Un solo aggettivo mi è venuto in mente leggendo il racconto del giovane esordiente Adriano: potente. Sì, questo racconto è potente: logico e imprevedibile, classico eppure contemporaneo, atroce eppure dolce. Il cuore continua a battere per molto tempo dopo averlo letto. In me è arrivato fino al sogno.
Gianrocco Guerriero
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Riesumazione terapeutica
di Adriano D’Ecclesiis

Nel 1708 un medico tedesco di nome Georg Ernst Stahl scriveva la “Theoria medica vera” nel quale sosteneva una visione animistica della medicina. Stahl infatti era ossessionato dal comprendere cosa separasse la vita dalla morte. Egli credeva che una forza invisibile fluisse attraverso il corpo umano facendone respirare i polmoni, battere il cuore e mantenendo il sangue liquido. Chiamò questa forza Anima.
Era il 25 Marzo del 2010, il giorno che diede inizio alla lunga serie di terribili eventi che condusse Edoardo alla follia. Alcuni affermerebbero che la sfortuna, se così la si vuol chiamare, ebbe inizio molti anni prima. Ma in ogni caso, condussero il pover’uomo, infine, a chissà quale abominevole destino, in mondi che se scorti anche solo un istante ci ridurrebbero alla pazzia.
Era una pallida mattina di inizio primavera, ancora legata al gelo dell’inverno. Dal campanile in pietra costruito sul punto più alto della montagna, la singola campana in ghisa risuonava lenta e cupa, richiamando a raccolta le poche anime rimaste ad abitare il paese.
Appollaiato su uno dei rami della croce in bronzo che si ergeva sul tetto, un corvo osservava attento la lugubre processione che silenziosamente si dirigeva verso la chiesa romanica, memore di tempi più oscuri quasi come ad attendere un pasto che non sarebbe mai arrivato.
Al centro della navata, adornata da un’unica corona di crisantemi bianchi, giaceva una semplice bara marrone in mogano disposta ai piedi dell’altare. Lì dormiva il sonno eterno la moglie di Edoardo, Luisa. Era morta la notte prima, dopo lunghe settimane di agonia e sofferenza in preda a chissà quale malattia che nessun medico fu in grado di spiegare.
Il funerale era stato organizzato in fretta e furia.
Edoardo aveva fatto tutto da solo durante la notte quasi come colto da un’inspiegabile urgenza di lasciarsi tutto alle spalle. Il corpo della moglie era stato frettolosamente vestito da lui stesso con una semplice vestaglia bianca. Le mani erano disposte sul petto ossute ed irrigidite.
I segni della malattia erano ancora evidenti sul corpo. La pelle era di un pallido color verdognolo. La bocca semi chiusa mostrava alcuni denti che parevano quasi più simili a zanne. Le vene erano visibili e marcate, le ossa spuntavano aguzze da ogni spigolo del corpo quasi come se i muscoli fossero già stati mangiati via mentre era ancora in vita.
A guardarla nessuno avrebbe mai detto che era morta da appena otto ore dato che sembrava in avanzato stato di decomposizione: il fetore suggeriva quest’ultima ipotesi.
Il prete celebrò la messa in una chiesa silenziosa e tutti parteciparono alla celebrazione quasi come ipnotizzati.
Non vi furono canti quel giorno.
Edoardo, presa l’eucarestia, portò egli stesso il feretro della defunta moglie nel luogo scelto per la sepoltura. Con l’aiuto di qualche addetto si caricò in spalla la bara, e la portarono al cimitero, dove la lasciò finalmente riposare, tra la tomba del figlio Marco e della figlia Lisa. Morti entrambi anni addietro.
La prima ad andarsene era stata la piccola all’età di 8 anni. La disperazione di Edoardo incominciò quel giorno. Seguirono il figlio Marco, poi anche il padre e la madre dell’uomo si spensero nelle stesse terribili e oscure circostanze ed infine la consorte. Edoardo era rimasto solo. Tante tragedie una dopo l’altra sono sufficienti a distruggere in piccoli frammenti la razionalità di un uomo, ma la cosa che più tormentava la mente di Edoardo era la mancanza di risposte. “È come se la vita abbandonasse lentamente i loro corpi, ci dispiace ma non possiamo fare niente.” Questa era la frase che giorno dopo giorno, esame dopo esame, morte dopo morte il pover’ uomo sentiva ripetersi dai medici di mezza nazione.
Tanto era radicata in lui la disperazione che Edoardo incominciò a chiedersi se non vi fossero altre ragioni dietro la maledizione della sua famiglia. Dopo la morte della moglie, abbandonò la razionalità, si isolò da tutti e, rinchiusosi nel suo piccolo ufficio privato, incominciò una lunga spedizione nell’occulto e nell’ignoto. Una ricerca abominevole nei terrori del passato e in quello che, per fortuna, da molti anni la scienza era riuscita a seppellire negli oscuri secoli della storia. E fu proprio li, che Edoardo si imbatté nelle ricerche di un medico del XVIII secolo, Georg Ernst Stahl. Edoardo rimase affascinato dalle sue teorie, nella sua mente era il perfetto connubio tra la scienza e quel terribile lato dell’animo umano che sopravvive solo nelle antiche scritture.
