di Antonio Califano

In questo tempo dove le date hanno sempre meno senso, mi ha preso una strana mania, quella di andare a controllare le date di libri, fatti, persone, alla ricerca disperata di ancoraggi temporali passati per ri-pensare il futuro. Gianni Rodari era nato il 1920 ed è andato via nel 1980, due date “tonde”, “infantili” avrebbe detto, perfette. Sono passati cento anni dalla nascita e quaranta dalla morte, potere delle date. Penso: che direbbe oggi Rodari di questo tempo? Quali racconti “inventerebbe” per aiutare i bambini, per rielaborare le loro paure? Sarebbe incazzato, sicuro, incazzatissimo. I bambini, il nostro futuro, la cosa più importante che questa società ormai “sterile” di sentimenti e spermatozoi possiede, sono le vittime più colpite da questa pandemia, un “termometro” che svela una mancanza di progettualità, questa “dimenticanza” è il segnale più forte della generale miopia politica di tutti, si pensa solo all’immediato, all’emergenziale e non si capisce che se ne esce da questo periodo buio solo con uno sguardo e scelte che ci facciano fare un balzo in avanti, che “inscrivano” tutte le azioni concrete a quel “principio responsabilità” di cui parlava Jonas dopo Auschwitz, una nuova etica per il futuro. La socialità negata soprattutto in alcune fasce di età, per lo più quella che coincide con la scuola primaria, sta avendo effetti devastanti non valutabili a pieno ora, gli specialisti ce lo stanno ricordando in continuazione, stiamo producendo un disastro sociale che pagheremo negli anni e di cui nessuno si occupa seriamente, il ministero che se ne dovrebbe incaricare è presieduto dall’anello più debole della catena di “comando”, non dico altro perché la fase difficile richiede sobrietà. La celebrazione della DAD, della virtualità, del “fascino discreto del remoto” che poi è più comodo e fa pure risparmiare danaro, avviene a discapito della capacità di attenzione, della capacità di sviluppare pensiero critico, costruisce e accentua personalità egotiche, accelera processi, già in atto prima, di autismo sociale. Il mondo ha bisogno di fiabe, di racconti, di bambini che toccano altri bambini, di insegnanti che si arrabbino, che si commuovano, che corrano insieme ai loro alunni almeno quanto gli adulti hanno bisogno di idee e sogni per cui battersi. Riaprano subito gli asili, le scuole elementari, subito, si smantellino le “classi pollaio”, certo in sicurezza con rispetto delle norme, si immetta nuovo personale anche in maniera provvisoria, con ruoli definiti a tempo, come è già avvenuto altrove in altri periodi quando bisognava sconfiggere l’analfabetismo (e studiatevi un po’ di storia della pedagogia che non fa male). Lo so sono “Antico”, ha ragione Gunther Anders “l’uomo è antiquato”, e poi a che vado a pensare, oggi c’è Renzi che presenta il suo libro, “La mossa del Cavallo”, toccherà sorbirci tutti i notiziari sull’argomento, il grande capo pellerossa “Sticazzi” direbbe è la notizia del giorno. Io mi rileggo “Favole al telefono” che domani ho da tenere i nipotini e mi devo far trovare preparato. Domani gli leggo “A sbagliare le storie” dove c’è Cappuccetto Rosso che incontra un cavallo, non quello che salta col bimbominghia fiorentino, ma doveva essere un lupo, e gli racconto pure di un virus cattivo che faceva diventare tutti più cretini soprattutto gli adulti. Aiutateci bambini …..siamo disperati!
Il Novecento visto da me
di Giovanni Laginestra

Il Novecento è stato un secolo intenso sotto molti punti di vista.
Lo hanno caratterizzato in primis due guerre mondiali, dove l’uomo ha rischiato l’auto-annientamento con l’invenzione e l’utilizzo su Hiroshima e Nagasaki delle bombe atomiche.
La tecnologia che sta alla base di tali arnesi non è di per sé negativa: con la stessa si può produrre energia ad esempio.
Come tutti gli “arnesi”,dalla clava, al linguaggio, alla tecnologia nucleare, la morale è sempre un attributo che si può affibbiare a-posteriori. Posso usare una clava per rompere una noce di cocco o per uccidere un animale, in un caso la mia azione è innocua, nell’altro direi proprio di no.
Da un punto di vista dello sviluppo umano è stato un secolo di sperimentazioni, almeno in Occidente.
La scuola ad esempio ha subìto un processo di transizione da scuola di élite a scuola di massa.
