Intervista a Fabio Pedrazzi

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Gli incontri, quando sono quelli giusti, lasciano sempre il segno. A volte anche qualcosa in più, poiché la realtà, quella autentica, non è fatta di cose, ma di relazioni. Scopo di questa mia intervista a Fabio Pedrazzi, fondatore della PlaceBook Publishing & Writer Agency è appunto quello di creare l’occasione di un incontro: quallo fra i magazine online Totem e Kukaos (leggendo sarà chiaro di cosa si tratta) e fra i loro rispettivi collaboratori e lettori. Sono certo che potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante. Questo ce lo dirà il tempo. Io intanto parto con le mie domande e Fabio è lì pronto a rispondermi. Ma i veri protagonisti siete voi lettori.

1. Innanzitutto, Fabio, vuoi spiegare ai nostri lettori come nasce e quali obiettivi si pone questa figura originale che ti sei inventato di agente letterario che nel fungere da intermediario fra lo scrittore e Amazon raccoglie l’ulteriore sfida del lasciargli aperta la possibilità di accedere all’editoria con la “E” maiuscola?

  1. Nasce da circa trent’anni di esperienza nel mondo della scrittura e dell’editoria. La prima volta che inviai un mio scritto a una Casa Editrice mi risposero come rispondono in genere oggigiorno: “il suo lavoro è ben fatto, la narrazione ben costruita ecc ecc… rientra nella linea editoriale delle nostre collane, fanno un milione e duecentomilalire”. Oppure “ci acquista a prezzo pieno 100 copie, che poi rivende e così recupera l’investimento, ma se non va bene questa soluzione possiamo anche fare che noi pubblichiamo e cominciamo a conteggiare le sue royalty dopo la centesima copia venduta”… eccetera, eccetera, eccetera… questo mi risposero nel 1985.

Non accettai. Continuai a scrivere e dopo 10 anni circa decisi di fare io da Casa Editrice. L’occasione nacque grazie anche all’amico Emanuele Beluffi, critico d’arte e fine pensatore, che mi propose di pubblicare e stampare (all’epoca avevo uno studio di grafica e comunicazione con annessa tipografia) una rivista di critica per il mondo della pittura: KritiKa, appunto.

Stamparla e basta ci sembrava riduttivo… creammo così la Pedrazzi Editore con il logo del Cavallino.

La rivista fece solo due numeri cartacei… ma che numeri. Due opere d’arte di grafica e contenuto.

Eravamo nel 1998, circa. Poi lo stop, dodici anni di fermo. Mi trasferisco da Milano a Roma e con Claudia iniziamo a pensare cosa fare dei miei libri e dei suoi. Scopro che attraverso la piattaforma di Amazon si possono pubblicare i volumi. Pubblicare e avere la copia cartacea, anche una sola.

Da qui l’idea: perché non facciamo noi da tramite agli autori? Pubblichiamo noi sotto il marchio Pedrazzi Editore, facciamo l’editing, confezioniamo un prodotto graficamente professionale e promuoviamo il libro sui social… insomma, facciamo quello che dovrebbero fare tutte le Case Editrici… però lo facciamo in maniera diversa: non chiediamo nulla agli autori, loro ci mettono l’opera e noi il tempo per trasformarla in un prodotto editoriale, poi ci dividiamo gli eventuali guadagni. Nessuno ha spese vive (quasi), nessuno anticipa denaro, solo il tempo e la passione per lo scrivere.

Dopo un anno eravamo a circa 120 autori pubblicati. Agli inizi del 2020 decidiamo di fare qualcosa di più: da Pedrazzi Editore a PlaceBook Publishing & Writer Agency. Da Casa Editrice ad Agenzia letteraria. Perché? Perché ci siamo accorti che nel sottobosco letterario italiano ci sono autori che meriterebbero di essere pubblicati da CE di alta fascia.

Tutto questo preambolo per arrivare a rispondere alla prima domanda: quali sono gli obiettivi?

Dare la possibilità a tutti coloro che hanno talento, o un sogno, di venir letti senza essere cannibalizzati da un sistema che vede gli autori come i veri clienti delle CE di bassa fascia (anche di alta, ma questo è altra cosa). Dare loro la possibilità di essere sul mercato con un prodotto di buona qualità, sia come contenuto che come grafica, fare parte di una comunità dove autori e lettori si possano incontrare… avere un agente letterario che li rappresenti nel caso in cui una CE di fascia alta li attenzioni… in alcuni casi proporli. Ecco che come Agenzia letteraria abbiamo creato la sezione, o brand come direbbero quelli che parlano inglese, che li possa pubblicare senza costi, lasciando ad Amazon la parte meramente burocratica della pubblicazione cartacea e concentrandoci sulla comunicazione e il lavoro da CE. Abbiamo evoluto il concetto di self-publishing, che in genere vede prodotti di scarsa qualità e poco curati. Sempre coerenti con la nostra filosofia: prima i rapporti interpersonali e poi gli affari, proponiamo un contratto senza penali di sorta. Chi pubblica con noi deve essere convinto che siamo diversi, deve sposare il progetto, capire che prima di giudicare il suo libro attraverso le copie vendute lo deve fare leggendo i post dei lettori… se anche uno solo afferma che il suo testo ha provocato delle emozioni, beh, per noi è un successo.

2. A questa attività pseudoeditoriale già da quasi un anno a questa parte si aggiunge l’ambizioso progetto di un magazine online il cui nome Kukaos raccoglie in sé un programma. Ci racconti l’idea dalla quale è nato questo neologismo dalle radici semanticamente aristocratiche?

