Fuori Fase – 17 giugno 2020

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare
di Giampiero D’Ecclesiis

A Potenza e nella nostra regione i poveri esistono.
Magari a molti potrà sembrare strano, ma basta solo alzare la testa, guardare con po’ di attenzione che i tanti invisibili emergono dalla loro condizioni e appaiono a chi vuol vedere. La condizione difficile che attanaglia le tante persone che vivono sulla soglia della povertà è molto più diffusa di quanto appaia, nuove categorie di poveri emergono: giovani poco alfabetizzati, padri separati, pensionati, famiglie, il disagio economico serpeggia nella nostra città e basta poco, pochissimo per varcare la soglia della povertà e ritrovarsi in condizioni di indigenza.
Ci sono associazioni che svolgono il lavoro complesso, difficile, meritevole di costruire una rete solidale che accoglie, aiuta, sostiene.
L’emergenza Covid è caduta sugli invisibili come un maglio pesantissimo schiantando chi era già in condizioni difficili e allargando drammaticamente il numero di coloro che sono andati in difficoltà.
Autonomi, artigiani, lavoratori a termine si ritrovati nella condizione di dover chiedere aiuto per mangiare, per pagare una bolletta, per l’affitto di casa.
Solo la rete dei Centri d’Ascolto della Caritas Diocesana di Potenza, Muro Lucano e Marsico nuovo si è trovata a fronteggiare 884 richieste di ascolto da parte di famiglie nel periodo marzo-aprile 2020, di queste ben 391 non erano mai state costrette a chiedere aiuto; 279 richieste di sostegno, oltre 600 famiglie in carico ai centri d’ascolto.
In 50 giorni sono stati distribuiti 1687 pacchi alimentari, 1000 solo nella città di Potenza, potrei continuare a lungo a snocciolare numeri ma mi fermo qui e ci tengo a precisare che mi sono riferito ai soli numeri Caritas, il che implica che i numeri reali sono molto ma molto più grandi tenendo conto delle tante altre associazioni attive in questo momento a sostegno di chi ha più bisogno.
Spero davvero di essere riuscito a dare un’idea dell’importanza del lavoro delle associazioni di volontariato.
In una situazione siffatta, a Potenza, accade che, accompagnata e sostenuta da una lettera sottoscritta da numerose associazioni: Anpi, Rete degli studenti medi, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Wwf, Arci, Famiglie FuoriGioco, Libera, Insieme onlus, Aipd, Associazione Lucana Autismo, Caritas diocesana – solo per citarne alcune – oltre ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, viene presentata in Consiglio Comunale una mozione finalizzata a chiedere lo stanziamento di maggiori risorse per le politiche sociali, l’accoglienza dei migranti, il sostegno alla disabilità e al diritto allo studio. L’atteggiamento della maggioranza in quasi tutte le sue componenti va oltre ogni aspettativa, ignora il merito della mozione, non conta, non le interessa, conta solo impedire che la minoranza possa cogliere il risultato.
Si respinge la mozione per il semplice fatto che è stata presentata dalla minoranza.
E’ un riflesso pavloviano che scatta ogni volta, il vae victis della destra peggiore che ha come pregiudiziale il respingere ogni cosa arrivi dalla minoranza indipendentemente dal merito.
La maggioranza consiliare del Comune di Potenza, modesta non nei numeri ma nelle azioni, non è nuova a cose del genere, si era già prodotta in una genialata politica simile su una mozione avente a che fare con l’antifascismo. Con una scaltrezza ipocrita, ha prima convinto le forze proponenti a ridiscutere la mozione, poi ha cercato di farne approvare una versione manipolata e censurata chiudendo all’angolo la minoranza e costringendola a ritirare la mozione suddetta.
Un atto di squadrismo politico del quale i protagonisti si sono anche mostrati compiaciuti.
Una azione senza prospettiva, senza profondità, giocata per semplice rancore ideologico.
A chi ragiona con la stessa logica da ultras che la maggioranza applica alla politica, questa è sembrata una vittoria, ma in realtà essa ha buttato un’ombra sinistra (anzi destra) sulla matrice politica della destra potentina.
Per la maggioranza del consiglio comunale, infatti, l’oggetto della politica non ha importanza, non conta il merito, conta chi si intesta la mozione e se la mozione è proposta dalla minoranza deve essere respinta a prescindere.