Inoltre con la crisi dei fondamenti della fisica, della matematica, della linguistica e tanti altri settori, il Novecento è stato il secolo di rivoluzioni, di cambi di paradigma.
In fisica, ad esempio, con la relatività generale e la meccanica quantistica l’uomo ha messo in dubbio nozioni che sembravano solide e inscalfìbili da lungo tempo.
I concetti di tempo e spazio assoluti (cioè sciolti, indipendenti l’uno dall’altro) hanno perso di validità generale nella Relatività di Einstein.
Il determinismo Laplaciano è morto con la meccanica quantistica dove nulla è prevedibile con precisione infinita (si veda ad esempio il teorema di Bell).
Ma è morto anche col caos deterministico e la teoria delle catastrofi di Arnold.
È per questo motivo che le previsioni meteorologiche diventano inaffidabili dopo 2 o 3 giorni!
E poi il Novecento è stato il secolo della realizzazione pratica delle idee di quei filosofi che volevano fare del pensiero in quanto calcolo una realtà. Sto parlando della nascita dell’informatica hardware (perché possiamo dire che gli algoritmi siano sempre esistiti da quando abbiamo iniziato a contare con le dita milioni di anni fa). Qui il genio indiscusso a mio avviso è Alan Turing.
Per quanto riguarda la filosofia, c’è stata in Occidente una frattura netta tra la filosofia continentale, i cui esponenti più illustri potremmo dire essere Martin Heidegger e Jean Paul Sartre, e la filosofia analitica, anglofona, capeggiata da Russell, Wittgenstein, Frege ed altri.
La scontro tra le due correnti non è di certo nuovo: potremmo dire che sono sempre Platone e Aristotele rimaneggiati con linguaggio ammodernato.
La filosofia continentale si è occupata più che altro di Ontologia.
Quella analitica potremmo dire che si occupa della Vita, in senso lato.
Ci sono stati tentativi di sintesi, ma a mio avviso in questi casi sono sempre piuttosto vani sforzi.
La tecnologia in senso stretto ha fatto passi da gigante: ricordiamo le invenzioni della automobile, del frigorifero, della caldaia a gas, della energia elettrica, delle centrali idro-elettriche, dell’eolico, del solare, del personal computer, del tablet, dello smartphone, di internet, e così via.
L’Italia ha vissuto con gran fermento questo processo di evoluzione.
Siam passati dall’essere un paese povero, prevalentemente agricolo, all’essere una delle prime potenze economiche europee.
Non è raro trovare famiglie in cui nel giro di 3 generazioni si è passati dall’essere contadini all’essere medici, avvocati o docenti universitari.
Il Novecento è stato un breve lungo secolo. Nel senso che è sempre un secolo e quindi è lungo quanto un decimo del periodo medioevale, ma è stato anche lungo in quanto per spiegare tutti i fenomeni umani che vi si sono verificati non basterebbero mille pagine.
Tuttavia spero di aver dato degli spunti di riflessione a chi non ha avuto nella vita l’occasione di passare molto tempo sui libri. Per gli interessati consiglio un buon testo di storia delle superiori o il saggio “il secolo breve” di Eric Hobswam.
Per gli appassionati di film ce ne sono tanti. Ad esempio i più recenti: l’ora più buia, il discorso del re, Dunkirk, Jojo Rabbit, The Imitation Game sono tutti film interessanti riguardanti la seconda guerra mondiale.
Per la scienza alcuni testi interessanti sono: “Relatività: esposizione divulgativa” di Einstein, “la nuova alleanza: metamorfosi della scienza” di Prigogine e “Quanti” di Terry Rudolph.
Per la filosofia invece per chi avesse tempo e voglia ci sono i classici: “Essere e tempo” di Martin Heidegger e “Essere e Nulla” di Jean Paul Sartre.
Per chi fosse invece interessato alla filosofia analitica, ottimi testi sono “le ricerche filosofiche” di Wittgenstein e “Storia della filosofia occidentale” di Bertrand Russell.
Invece per la teoria delle catastrofi consiglio il film: Mr. Nobody.
Film interessanti sullo sviluppo tecnologico del nostro secolo e delle conseguenze di una economia basata sul petrolio sono a mio avviso il documentario: “Before the flood” di Leonardo di Caprio e “An inconvenient truth” di Al Gore.
Vale.
Cultura alla ribalta
di Francesco Sciannarella

«Che fai nella vita?»
«Faccio teatro.»
«Si, ma dico… come lavoro?»
