Fuori Fase – 25 giugno 2020

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Russia – Una rotula fra Oriente e Occidente
di Gianrocco Guerriero

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Pensare di poter parlare della Russia, oggi, con l’obiettivo di uscirne con le idee più chiare è un’utopia. Sarebbe come pretendere di dare una definizione esaustiva del “tempo” o dell’ “amore”: impresa in cui due millenni e mezzo di filosofia e cinque secoli di scienza hanno fallito.

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Così, pur avendo accettato con piacere di esprimere la mia opinione in merito, essendo consapevole dei miei limiti, mi accingo ad affrontarlo con umiltà e mestizia. Anche perché mi fa paura, la Russia, adesso.

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C’è un cosa importante da mettere in chiaro, innanzitutto. Si tratta del concetto di “democrazia”, complesso non meno del tempo e dell’amore. Importante perché è quello il filo sul quale, già da molti anni, si sta giocando una partita ancora tutta aperta. Lo storico Adriano Roccucci scrive che “ ‘democrazia’ è una parola dalle definizioni controverse e dai confini incerti; è un lemma prescrittivo della moderna grammatica politica, ma non c’è consenso, né fra gli attori né tra gli osservatori e i teorici dei sistemi democratici , su quali siano i suoi connotati fondamentali e indispensabili: la letteratura filosofica e politologica sul tema è sconfinata e le definizioni sono molteplici”. Ed è proprio tale spazio di manovra semantica, quello in cui la Russia di Putin ha imparato a muoversi per cercare di far risorgere l’imponente rotula geopoliticamente destinata a connettere Oriente e Occidente.

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La Federazione Russa, com’è ben noto, è una delle quindici Repubbliche in cui si disgregò l’URSS nel 1991, dopo che in soli due anni, a partire dall’abbattimento del Muro di Berlino, venne fuori un nuovo ordine mondiale. Essa costituiva il cuore del colosso incastonato fra Europa e Asia, ed è con tale consapevolezza, che, dopo una lunga crisi (ancora in corso e con un indice di disuguaglianza sociale fra i più elevati al mondo) e tante contraddizioni, sia per quanto riguarda la politica interna che quella estera, sta cercando di allungare i suoi tentacoli a destra e a manca, utilizzando strategie che, a eccezione di ciò che è accaduto in Crimea nel 2014, sono molto “sottili” e vanno dalle proposte di mediazione (con la Siria e la Libia, ad esempio), ai finanziamenti per le campagne elettorali (e qui il tema è etereo, nonché delicato e pericoloso) sia in America che in molti stati europei.

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L’Italia fa oltremodo gola, e a me gli aiuti giunti di recente con camion e truppe militari fanno venire i brividi (non di piacere): ancor di più slogan del tipo “Dalla Russia con amore”, che evocano l’immagine di un pagliaccio con il coltello nascosto dietro la schiena. I russi non sorridono. Per loro sorridere è sinonimo di sciatteria. È un gran popolo, quello russo: ha donato al mondo dell’ottima matematica, una grande letteratura, una profonda filosofia e ha portato il primo uomo nello spazio e ha dato un contributo fondamentale per abbattere il nazismo. Ma la Russia oggi è pericolosa, tanto più perché gioca di nascosto, è determinata a realizzarsi e non ha pietà per nessuno, proprio come il tempo l’amore e la democrazia quando degenerano.

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La morte degli esempi e nuova creatività sociale.
di Evilia Di Lonardo

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Un nuovo tema si affaccia al controllo sociale cittadino giusto con qualche anno di ritardo. L’abuso di alcool, o più che altro l’uso tra i giovani, trascura, però, l’analisi delle alte percentuali di adulti, in maggioranza uomini, ormai consumatori abituali o dipendenti.

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Unica soluzione, come al solito, la repressione che finge di non voler vedere il proprio prodotto genetico. Il prodotto dei propri esempi per cui continuiamo ad affermare che sono irrilevanti i 25 miliardi all’anno spesi per patologie, dirette o indirette, collegate al consumo di alcool, rispetto ad un’economia che tra vino, birra e varie produce ricchezza quasi pari alle cure per le malattie indotte.

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Bevi responsabilmente! Ma se non hai un amico maggiorenne la boccia di vino qualcuno te la vende.

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Scuola, parrocchia, pubblicità e solite manfrine lava coscienza. Ma avete dimenticato troppo presto la gioventù. Si scavalca la linea dell’anzianità quando il ritornello “ai miei tempi” diventa sempre più ossessivo. Le distanze si allungano e sembra sempre più difficile capire.

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Beh, anche ai miei tempi si beveva, non c’erano leggi restrittive, si facevano errori e si vomitavano “mai piu”. Ma la personalità da alcool è un carattere artificiale così come sono artificiosi gli esempi che proiettiamo. L’estetica perfetta che non contempla un Dio, qualcuno che indichi una strada e ti chieda, o ti permetta, di essere davvero quello che sei, non quello che dovresti essere.

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In un mondo sempre più esibito in finte sensibilità clickbait non c’è spazio per l’ascolto. Si fa così e non cosà, devi essere così e non cosà… si ma io voglio disegnà!

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L’edonismo dei mitici ’80 ci ha portato alla plastificazione robotica del nostro essere, senza che le famiglie esercitino per davvero la creatività primordiale. Quel fervore interno che trova sfogo in una seppur minima passione o in pazzi esempi di individualità granitica.

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Ma i genitori sono persi in mille problemi figurati se possono portarti a Sellata a disegnare con le foglie. Figurati se ti fanno smontare un vecchio motorino solo per capire che non sai più rimontarlo (Ah! Non si usano più i motorini/motorette).

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Penso che i genitori abbiano tempo di seminare solo per massimo 10 anni, ma io figli non ne ho e quindi non posso mai parlare. Ma posso prendere almeno ad esempio i miei genitori? Nell’età adulta, nonostante tutti gli sbagli sicuramente commessi, i semi tornano sempre a germogliare. Bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio come un Dorian Gray che non vuole nascondersi, magari ricordando quei buontemponi di Caravaggio e Toulouse Lautrec tanto l’assenzio è decisamente bleah!

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Ormai non si vogliono figli ma perfetti prodotti da esibire, non si vogliono cani ma oggetti da coccolare, non si vogliono cedimenti strutturali ma solide realtà artificiali. Non si coltiva il pensiero perché c’è qualcuno pagato per farlo al posto nostro. Non si coltiva l’errore frankesteinstiano.

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Icaro voleva volare ma nessuno gli ha mai insegnato a farlo almeno con la fantasia.

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P.s. Mi sono ingozzata di tv, cartoni animati, fumetti e videogiochi: il male dell’epoca. Ho fatto molto tardi la sera e sì, mi sono anche ubriacata. Ma alla fine, a 23 anni, ho deciso liberamente di scrivere una tesi su queste mie, proprie, individuali passioni. Non sarò Ministro della Repubblica ma ho affrontato le dolorose difficoltà della vita e le famiglie non costruite in laboratorio sono assemblate anche per questo.

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