di Giampiero D’Ecclesiis

L’evento Covid19 è un evento epocale, un’emergenza come in Italia e nel mondo non se ne verificavano dalla seconda guerra mondiale, questa è la motivazione che ci ha portato, sgomenti, ad accettare limitazioni che alcuni mesi fa sarebbero state impensabili.
Siamo rimasti a casa senza uscire per oltre due mesi, abbiamo accettato la lombardizzazione dell’intera nazione contro ogni logica, tanti di noi hanno dovuto stringere la cinghia, tanti hanno dovuto mettere da parte la propria dignità ed accettare il buono spesa o la spesa consegnata a casa dai volontari. Per andare avanti. Non è roba da poco.
Tutti siamo rimasti convinti che il nostro dovere era di resistere e scongiurare catastrofi, lo abbiamo fatto perché siamo uomini e sappiamo essere responsabili.
Abbiamo accettato cose che normalmente ci avrebbero scandalizzato, l’esercito nelle strade, l’autocertificazione per andare a casa dei nostri genitori, la lunga clausura in casa.
Abbiamo anche fatto finta di niente davanti alle forzature di una narrazione amplificata, costellata di notizie false o costruite ad hoc veicolata dalle televisioni per aumentare la paura e convincere i meno responsabili.
Le immagini delle bare a Bergamo? Magari non tutti lo sanno ma insieme a quelle autentiche, quelle dei camion militari, hanno circolato immagini risalenti al 2013 che riguardavano le bare dei migranti sistemate all’interno di una palestra a Lampedusa.
Oppure le immagini volte alla criminalizzazione dei comportamenti, come l’inseguimento in elicottero del tizio che passeggiava da solo in una spiaggia deserta mandata in diretta Tv con tanto di incitamenti della conduttrice e lodi per repressione di un comportamento che non determinava alcun rischio ma aveva solo il difetto di essere dissonante rispetto ad un generico “tutti in casa”.
La costruzione narrativa è stata finalizzata a criminalizzare i comportamenti non omologati, indipendentemente dalla loro pericolosità sanitaria, a eccitare gli animi al controllo e alla delazione, con un susseguirsi di immagini volte a costruire un clima di diffidenza, di insofferenza, di divisione o revanscismo locale.
Al Ministro Boccia ora è venuta questa splendida idea degli “Assistenti Civili”, 60.000 giovani o meno giovani, disoccupati, senza specifica formazione o conoscenze a cui, dopo un breve inevitabile corso di formazione, verrà data l’autorità di andare in giro e misurare quanti centimetri ci sono tra le persone, sciogliere assembramenti; agire come spie autorizzate a chiamare le forze dell’ordine per reprimere i comportamenti non conformi, una sorta di monatti 3.0.
Siamo ai caporali di giornata.
Già l’idea di dare alle forze dell’ordine la possibilità di sindacare sui comportamenti individuali è rischiosa, chiunque gestisca il potere deve essere consapevole che singoli tra le forze di sicurezza subiscono il fascino dell’esercizio del potere per il potere. Senza citare i casi Cucchi è nota la storia dei genitori multati mentre accompagnavano la figlia a fare un terapia oncologica conclusasi con il ritiro della multa e le scuse, e le altre decine di piccole storie simili.
Totò nella sua grande saggezza per spiegare questa cosa parlava di uomini e caporali.
Già me li immagino, i caporali con il gilet ad alta visibilità con dietro scritto “assistente civile” che investiti di autorità gireranno in strada a dare consigli di educazione civica e a intimare lo scioglimento di assembramenti pena l’intervento delle forze dell’ordine. Magari con tanto di smartphone per documentare, identificare e far sanzionare.
Una proposta pericolosa.
Non meraviglia affatto che venga avanzata da un governo a trazione democratica, tutti i peggiori strappi istituzionali dal 1993 in poi sono stati opera della sinistra governativa italiana, dal ribaltone all’articolo 18, alla legge Fornero, è stato tutto un susseguirsi di svolte a destra nel tentativo di allargarsi al centro con il risultato di marginalizzare le politiche sociali nel nostro paese.
Ciò che sorprende è la cecità di questa classe politica dai valori ideali raccogliticci che pur di lanciare un’iniziativa propagandistica crea un precedente per il quale domani, ad una uguale iniziativa assunta, magari con ben più pericolose finalità, alla destra sovranista e neofascista, non ci saranno obiezioni da poter sollevare.
L’unica possibile resistenza è rimanere uomini e rifiutarsi di sottostare ai caporali.