In particolare la mente dell’uomo fu colpita da una pratica specifica descritta da Stahl. La riesumazione terapeutica. Lo scopo di tale pratica era quello di verificare che i morti fossero ancora morti. Secondo le sue teorie, una volta morto il corpo, la decomposizione poteva iniziare solo dopo che l’anima l’ avesse abbandonato. Tuttavia poteva capitare che l’anima rimanesse legata ad esso ed istintivamente o inconsapevolmente, si nutrisse, diffondendo malattie e corrompendo tutto ciò che la circondava in vita.
La mente di Edoardo viaggiò rapidamente, traghettata da quelle oscure teorie del passato. E ricordò tutti i suoi familiari, e di come al momento del trapasso fossero terribilmente consumati e deperiti. Quasi come se la maschera della morte fosse stata impressa sui loro volti prematuramente. Ancora tormentavano i sogni di Edoardo gli sguardi di ciascuno di loro, e di come spenti, ma ancora mobili, penetrassero il velo stesso della vita. Tutti, tranne uno di loro, erano morti nelle medesime condizioni. La figlia di 8 anni Lisa. A portarsela via non fu una malattia, ma un tragico incidente che non racconterò qui ed ora. Ma questo accese una terribile speranza nella mente di Edoardo.
Cosi, una notte, si vestì di tutto punto, con uno dei suoi abiti migliori. Prese un grosso coltello ed una pala. La luna risplendeva fredda nel cielo quasi come fosse fatta di ghiaccio, ed una leggera nebbia di condensa raggelava l’aria. Edoardo si recò allora al cimitero per fare qualcosa di terribile.
Come colto da una sete di rabbia e disperazione, si avventò con in braccio la pala sul terreno che cullava da anni ormai il terribile sogno della bambina. Continuò a scavare, senza fermarsi nemmeno un istante, fino a quando il ferro arrugginito colpi il legno di una piccola bara.
Con la brutalità di una bestia Edoardo sfondò il coperchio e ciò che vide ruppe definitivamente in lui ogni percezione della realtà. La figlia giaceva immobile, vestita anche lei come la madre da una piccola e delicata vestaglia bianca. La pelle era rosea e morbida, i capelli biondi lisci e lunghi le incorniciavano il viso e ricadevano sulle spalle. Gli occhi erano chiusi e pareva che stesse semplicemente dormendo il più sereno e lungo dei sonni. Sopraffatto da un misto di gioia, terrore e disperazione Edoardo abbracciò il corpo della figlia, e per un breve infinito istante ne risentì il calore ed il profumo. Ma quel momento fu distrutto da qualcosa di appena impercettibile. Un flebile singolo battito. Il battito di un cuore che sarebbe dovuto essere morto. Edoardo lascio andare di scatto il corpo della figlia e per qualche istante la osservò inerme ed innocente, distesa su quel terreno che fino a qualche istante prima ne proteggeva il sonno.
Il padre della bambina allora afferrò il grosso coltello che aveva portato con sé. E si avventò sul corpo della piccola creatura come un lupo si lancia su un agnello ferito. Ne strappò la vestaglia, e con un urlo straziante affondò la lunga lama spuntata nel petto della figlia. Con un unico movimento ne spaccò lo sterno e fece un grande taglio lungo tutto il torso. Una smorfia si scolpì sul volto della piccola Lisa quasi come se la sua anima sentisse ancora il dolore del corpo. Edoardo ne estrasse così il cuore, e mentre lo teneva tra le sue mani lo vide, rosso, vivo, battere ancora un’altra volta.
In quel momento la paura, le insicurezze ed il terrore di quei lunghi anni lo abbandonarono definitivamente. Una calda vampata d’affetto pervase l’uomo che prese trepidante quel cuore, e lo appoggiò forte vicino al suo.
Nessuno sa se Edoardo lo bruciò come suggerivano le teorie di Stahl per liberare l’anima della bambina, o lo portò con sé come un’ orribile reliquia di un mondo che per lui non esisteva più. Dopo quella notte nessuno seppe più niente di lui. Non fece mai più ritorno in quel paese, e nessuno lo vide an
darsene. Trovarono solo la tomba della piccola Lisa aperta, e vuota
Adriano D’Ecclesiis è l’altra faccia della medaglia della nostra rubrica che vuol essere anche una palestra per chi vuole cimentarsi con la scrittura. Studia Lettere, ha alle spalle alcuni anni di esperienza teatrale e ci propone un suo racconto breve dal sapore un pò gotico.
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