non ci è permesso scegliere.
Democrazia vs Liberismo
di Gianrocco Guerriero

Una breve analisi dei due concetti che modellano la nostra società (democrazia e liberismo) può servire a spiegare in maniera astratta, ma convincente, ciò che è accaduto ieri in Senato.
Si ha “democrazia” quando, in un modo o nell’altro (e fra un modo e l’altro ci può essere molta differenza) il governo è nelle mani del popolo. La massima degenerazione della democrazia consiste nella tirannia della maggioranza e nel populismo. In un contesto di democrazia esasperata, il popolo ha uno statuto ontologico superiore a quello dell’individuo e spesso tale situazione degenera in una forma di totalitarismo.
Si ha “liberismo” (conseguenza quasi necessaria del liberalismo) quando, invece, essendo assicurati i diritti individuali e quelli di qualsiasi minoranza, l’intraprendenza del singolo prende ad acquisire uno statuto ontologico superiore a quello del popolo.
È chiaro, allora, come democrazia è liberismo si ritrovino a essere tesi e antitesi di una dialettica sociale che necessità di una sintesi: sintesi costituita dalla cosiddetta democrazia liberale, per sua stessa definizione costretta a muoversi perennemente sul filo di un rasoio.
In Italia, oggi, i due estremi del conflitto democrazia-liberismo sono rappresentati rispettivamente dalla destra (Lega e FdI) e da Italia Viva (forse con quel poco che è sopravvissuto di FI). Ebbene, il concetto di “garantismo” appartiene al liberismo, non certo alla democrazia. Ciò spiega non solo la mozione avanzata dalla destra, ma anche il gesto (niente affatto generoso) di Renzi, il quale avrebbe inferto una pugnalata mortale al cuore del proprio “cavallo”, se avesse combattuto diversamente questa battaglia. Le sue stesse argomentazioni e l’enfasi del rinfaccio al Ministro della Giustizia (per il suo passato da giustizialista) sono lì a dimostrarlo.
Quello che abbiamo desiderato in quarantena
di Giuliana Laurita
La settima e ultima analisi della ricerca “Voci dalla quarantena” è dedicata a desideri, viaggi, acquisti. Durante e dopo. Le rilevazioni sono state effettuate dal 26 marzo al 13 aprile, quindi nelle settimane centrali del lockdown. Questo è importante ricordarlo.
Abbiamo chiesto alle persone: “Qual è la prima cosa che farai, quando tutto questo sarà finito?”. Le risposte degli intervistati sono lo specchio di un’umanità compressa, che vede nel back to basics la strada più agibile. I desideri sono elementari: come se, in una situazione simile, non ci dessimo il permesso neanche di sognare: quello che manca è la quotidianità. Schiacciata da un momento in cui per preservare la normalità del lockdown, si è fatto ricorso a tutte le risorse possibili per far funzionare le cose. Ci hanno parlato di tornare a vedere la famiglia, soprattutto. E gli amici – la famiglia che ci scegliamo. Mangiare un gelato, fare una passeggiata, prendere un caffè al bar. Andare al mare.
Parlando di viaggi, in tanti non sanno se faranno un viaggio entro l’anno: il 23% degli intervistati, il 28,8% per chi risiede al sud. Tra chi prevede di partire (il 60%) c’è una forte prevalenza dei più giovani (71,6%). Tanta incertezza ma anche forte bisogno di evasione. Il desiderio/bisogno di vacanza non riguarda unicamente chi se lo può permettere (il 69,6% di quanti godono di condizioni economiche agiate), ma è recupero di spazi e di libertà: partirà per un viaggio il 70,6% di chi sta vivendo la quarantena in abitazioni tra i 50 e i 75mq; arriviamo al 55,5% tra quanti vivono in abitazioni di oltre 200mq. Il bisogno è, dunque, quello di respirare, occupare e vivere dimensioni diverse, letteralmente più ampie.
Per andare dove? In Italia, per il 61,2% degli intervistati e addirittura per il 72% dei lucani. I quali però preferiranno più degli altri mete fuori dall’Europa (12% contro 10% del campione totale). I viaggi più lunghi hanno a volte un vissuto particolare: alcuni di questi sono infatti da recuperare, già prenotati per la primavera e l’estate 2020 e rimandati a data da destinarsi.
Leggi tutto l’articolo al link sottostante.
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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO
Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.