Movida
di Gianrocco Guerriero

Mi è rimasta impressa una frase ascoltata qualche giorno fa. Una ragazza seduta fuori, davanti al tavolino di un bar, rispondeva alla domanda di un giornalista affermando che finalmente era tornata a “vivere”, dopo il fermo per la pandemia. Ci ho pensato tanto. Mi sono soffermato a riflettere sul significato del verbo “vivere” e mi sono reso conto che (nell’accezione in cui di solito lo utilizziamo) non ha un significato oggettivo valido sempre e per tutti. Per il 99% del tempo (misurato a partire dalla comparsa della specie umana sul Pianeta) “vivere” è stato sinonimo di “sopravvivere”: contro il freddo, la fame, le bestie feroci, le tribù nemiche, le malattie. Ancora cinquant’anni fa (mi riferisco alle società occidentali) “vivere”, per la maggior parte delle persone è coinciso con il piacere di un giaciglio di fortuna e un pezzo di pane, dopo una giornata intera di lavoro, e una festa patronale o di matrimonio ogni tanto. Alle donne è andata anche peggio: fatica, famiglia e transito dalla schiavitù di figlia a quella di moglie. “Vivere”, dunque, per quasi il 99,9% del tempo che ci riguarda, è stato come dire “non penare troppo”.
Ma, come Schopenhauer ben comprese, “l’uomo è un pendolo che oscilla fra la sofferenza e la noia”. E così, riscattatosi dal bisogno e dalla sofferenza l’essere umano si è ritrovato di fronte un altro terribile nemico: se stesso. Con una domanda: perché sono al mondo? La risposta è stata la crisi esistenzialistica, e il rimedio lo sballo, possibilmente in compagnia. Una sorta di regressione al “branco”, alla ritualità ancestrale, per poter ritrovare un senso insieme, obnubilando le proprie singole menti quanto più possibile. Non ha più senso, dunque, “vivere” senza la movida. Vale il rischio della morte, la movida E poi, c’è l’economia: il circolo vizioso in cui siamo precipitati: la perversione del nostro tempo.
Cortocircuito pandemico, il sovranismo è nudo
di Antonella Marinelli

Il premier britannico Boris Johnson, come rivelato dal Sunday Times, sottovalutò la portata della pandemia di coronavirus e nelle prime fasi della crisi, tra la fine di gennaio e per tutto febbraio, saltò cinque riunioni d’emergenza che avrebbero consentito al Paese di non farsi trovare impreparato al deflagrare dei contagi. E lo ricordiamo tronfio Johnson invocare una fantomatica immunità di gregge qualora il covid-19 si fosse mostrato più insidioso del previsto. Di lì a poco un virus spietato quanto democratico nella pervasività del contagio piegava Johnson in un letto di terapia intensiva a combattere tra la vita e la morte. Solo dalla residenza di Chequers in piena convalescenza Boris Johnson nomina, Paul Deigthon, ex presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra 2012, al nuovo incarico di commissario speciale per la gestione dell’emergenza. Il Regno Unito è il primo paese in Europa per decessi da covid.
Ieri a Brasilia una folla spaccata tra sostenitori e contestatori accoglieva un Bolsonaro privo di mascherina che abbracciava, stringeva mani e prendeva in braccio bambini provocando assembramenti ingestibili per le forze dell’ordine. Il Brasile è il paese dell’America Latina più colpito dal coronavirus. I casi sono 330.890, secondo paese al mondo per numero di contagi, subito dietro gli Stati Uniti. La sanità brasiliana è al collasso e l’emorragia di dimissioni dei Ministri della salute esasperati continua senza sosta. E nonostante si stiano moltiplicando le fosse comuni in tutto il Paese, il presidente Bolsonaro ha sempre manifestato la propria opposizione alle misure di lockdown.
Donald Trump il 22 gennaio scorso, all’indomani del primo caso di coronavirus negli Usa annunciava al Paese che la situazione era sotto controllo e che si trattava di una banalissima influenza. Oggi gli Stati Uniti hanno il numero più alto di morti per Covid 19 al mondo, 100000. E mentre nel corso dei mesi il Presidente continuava a mostrarsi scettico e a sottovalutare i pericoli della diffusione del virus, intanto il mondo assisteva attonito ai senzatetto messi a dormire in un parcheggio a cielo aperto a Las Vegas e a New York, a causa degli obitori al collasso, i senza nome e senza famiglia spediti in camion frigorifero nelle fosse comuni di Hart Island. Il 23 maggio scorso mentre il presidente Trump si rilassava sui campi da golf, a Times Square, a New York, un enorme orologio continuava a segnare il numero delle vittime del Covid-19.
