Fuori Fase – 10 giugno 2020

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Il Ritorno di Ismail il Tedesco
di Gert Dal Pozzo

Ritorno sulle spiagge d’oro di Olimpia, dopo una lunga quarantena sul Sacro Monte, mi sono rifugiato lì con dieci dei miei più fidati ninja costretto dall’avanzata della epidemia dello “scatarro verde” dopo la mia incursione in terra di Lucania. Accolto dai monaci ortodossi con bicchieri di raki e dolci al miele, mi sono concentrato sull’addestramento militare, la meditazione, la scrittura dei miei hajku, la preghiera nelle cerimonie dei vespri. Le notizie che mi accolgono provenienti dal continente mi sconcertano, la pandemia sembra essere passata dai polmoni al cervello, bande di zombie si sono impadroniti delle piazze, giovani di alto lignaggio scorrazzano con bighe ferrate ad alta velocità colpendo i passanti, duchi e conti si autoproclamano salvatori della patria e aspirano all’immortalità, cerusici e alchimisti si affrontano nelle piazze armati di pozioni magiche e pompette cariche di liquidi nauseabondi, i due Matteo liberatisi dal circo appaiono a giorni alterni sulla punta delle montagne, si illuminano e annunciano sfaceli a tutto il continente agitando schedine di un gioco nuovo che dicono darà la ricchezza ai popoli. Nella piccola Lucania ormai indenne dal contagio è apparso di nuovo Superciuc a rivendicare la vittoria grazie al suo personale intervento sulla dea “Grande Culo” protettrice dalle pandemie. Secondo alcuni , appartenenti alla setta del “peperone crusco” ci troviamo alle soglie di una nuova età dell’oro, si proclama l’avvento di una nuova rinascita dell’arte, l’arrivo di ricchi mercanti provenienti dall’antica via della seta con sacchi di oro e pietre preziose da distribuire alle genti. E’ stato proclamato a Roma l’inizio di un nuovo giubileo con l’arrivo di maghi ed esperti, è previsto l’arrivo anche dell’Uomo Ragno e di maga Magò, la banda Bassotti è già in viaggio. E’ apparso sulla scena un nuovo personaggio, senza corpo, con due labbra rosse che parlano o meglio emettono suoni, inventore di uno strano materiale trasparente che permette di guardare oltre ma protegge dai dardi, pare che sia magico e risolva tutti i problemi, dia la sapienza e sia anche utile per il controllo delle nascite. Sono frastornato, ho bisogno di riflettere, affilo la mia Katana e vi dedico un hajku: ”Le nubi di tanto in tanto/ci danno riposo/mentre guardiamo la luna”.

I presidi culturali sono realtà importanti
di Eva Bonitatibus

Era il 29 febbraio quando abbiamo chiuso la sede di Gocce d’Autore dopo l’ultimo evento del secondo mese dell’anno. Avevamo presentato il libro di Gianfranco Tramice, Un secolo di jazz fra storia, musica e storie, ed era stata una piacevole serata tra dialoghi con l’autore e con gli ospiti, accompagnata dalla graditissima musica eseguita da Toni de Giorgi, Pepi Romaniello e Rocco Sinisgalli. Quel libro era proprio la sintesi del nostro Circolo, un intreccio di linguaggi in dialogo permanente tra loro. La sala era piena, c’era gente in piedi sino all’ingresso, l’atmosfera era molto calda. Una gioia quando la sede del Circolo si riempiva così per la presentazione di un libro. Ma non immaginavamo per nulla che quello sarebbe stato l’ultimo evento in vico F.lli Marone 12. Abbiamo lasciato dentro tutto, compresi i nostri sogni, che sono evaporati quando ci siamo resi conto che non avremmo potuto più riprendere quelle attività che per quasi nove anni sono state il nostro pane quotidiano. Ci siamo immediatamente resi conto che quello spazio non era più idoneo alle nuove regole del distanziamento sociale e che avremmo dovuto prendere e anche subito una decisione. Il canone ha infatti continuato ad andare avanti e il proprietario, dal canto suo, non ha inteso “ospitarci” gratuitamente. Il pianoforte è stato l’ultimo ad andare via, in una domenica pomeriggio mesta e vuota. Ci siamo rivolti ai nostri amministratori, al sindaco e all’assessore alla cultura per chiedere di aiutare la cultura tutta di questa città a non morire per Coronavirus. Abbiamo scritto una lettera il 15 maggio chiedendo loro una sede, anche piccola, per ricollocare almeno la Biblioteca di tutti e per tutti, quella nata con la raccolta differenziata del libro usato, che da settembre ha contato oltre 1000 libri. Non abbiamo ricevuto risposta alcuna. Solo dopo la pubblicazione della lettera sulla Gazzetta del Mezzogiorno la D’Ottavio ci ha fatto sapere che sarà pubblicato un bando dall’ufficio del patrimonio per le associazioni. Non sappiamo di cosa si tratti perché non ci è stato detto null’altro.