La logica non è politica, anche se si cerca di giustificare questa condotta chiamandola in causa, la logica usata è appartenenza, il merito irrilevante, la giustezza delle iniziative, la fondatezza delle argomentazioni non considerate. La gran massa dei neoconsiglieri, inesperta e di scarsa cultura politica, risulta spesso la pedina inconsapevole dei pochi di maggior corso politico.
Il metodo che si è data la maggioranza in consiglio comunale a Potenza è quella di respingere sistematicamente qualsiasi istanza provenga dalla minoranza salvo poi ad accusare di scarsa collaborazione l’opposizione. Un metodo da ultras della politica non di rado condita da una sorta di bullismo politico pieno di giudizi sprezzanti.
Le istanze, le sollecitazioni, non contano, la Caritas Diocesana è invisa alla Lega e ai suoi comparielli, le altre associazioni sono in odore di comunismo.
Poco conta che l’azione della Caritas Diocesana, sia in tempi normali che in tempi di coronavirus, è fondamentale, vitale, per i tanti che vivono in condizioni di marginalità in questa città.
Per i “giovani turchi” della maggioranza comunale a Potenza i poveri non esistono, a Bucaletto ci sono solo furbastri, le associazioni di volontariato sono covi di comunisti.
Mi fa specie l’errore di valutazione di un politico esperto e prudente come Ferdinando Picerno che è sembrato adombrarsi per il timore che qualcuno possa sottrargli la luce che ha cercato di guadagnare durante questa emergenza.
Ferdinando che errore! Tu sei un uomo di esperienza come fai a farti influenzare da qualche giovanotto e da una destra incarognita senza cultura di governo?
Ma che piccola storia ignobile mi è toccata raccontare, così solita, banale come altre che si merita davvero quattro righe su un giornale nella speranza che molti altri vogliano approfondire.
A domani, abbiamo un nuovo capitolo da “coltivare” sulla nostra città.

Facciamo che …
di Gianrocco Guerriero

June 16, 2020, Rome, Roma, Italy: Aboubakar Soumahoro hunger strike during General State in Villa Pamhiili, Rome. (Credit Image: © Claudia Rolando/Pacific Press via ZUMA Wire)

In Italia l’eccesso di melanina nella pelle non attizza la violenza della polizia – come accade in America – ma provoca invisibilità. E di ciò che è invisibile si può fare ciò che si vuole, perché è come se non esistesse. I giochi di ruolo dei bambini iniziano sempre con il magico “facciamo che…”, potente come un “abracadabra”, a seguito del quale una realtà parallela comincia a imporsi modificando comportamenti e emozioni. Ci si può anche concedere qualche eccesso, tanto un filo di ragione resta vigile per ricordare che nella “realtà ufficiale” tutto quello non esiste.
Può sembrare un’idea troppo fantasiosa, ma io sono del parere che a quel gioco non si smette di “giocare” neanche in età adulta, sia nel bene che nel male. Anche senza dirlo esplicitamente, annunciamo un “facciamo che…” tutte le volte che instauriamo una relazione o ci immergiamo in un ruolo sociale; ed è un “facciamo che…” implicito quello che il proprietario terriero impone ai migranti (spesso irregolari) gestiti da un “caporale” al fine di ottenere la massima resa al minimo costo, a spese di un’etica ignorata, sconosciuta o semplicemente spazzata sotto il “gioco” per bypassare eventuali dissonanze cognitive: in questo caso si tratta di un “facciamo che io sono il padrone e voi gli schiavi (tanto siete socialmente invisibili, ergo non esistete)”.
È in virtù di tali considerazioni, che ho particolarmente apprezzato la disponibilità di Conte (attuale Presidente del Consiglio dei Ministri) ad incontrare il sindacalista nero Aboubakar Soumahoro (leader della lotta dei braccianti extracomunitari), il quale si era incatenato davanti a villa Pamphilj, dove si svolgono gli Stati Generali. Il Presidente del Consiglio aveva ha manifestato la volontà del Governo di modificare i Decreti Sicurezza nei punti che, in maniera diretta o indiretta, vanno a inasprire la piaga della clandestinità e ha manifestato la volontà di esaminare le proposte che gli verranno suggerite da chi versa nella tragica condizione dell’invisibilità.

Chissà che non sia giunta finalmente l’ora – considerando anche ciò che sta accadendo oltreoceano – di provare a iniziare un gioco del tipo “facciamo che… siamo tutti uguali”.