Ed è proprio alla prova del nove di un’emergenza globale che i tentativi di democrazia autoritaria hanno mostrato tutta la loro vulnerabilità. Ritardi, negligenze, scetticismo, sottovalutazione dell’emergenza e dissennata condotta nella gestione della stessa. Questo è il nuovo leaderismo, questo è quello che accade quando viene azzerata la mediazione tra leader e individuo, quando il disprezzo annichilisce il collante tra istituzioni e società. Che cosa sarebbe accaduto nel nostro Paese se la gestione dell’emergenza fosse toccata ai sovranisti nostrani? Che cosa sarebbe accaduto nella gestione dei rapporti con la comunità scientifica internazionale se è bastata un fake news per convincere il Trump italiano della bontà del virus sfuggito al controllo del laboratorio chimico di Wuhan? Il lockdown imposto dal Governo italiano ha salvato 40000 vite, cosa sarebbe accaduto con scelte politiche meno caute e inadeguate?
Gli scenari futuri di crisi offrono un quadro di lacerazioni sociali a cui si potrà far fronte solo puntando su un progetto ampio di tenuta complessiva del Paese e di riconversione culturale. Ma se si pensa di abbattere la forza dei sovranisti italiani con manovre di palazzo, lo stallo post covid sarà inevitabile.
Le vacche del capitale
di Rocco Di Bono

Nella notte nera dove tutte le vacche sono nere, tutto diventa indistinto e indistinguibile: è, in sintesi, la critica che il grande filosofo tedesco Hegel muoveva, nella sua Fenomenologia dello spirito, al concetto di Assoluto schellinghiano di identità fra idea e natura. Una critica che – la tentazione è davvero grande – verrebbe da muovere anche al moderno mondo del capitale e dei capitalisti. Ma forse sarebbe una critica ingiusta, come dimostrano due vicende di questi giorni.
Prima vicenda: FCA (e cioè Fiat), azienda italo-statunitense di diritto olandese (sede legale in Olanda e fiscale a Londra) ha chiesto un prestito al governo italiano di 6,3 miliardi di euro per fronteggiare la crisi del mercato dell’auto colato a picco a causa dell’emergenza Covid-19. Il prestito avrebbe durata di tre anni e, stando al comunicato di Fca, sarebbe “destinato esclusivamente alle attività italiane e al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10mila piccole e medie imprese”. Nobili intenzioni, e ancora più nobile la dichiarata volontà di garantire i livelli occupazionali degli attuali 60.000 dipendenti (nel 2000 erano circa il doppio) FCA, se non fosse per un piccolo particolare. Mentre chiede allo stato italiano (e cioè a tutti noi cittadini) un prestito di 6,3 miliardi di euro, FCA ha deciso di tenersi il dividendo straordinario da 5,5 miliardi di euro previsto nell’accordo per la fusione con la francese Psa. Privatizzare i guadagni e socializzare le perdite, che tradotto in parole semplici significa: i profitti sono miei e me li tengo, gli investimenti li faccio con i soldi dei cittadini italiani. Uno schema che il moderno capitalismo predatorio ha dimostrato di conoscere bene e di applicare ancora meglio.
Seconda vicenda: dopo aver donato 10 milioni di euro per l’emergenza coronavirus, Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, ha deciso di salvaguardare i propri dipendenti (parliamo di 10mila persone) con queste misure (fonte Forbes):
-integrare al 100% la retribuzione netta mensile di tutti i dipendenti che, nell’ambito della gestione dell’emergenza e per effetto della sospensione delle attività, dovranno accedere alla cassa integrazione prevista dal Decreto “Cura Italia”. L’integrazione “COVID-19” sarà corrisposta con la busta paga del mese di competenza;
-per tutta la durata del periodo di cassa integrazione, l’azienda riconoscerà un “contributo welfare” di 500 euro netti mensili per tutti i dipendenti che saranno chiamati a prestare servizio all’interno delle sedi del gruppo in Italia. Il contributo sarà erogato in beni e servizi a sostegno delle esigenze sociali e assistenziali dei singoli, e sarà calcolato sulle giornate effettivamente lavorate;
-la riduzione del periodo di chiusura collettiva di agosto, che passerà da tre settimane alla sola settimana di Ferragosto, per supportare la progressiva ripresa delle attività. A tutti i dipendenti saranno comunque garantite due settimane consecutive di ferie e un’ulteriore terza settimana da programmare secondo alcune condizioni organizzative.
Con quali soldi Luxottica farà tutto questo? Semplice: tutto il gruppo dirigente dell’azienda si ridurrà lo stipendio della metà, in modo da ricavare le risorse necessarie. In questo caso, la logica è esattamente opposta a quella di FCA: meno profitti, più solidarietà.
Allora, sono proprio tutte uguali le vacche del capitale?
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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO
Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.