(Nella tristezza di questa vicenda c’è per fortuna una nota positiva: tra i tanti messaggi di affetto e di sostegno ricevuti c’è chi ci ha messo a disposizione la propria struttura per i nostri eventi. E poi l’apertura della direttrice del Polo museale della Basilicata, Marta Ragozzino, ci ha scaldato il cuore con il suo invito, rivolto a tutte le associazioni culturali della città, ad usare il Museo di Palazzo Loffredo per le proprie attività. È certamente un modo per ricominciare, per ritrovare quella normalità che non sarà più come prima.)
Ma ci manca il nostro Circolo che non era solo un luogo aggregativo dove ritrovarsi per parlare di arte o di libri o per ascoltare musica, ma era un progetto di vita, la nostra, ben più ampio. E magari, con grande cautela e modestia, un punto di riferimento per la comunità potentina che sapeva di trovare una porta sempre aperta in un vicolo posto nel cuore antico della città.

Martina Rossi: storia di una di noi
di Evilia Di Lonardo

Metti che ti chiami Martina, un nome come tanti e ancor di più il cognome ti identifica come una di noi. Quel cognome che tante volte usiamo per raccontare di un italiano come un altro.

Hai vent’anni, studi architettura, vai anche bene all’università e finiti gli esami estivi la tua giovane età ti impone di scoprire il mondo iniziando dai luoghi dove, per passaparola, si incontrano quelli come te.
Certo non Abano Terme. Che ne dite se andiamo a Palma di Maiorca? Movida, gioventù ed anche un po’ di sole/mare.

Si parte con le amiche. Siamo adulte, viviamo da sole, vuoi vedere che non possiamo affrontare una vacanze women style per condividere i nostri pensieri sul futuro e sulla vita?
Martina non ha avuto il tempo di potersi divertire. Vittima forse di un’ingenuità che le ha fatto pensare di essere parte della grande famiglia della juventus. Tutti con la stessa maglia e con la stessa voglia di vincere i sogni.
Ma anche nei migliori team ci sono quelli che nell’ombra cercano di strappartela quella maglia. Offendono la tua fiducia, offendono il tuo nome e offendono tutti noi.

Martina è precipitata dal balcone dell’hotel dove alloggiava. Aveva conosciuto dei ragazzi di Arezzo vicini di stanza. Voleva sfuggire ad un tentativo di stupro che sarebbe diventato stupro sicuramente. L’hanno invece dichiarata, come al solito, pazza e in vacanza con le amiche per suicidarsi.
Tanti sono i dettagli poco chiari e arriva la condanna per i due “senza sostantivo” a 6 anni. Meglio di niente. Carte processuali, prescrizioni (a novembre scorso l’accusa di morte come conseguenza di altro reato, nel 2021 sul reato di tentata violenza sessuale) hanno cancellato il lavoro di anni da parte di magistrati e giudici di primo grado. Notizia di oggi: la Corte di Appello di Firenze ha assolto perché “il fatto non sussiste”. Il fatto non sussiste. Il fatto non sussiste. Il fatto non sussiste.
Non sussistono i post facebook dopo la morte in cui gli imputati scrivevano: “Delirio terrore e di nuovo delirio a Palma”, “Abbiamo lasciato il segno”, “A Palma sono passati i fuoriclasse”, “Veramente un’avventura alla Vallanzasca la nostra”.
Non mi interessa, con tutto il rispetto, la fredda analisi processuale. Nessuno si leggerà mai le tesi della difesa e dell’accusa. Tutti leggeranno la notizia e approfondiranno, al massimo, guardando i programmi Tv in cui si analizzeranno angoli di caduta e dinamiche possibili.
Non basteranno tutte le Tine del mondo, Lagostena Bassi e Anselmi, a ridare dignità alle donne. Le campagne di sensibilizzazione, le scarpe rosse, gli striscioni viola, i fiori in testa… solo corone di fiori da chi avrebbe dovuto relegare mazzi di rose.
Alle donne che utilizzano il termine femminismo in modo dispregiativo dico che è anche grazie a quelle ragazze di tanti anni fa che, oggigiorno, possono esprimersi, lavorare, indossare una camicetta di seta e andare a bere qualcosa con le amiche. Le altre cose dovrebbero saperle.
Agli uomini dico che purtroppo noi non siamo veramente e sostanzialmente libere. Dobbiamo ancora portarvi appresso come pastori lupo a difesa. Forse vi scegliamo perché in fondo siete più versatili di una mazza da baseball. Non vorrei dire che avete vinto ma la storia medievale, moderna e contemporanea mi dà torto.
Per quanto possiate essere illuminati, acculturati e sensibili non capirete mai la paura, il sospetto, la tensione, la vergogna con cui tutte le donne fanno i conti fin da piccolissime. Sugli autobus, per strada, quando torni da sola a casa, quella casa che può diventare prigione, sul posto di lavoro, in ospedale, in tv, in vacanza, a scuola di nuoto. Neri, bianchi, gialli e verdi. Sempre e dappertutto è stare sulla difensiva o sapersi difendere con fin troppa grazia e forse il tempo della gentilezza è terminato. Voi non sapete prendere una vera posizione, volete sempre camminare avanti invece che al fianco e sarete sempre e solo il Sig. Rossi e non la Sig.ra Rossi.
Sono innegabilmente triste e scoraggiata. Ma in fondo per noi non è niente di nuovo. Mi tocca, però, riassumere tutto con la frase di Rachilina (Maria Confalone) in “Cosi parlò Bellavista”: “Gesù, tu le donne ancora le devi salvare”. Una frase scritta da un uomo

