L’Università italiana è al momento paragonabile al Titanic che si sta dirigendo a tutta velocità contro un iceberg di cui ignora l’esistenza. O meglio, i docenti e i rettori sono ben coscienti di tutto, è la classe politica che in tutto il discorso di gestione della crisi ha trattato l’Università come una mera appendice della scuola.
L’Università non è la scuola. L’Università è il Cervello del Paese. Nelle Università si forma la classe intellettuale e si formano i ricercatori. Per capirci,quei soggetti che in Italia sono sottopagati, non hanno riconoscimento sociale, passano intere giornate nei laboratori e di cui l’italiano medio ci si ricorda solamente in qualche occasione sparuta come la giornata di Telethon et similia.
Scusate il lessico scurrile, ma merda, il ministro della Università e della ricerca che minchia sta facendo?
Sono uno studente di matematica all’Università Statale di Milano-Bicocca. Come in tutti gli atenei italiani nel giro di poche settimane l’Università si è attivata e ha riconvertito la didattica da didattica frontale, con lezioni de visu, a didattica a distanza. Sono state registrate migliaia e migliaia di ore di lezioni rese fruibili con una sola settimana di ritardo.
Guardate la resilienza degli accademici! Possiamo dire che la burocrazia italiana sia altrettanto agile e flessibile?
Ci sono due temi fondamentali che vanno trattati: il primo è che l’Italia sta perdendo la classe intellettuale.
Ho parecchi amici che hanno studiato in Normale (Pisa) che attualmente sono tutti all’estero a fare il dottorato: Oxford, Manchester, Zurich, Bordeaux e così via.
I due matematici italiani giovani con più prospettive di crescita sono entrambi a Zurich: Alessio Figalli, un analista, vincitore della medaglia Fields nel 2018 e Alessandro Carlotto, che si occupa di geometria.
Ma questo centra con la pandemia come i cavoli a merenda.
Quello che più mi preme dire è che uno stato senza classe intellettuale è uno stato senza resistenza. E viste le derive fasciste che in tutto il mondo stanno risorgendo non mi meraviglierei se tra 5 anni, non so, un certo lupo assurgesse al potere, ostracizzasse i più deboli (mentecatti, menomati, immigrati, prostitute sono solo alcuni dei termini che potrebbero tornare in voga) e ritornasse il concetto di PURGA.
Ecco, lo psicoanalista Massimo Recalcati, ha spiegato l’operazione di innalzamento di mura con il sentimento della paura. Nella metafora medioevale quando si era in guerra e non si hanno abbastanza cavalieri e milizie, ci si rinchiudeva nel castello, a patto che le risorse bastassero. Tuttavia nel castello si muore perché prima o poi le risorse terminano per tutti, anche per i più ricchi. Per cui a un certo punto la politica, quella vigente, ha deciso di riaprire, altrimenti molti sarebbero morti di fame invece che con il coronavirus. Ciò che ho notato, osservando le situazioni dal mio balconcino a Milano, sono due situazioni radicalmente opposte. Chi aveva qualche soldo in banca ha iniziato a spendere e a spandere: i bar, i ristoranti, i fiorai hanno di nuovo visto la moneta circolare.
Tuttavia nella città, dove tutto è amplificato, ho notato anche le situazioni opposte. Gente che ha tentato il suicidio, senzatetto ubriachi che gridavano in strada.
Il bello è che chi sta bene sembra avere dei grossi prosciutti sugli occhi. Io sono andato nelle periferie e la situazione è grave.
Si prevede una esplosione di malattie mentali dovute alla perdita del lavoro. Chi aveva già situazioni critica pre-corona virus non se la passa così bene. Alcuni miei colleghi dell’Università, poveri, sono tornati a casa dei genitori (in Sicilia, nel Lazio) e chissà se mai torneranno a Milano a concludere i loro studi!
Chi si salverà? Le università private che hanno fondi privati (a Milano ad esempio Bocconi e Politecnico di Milano (che è pubblico ma ha molte partnership con le aziende)) e vi si iscrive gente ricca di famiglia o comunque benestante.
Ma mettetevi nei panni di uno studente fuorisede, magari al secondo anno di università, con solo un genitore che lavora e che magari rischia di perdere il lavoro. È più probabile che resti altri 4 anni all’Università oppure che raggiunga il titolo triennale e poi smetta di studiare per cercar lavoro (se lo trova)? Io propendo per la seconda.
Ma allarghiamo un po’ le nostre vedute oltre il confine nazionale. Una mia amica cara, di cui non faccio il nome per questione di privacy, ha 29 anni, è architetto ed è venezuelana. I genitori sono rispettivamente un ex docente universitario di Chimica e una imprenditrice. I due stipendi, in Venezuela, bastano per campare circa 4 giorni. La mia amica, che guadagna 2200 euro lordi al mese, vive di stenti a Milano, e invia circa 800 euro ai genitori affinché possano mangiare un piatto caldo. E loro sono tra i fortunati! La mia amica, adesso, ha lo stipendio dimezzato, e chissà quando e se le ridaranno lo stipendio intero.
Bisogna aprire gli occhi e guardare la realtà dritta in faccia senza aver paura.
Questa pandemia a mio avviso è la prima tessera del domino che interesserà l’Italia, l’Europa e il globo per i prossimi 2 o 3 anni.
La BCE agirà nuovamente con un “Whatever it takes” come nel luglio 2012 per salvare l’economia?
O adesso che i risparmi degli italiani si sono erosi faremo la stessa “fine” della Grecia? Spero di no, visto che siamo l’ottava economia mondiale.
Chi lo sa. Non ci è dato conoscere il futuro, ma io ho cattivi presagi. A parte Milano, che forse potrà riprendersi nel giro di 2 o 3 anni, per il resto d’Italia nutro serie preoccupazioni.
Soprattutto per i piccoli imprenditori, chi ha una partita IVA.
Adesso dalle mie zone, in Basilicata, tutti coloro che hanno riaperto hanno alzato i prezzi. Ma quando la pecunia finirà e nessuno potrà più spendere 20 euro per un taglio di capelli, quando non ci saranno più soldi per andare al Bar o in vacanza, cosa succederà?
Io ho solo domande. Non ho risposte. Le risposte le dovrebbe dare la politica, visto che è il loro compito e la loro professione quella di gestire l’emergenza, il post-emergenza, la crisi e la ricrescita. Spero solo che il presidente della Repubblica, la Costituzione siano sufficienti a garantire lunga vita alla democrazia.
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