Ma le Leghiste lucane lo sanno?
di Antonella Marinelli

La Giunta regionale umbra di centrodestra guidata dalla leghista Donatella Tesei ha abrogato la decisione dell’amministrazione precedente di centrosinistra di praticare l’aborto farmacologico in day hospital. Dieci anni fa il Consiglio Superiore di Sanità dettò le linee guida sull’utilizzo della pillola Ru 486, e pur essendo consigliato il ricovero ospedaliero ordinario, le Regioni hanno la possibilità di organizzarsi autonomamente. La governatrice Tesei ha dichiarato che si è mossa nell’interesse della tutela della salute delle donne, ritenendo a rischio l’interruzione di gravidanza se non accompagnata da almeno tre giorni di ricovero ospedaliero. E mentre in tutto il mondo le donne vengono messe nelle condizioni di poter abortire in maniera più celere e sicura a causa dei rischi di contagio da Covid, la Presidente umbra decide di andare controtendenza. E le attiviste lucane in quota Lega cosa ne pensano? E le mogli e le compagne della nuova Classe Dirigente verde saranno d’accordo? Dal momento che in Basilicata il leghismo non è radicato, ma un approdo strategico dei più provenienti dai vecchi partiti e in maniera sorprendentemente trasversale, non ne sono così sicura. Come se i diritti delle donne fossero una questione di orientamento politico o partitico. Chissà se queste donne sanno che a fare pressioni sulla governatrice Tesei è stato il commissario della Lega in Umbria, il senatur Pillon. Come Pillon chi? Quello del Family day, antiabortista convinto che fu rinviato a giudizio perché dichiarò che l’Arcigay fa adescamento nelle scuole. Chissà se queste donne sanno che in Italia oggi l’interruzione volontaria di gravidanza attraverso la pillola RU 486 si pratica solo nel 18% dei casi, contro il 66 della Francia, il 95% della Svezia. L’Umbria è ferma al 5%. E chissà se le donne verdi lucane sanno che la stragrande maggioranza dei ginecologi italiani fa obiezione di coscienza, e guarda caso sono quasi sempre uomini gli obiettori. Care tutte non so se è chiaro che l’azione antiabortista umbra mira ad intaccare la legittimità della 194 e soprattutto è un ostacolo alla nostra libertà di poter decidere sempre e in qualsiasi condizione per noi stesse, nella sofferta consapevolezza che una interruzione di gravidanza non è mai praticata a cuor leggero. Una stizza d’orgoglio, forza.

Luoghi
di Antonio Di Stefano

In questo periodo di ripartenze e riaperture per qualcuno più distratto può essere difficile orientarsi. Allora proviamo a scarrellare velocemente i luoghi ai quali è possibile accedere e le attività che è consentito svolgere. Il tutto naturalmente con le dovute precauzioni, dpi, distanziamento, detergenza, termoscanner, scongiuri e gomito di saluto (anche se per quest’ultimo gesto prima la smettiamo e meglio è).
Per esempio se si deve neutralizzare la ricrescita canuta o dare un taglio alla barba fluente è consentito già da tempo recarsi dal parrucchiere o dal barbiere. Se invece lavoro in un pubblica amministrazione resto in smart working, salvo qualche giorno in cui mi alterno con i colleghi e sono autorizzato ad andare in ufficio. Questo almeno fino al 31 luglio, poi chissà. Se invece sono uno studente mi sono scordato come è fatta la scuola, se a marzo vi ho lasciato qualche oggetto personale devo fissare un appuntamento con la segreteria per recuperarlo o attendere in buona pace settembre, salvo che non debba sostenere gli esami di maturità, allora mi è concesso tornarci e permanere a dissertare al suo interno, molto osservato da un’intera commissione, addirittura anche senza mascherina.
Se ho desiderio di andare al cinema da un paio di giorni posso andarci, un posto sì e due no, al massimo 200 persone, certi film di Babak Payami quando mai li hanno visti 200 persone, comunque vado e mi godo la proiezione con più tranquillità. Se frequento l’università niente da fare, tanto nel caso sia uno studente che un docente o dipendente (questi ultimi un po’ smart e un po’ in presenza), c’è la didattica a distanza, il ministro Manfredi ci fa sapere che il numero di lezioni e di esami nel periodo Covid è stato tutto sommato in linea con la normalità in merito alla ricerca che ne è stato nello stesso intervallo vai a capire).
Se sono un turista e mi viene l’uzzolo di scoprire l’esotica Basilicata tanto dal nord che da un altro paese estero posso arrivarci (trasporto pubblico permettendo) e viceversa. Se invece mi assale il desiderio di emulare i campioni del pallone, finalmente disponibili in diretta tv, organizzando una partitella a calcetto con gli amici, bè questo no, ancora non è concesso. Ma se ho altro a cui pensare, perché ho un bambino piccolo da gestire mentre vado al lavoro in fabbrica e non sono fortunatamente tra quei dipendenti in cassa integrazione, bè tranquillo, gli asili nido e i centri estivi hanno riaperto. Oh, ma non è che tutti si prendono ‘sta responsabilità di produrre e riprodursi! C’è pure chi, scampato il pericolo pandemico, pensa di meritarsi una vacanza, ma sì, magari una bella crociera! Niente da fare, crociere ancora vietate, sole sì ma sulla spiaggia, senza giganti del mare.
Insomma il mondo si sta avviando, arranca magari, ma riprende a macinare. Negozi, trasporti, industrie, ristoranti, musei, quasi tutto è stato sdoganato, restano alcuni luoghi più a rischio e temuti di altri: le navi da crociera, le aule universitarie, i campi di calcetto e le stanze degli uffici pubblici. Anomalo miscuglio, se ci pensate tutti insieme quasi esauriscono il campionario onirico degli Italiani, tra incubi e sogni.

https://www.youtube.com/playlist?list=PLTnbehVW51PTcMSodQljAfkg7yNoZqbM0

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
Il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci.
Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.


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