  1. KUKAOS… prima però vorrei fare una precisazione: la nostra non è un’iniziativa pseudoeditoriale, il lavoro che facciamo è quello che dovrebbero fare tutte le CE… e lo facciamo con passione e professionalità. Abbiamo creato l’editoria 2.0… ma torniamo alla rivista. Creata la sezione pubblicazioni abbiamo dato vita a un gruppo su Facebook: Placebook. Ci siamo subito accorti che l’idea piaceva: una piazza virtuale dove autori e lettori potessero confrontarsi.

Ci siamo detti: dobbiamo dare uno strumento più organizzato al gruppo, un contenitore dove gli autori possano mettere i loro pensieri, le loro passioni e i loro interessi culturali. Dobbiamo creare un vero “Circolo culturale”. Il nome deve rispecchiare il nostro pensiero. Ecco che il greco ci è venuto in aiuto: κύκλος… kukaos (in geografia e astronomia, le varie circonferenze che si immaginano descritte sulla sfera celeste o sulla Terra per stabilire posizioni o distinguere zone)… distinguere zone, appunto. Distinguere… KUKAOS è uno stile di vita. Un pensiero, un’idea, una fragranza che si vuole alzare sopra l’olezzo del modus operandi del sistema che vuole vedere tutto solo attraverso il profitto. Noi non disdegniamo il denaro e nemmeno il guadagnare, ma è ora di passare dal cosa al come… e KUKAOS vuole essere il punto di riferimento di questo pensiero.

Ecco perché: noi siamo diversi.

In un mondo che legge sempre meno, paradossalmente la forma di comunicazione più diffusa è quella scritta. Le pagine sono quelle dei social network, le tastiere non danno garanzie di qualità,la sintassi è degradata al minimo e l’argomentaziine è quasi inesistente. Come intende porsi (e imporsi) in tale contesto un magazine di cultura ad ampio spettro, strutturato e articolato secondo logiche ormai alla deriva? Pensi che l’offera possa bastare ad attirare il consenso. In sintesi, Kukaos vuole essere un tentativo di invertire la rotta abbassando le vele e accendendo i motori?

Non è che si legge di meno, si legge in maniera diversa. Chi non leggeva prima dell’avvento del web non legge nemmeno adesso, al massimo sbircia qualche post. Chi non era in grado di coniugare un verbo non lo sa fare nemmeno ora. L’uso massivo delle chat ha portato a comunicare in maniera differente… frasi cortissime, sintesi e abbreviazioni, un nuovo lessico… il narratore deve fare i conti con tutto questo.

Kukaos si inserisce in questo contesto cercando di dare equilibrio tra le logiche del web e la tradizione culturale. Abbiamo voluto una rivista online che potesse arrivare anche sugli smatphone mantenendo dei contenuti di un certo livello, con tematiche che vanno oltre la ricetta, il gossip o le fake news.

I contenuti che pubblichiamo sono tutti originali, da noi non ci sono articoli pagati 2 euro, non viene pagato nessuno… KUKAOS è di chi ci vuole proporre un suo scritto. Se un autore ha qualcosa da comunicare è sufficiente che contatti i responsabili della rivista e proponga il suo testo.

Non so se le nostre logiche sono alla deriva, so che abbiamo creato un veliero che ha bisogno di gonfiare le vele con il vento della cultura, della filosofia, dell’Arte. Non accenderemo i motori, ci piace utilizzare solo la forza della natura… non possiamo porci come pietra di paragone il numero dei lettori, noi dobbiamo pensare solo a proporre testi validi. I lettori verranno, verranno pian piano, articolo dopo articolo… ci faremo conoscere e diventeremo degli influecer culturali.

4. Ci dici qualcosa dello staff di Kukaos, al quale io stesso ho l’onore di appartenere?

Lo staff di KUKAOS, come ho detto prima, è composto principalmente da autori della PlaceBook Publishing. Ovviamente per far funzionare il tutto abbiamo dovuto creare una vera e propria redazione, cosa che sai bene. In questo anno e mezzo chi si è occupato maggiormente di KUAKOS è stato Arnaldo Citterio, che praticamente fa le funzioni di Capo Redattore. Da un po’ di tempo è stato affiancato splendidamente da Bianca Folino.

Poi ci sono i curatori di rubriche, farne l’elenco sarebbe troppo lungo… li trovate a questo link: http://www.kukaosmagazine.com/chi-siamo/

Il ruolo di direttore è equamente suddiviso tra la redazione. Personalmente cerco di non entrare nel merito delle scelte fatte dai redattori, mi piace vedere che KUKAOS ha preso vita propria.

Voglio, in questa occasione, ringraziare tutti coloro stanno donando il loro tempo a questo progetto… grazie di cuore e ricordate sempre: Noi siamo diversi.

5. Mi piace tutto ciò che ha che fare con il cerchio kyklos, appunto), dunque per finire torno al tema con il quale ho iniziato l’intervista: i libri. La domanda è la seguente: qual è il rapporto fra Kukaos e gli autori che tu e Claudia curate?

Il rapporto è stretto e collaborativo. Come detto prima KUKAOS è una vetrina per gli autori oltre a essere un mezzo di comunicazione. Vengono pubblicate recensioni dei libri che pubblichiamo come PlaceBook Publishing e ogni autore, se lo vuole, può proporre le proprie tematiche… lasciamo libertà di espressione e cerchiamo di dare voce a chi ha qualcosa da dire.

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