Un simile scambio di battute, per quanto surreale possa apparire, non è molto lontano dal pensiero che molti si fanno di chi ha scelto di essere attore di teatro per mestiere. Probabilmente questo concetto distorto è nato perché si pensa che un artista del palcoscenico non crei niente di tangibile.
Niente di più sbagliato.
Basti pensare che se il teatro fosse inserito nel programma didattico di ogni scuola – quanto meno dell’obbligo – con le giuste competenze potrebbe essere uno degli strumenti più potenti per aiutare molti bambini e ragazzi nella propria crescita interiore. Indossare “una maschera” e andare in scena aiuta a sapersi relazionare, a sapersi esprimere, ma sopratutto a saper ascoltare, abitudine che si sta perdendo di generazione in generazione.
Purtroppo, però, gli attori di teatro e il relativo indotto, in questo periodo in cui l’economia ha toccato i minimi storici, sono tra le categorie più danneggiate. Oltre a essere tra quelle che risentiranno più a lungo di questa stagnazione. Un teatro è sempre più difficile da riempire e con la pandemia viene chiesto – per ovvie ragioni – di svuotarlo. E’ facile immaginare il conseguente danno economico, per non parlare di quello morale, di chi fatica mesi per una parte e poi ritrovarsi a non poter andare in scena.
Per quanto un attore di teatro debba mantenersi in forma… non può vivere di sola aria!
Il teatro è cultura allo stato puro e la cultura è un volano straordinario per una società che punta a migliorare sé stessa, ma ce ne dimentichiamo troppo spesso, purtroppo.
Teppismo sociale e social
di Giampiero D’Ecclesiis

La metafora contenuta nel libro Arancia Meccanica fu spiegata dallo stesso Burgess, essa si riferiva al fatto che l’uomo in balia della società, non può scegliere da sé il proprio destino e la propria morale, altro non è che un’arancia meccanica, ovvero un essere inanimato che aspetta solo di essere innescato da qualcuno o qualcos’altro per agire nel bene o nel male.
Stanley Kubrick amplificò il ruolo del male nel suo film eliminando anche il finale salvifico che Burgess aveva immaginato per il suo protagonista che alla fine del romanzo sente il desiderio di costruire una famiglia.
L’immaginario di Kubrick è pienamente visibile nelle dinamiche di discussione/propaganda che avvengono in Facebook dove gruppi di disadattati, accomunati solo da una condizione di minorità culturale, si muovono in branco, giocano a fare i Drughi, irrompendo nelle discussioni con modalità da bulli, talvolta costituendo gruppi all’interno dei quali pochi individui alimentano una spirale di odio e violenza verbale nei confronti dell’antagonista di turno.
L’altro è sempre un intellettualoide, uno sfigato, un invidioso, ovvero un approfittatore, un amico del “sistema”, in altre epoche lo si sarebbe definito “un angolino da ripulire” e con questa modalità tipicamente da bullo, i “drughi” intervengono, commentano, si accordano.
Naturalmente questa sorta di teppismo “social” sfocia nel teppismo sociale con più difficoltà anche grazie al fatto che la realtà è una cosa un po’ diversa da facebook, un ignorante disadattato resta tale e, il più delle volte, nella gerarchia sociale, sacrosantamente, occupa i gradini inferiori ed è quindi ben consapevole dei rischi del suo atteggiamento.
Pur tuttavia, nelle menti più deboli e sopratutto in quelle meno strutturate perché giovani, potrebbe farsi spazio l’idea che l’atteggiamento da drugo sia una opzione anche per la vita reale, il grande rischio è questo e non casualmente questo atteggiamento è spesso associato a tendenze politiche di destra.
Parliamoci chiaro le manifestazioni degli arancioni, con tanto di arringa psicotica a base di mercurio iniettato e complotto governativo per favorire il 5G, ovvero le mini marce su Roma e finanche lo strappo del 2 giugno con la destra in piazza per sfidare il governo e anche, in maniera solo ipocritamente surrettizia, il distanziamento sociale, altro non sono che manifestazioni di questa pulsione a aizzare, convogliare e utilizzare la carica violentemente sediziosa connessa al teppismo social trasformandolo in teppismo sociale.
Il grande rischio di non opporsi a questo atteggiamento è che dal teppismo social si passi a quello sociale e da quest’ultimo allo squadrismo vero e proprio.
La nostra realtà cittadina, in mancanza di una vera opposizione a questo atteggiamento, sempre di più va strutturandosi come un vero laboratorio di sperimentazione di questo fenomeno.
LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
Il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.