Saggio di cultura visuale
di Veronica Turiello

Alcune immagini dal futuro hanno un profilo riconoscibile e non alterato, come le foto delle bellezze eteree del cinema di un tempo, icone perenni dal fascino inarrivabile. La filosofia narrante del progetto del Parco delle Ripe di Muro Lucano, presentato pochi giorni fa dal primo cittadino Giovanni Setaro, è una partitura suonata in modo armonico, frutto di un lavoro di tutela e valorizzazione di uno dei più straordinari patrimoni del nostro territorio.
Il Parco sarà cornice della Valle delle Ripe, già Sito di Interesse Comunitario, accudito con forza nel tempo dalle associazioni murane, da Un Muro D’Amare a Musamba alla stessa Pro Loco. Se molti progetti sanno essere stranianti e impongono una visione di sviluppo slegata dalla naturale bellezza dei nostri luoghi, il Parco delle Ripe seguirà un percorso ad anelli sui quale sono stati programmati diversi interventi per realizzare una zona polifunzionale con aree di ristoro, area camper e zone per le attività culturali, oltre alla pista ciclopedonale utile anche per le bike elettriche. Dagli anelli pià vicini al centro urbanizzato il progetto guarda poi all’interno come si fa quando si guarda alla propria anima. Con cura. Per questo sono previsti interventi di recupero e messa in sicurezza del Sentiero delle Ripe e restauro dei mulini ad acqua. Un nastro di seta, il progetto che incontra il percorso dell’acqua, inchiostro limpido per questa scrittura totale che risuona tra le Ripe. Questa narrazione sussurra alla voce che affonda nel tempo e raggiunge la vicina Diga, eco delle voci della valle intera.
Il Parco è un mantello di protezione di una identità molto più ampia. L’idea progettuale fonde insieme l’idea di turismo organizzato con l’idea di tutela. Il Sentiero delle Ripe, inserito nell’elenco dei Luoghi del Cuore FAI, è infatti la più antica strada del comune lucano. Nasce intorno al IX secolo tra rocce calcaree e profonde e bellissime gole, sulle quali svetta come una piccola corona a omaggio di tanta bellezza il ponte romanico costruito nel 1100, sostituito poi dal ponte ad arco che lega Muro Lucano alla terra. Da qui, tra la nebbia dei mattini, il comune lucano somiglia a un Castello disegnato dalla penna del maestro Miyazaki, a cui il progetto del Parco promette di fare da motore sostenibile.

Il cuore del Parco è soprattutto cuore incontaminato del territorio. Risuona nel canyon in cui scorre il chiassoso torrente Rescio, forza viva per i mulini medioevali del percorso e per la gualchiera. Quando il territorio è inteso davvero come patrimonio per cui combattere diventa semplice l’incontro tra linee programmatiche amministrative e istanze condivise dalle comunità. Le associazioni locali negli anni hanno tessuto una lucente rete di attività reali di recupero e valorizzazione dal basso che sono oggi ispirazione per concreti percorsi istituzionali.
Sono molti i falsi miti di valorizzazione a cui l’esperienza di lucani ci ha abituati rubando molto alla nostra ingenuità. La poetica delle incompiute è diventata cacofonica. Le costruzioni inserite in modo violento in contesti naturali perfetti è diventata velenosa. È perciò importante leggere questo progetto nelle scelte sostenibili già avviate sul territorio murano e individuabili non solo nelle attività di recupero del Sentiero ma anche dei lavori di ricerca realizzati sulla biodiversità e sul patrimonio materiale e immateriale di Muro Lucano. Il macroattrattore abbraccia un microclima da difendere e in questo patto a difesa del territorio potrà fiorire davvero, sfuggendo alla retorica esogena e mercificante dei macroricettori senza anima. Questo luogo è tutta anima da proteggere: qui nidifica la cicogna nera; da poche settimane è stata individuata una coppia di corvi imperiali. Qui nascono rare orchidee selvatiche e diverse altre specie rare di piante e fiori. La vocazione di tutela condivisa dai diversi attori del territorio nel tempo, rinvenibile anche nella battaglia condotta da tutte le associazioni e dall’amministrazione contro l’eolico selvaggio, sono diventate valore aggiunto e coerente per tutti i progetti proposti. Il tempo ha trattenuto nell’abbraccio di pietra della montagna murana la storia di un popolo e un habitat incontaminato. Il Parco saprà essere prima di tutto un macroprotettore, una macrolente per una bellezza abbagliante.

https://www.youtube.com/playlist?list=PLTnbehVW51PTcMSodQljAfkg7yNoZqbM0

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
Il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci.
Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.


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