E’ una bella giornata, arriviamo subito, ed eccolo lì il primo bar ristorante che ha diversificato l’attività, evidente segno di dinamismo imprenditoriale, che annuncia al mondo con tanto di fiera insegna che lì, proprio lì, si possono anche affittare biciclette e pedalò. Devi solo decidere se sudare prima del pranzo e sederti a tavola paonazzo o rischiare la congestione dopo. Osserviamo la pletora di bici esposta, non sono proprio fantastiche, ma dobbiamo fare il giro del lago mica la Liegi Baston Liegi, quindi misuriamo visivamente quelle che fanno al caso nostro e poi entro deciso nel bar per concludere il negozio giuridico del noleggio. Illuso, il barista deluso perché pensava di spicciarsi con un caffè di rito, ci risponde: “Mi spiace non posso affittarle, sto chiudendo, devo andare a fare un servizio.” Di fronte a tanta imprecisata urgenza il nostro sogno di pedalare in libertà flette un secondo, ma il principio della libera concorrenza lo soccorre subito, ricordandomi che altri due commercianti offrono in zona il medesimo servizio. Il liberismo le studia tutte pur di farci divertire.
Ma se il primo noleggiatore deve andare a fare un servizio, poco più in là il secondo deve esserci già andato, perché è proprio chiuso, chissà se il servizio è lo stesso. Certo è giornata feriale, mica il fine settimana, ma siamo a luglio, ingenuamente trovo una correlazione logica tra l’amenità del luogo, la bella stagione e l’offerta di servizi per il tempo libero (di “leisure”, se fossimo su una rivista patinata).
Certo, adesso potrei scomodare la legge della domanda e dell’offerta, la teoria della distribuzione gaussiana sulla probabilità di incrociare un noleggiatore operativo, la curva di Pareto sui fattori che hanno determinato l’indisponibilità del servizio richiesto: nessuna di queste cose mi darebbe un mezzo a pedali, qui, ora. Né varrebbe la pena accanirsi su presunte responsabilità dei programmatori locali o avviare una discussione sulle conseguenze territoriali del fallimento di mercato. Del resto se mi addentrassi in questi discorsi pretenziosi le mie figlie mi sfanculerebbero in cuor loro e verrebbero di nuovo in giro con me, non coartate, solo nel 2026, e poi in fondo due esercizi commerciali su due hanno dato forfait, è una casistica drastica ma risibile, statisticamente non significativa. E comuqnue dall’altra parte del lago dovrebbe essercene un altro. Tanto vale fare due passi, ormai siamo qua.
La camminata in fondo è piacevole, una brezza rincuorante abbatte di molto il rischio insolazione, camminiamo senza fretta, misurando per gioco le distanze percorse. Dopo circa un chilometro e mezzo troviamo un imprenditore che offre servizi per il tempo libero e non ha urgenze cui attendere in altro luogo, così incredibilmente gli tocca di lavorare: una piscina, qualche sdraio, ambiente fresco ed invitante nella “calandra” (calura per gli alloctoni) del mattino, ma niente da fare, non commercia in bici e comunque ormai il terzo noleggiatore è di lì a un passo, salutiamo e continuiamo speranzosi.
Ma il terzo noleggiatore è andato anche lui altrove. Forse deve essersi trovato molto bene e pertanto ha deciso di alienare l’attività: “Si vende” si legge sul cartello appeso al cancello serrato.
Adesso la rassegnazione ci ha rapito, ci arrendiamo e abbandoniamo il proposito della pedalata, intanto, passo passo, abbiamo quasi fatto mezzo giro del lago, vorrà dire che continueremo e avremo la consolazione di aver raggiunto comunque un obiettivo. Che hai fatto oggi? Un giro intorno al lago. E’ sicuramente più edificante di “niente, ho guardato la televisione”.
Continuiamo così la nostra passeggiata, gente in giro ce n’é: qualche settantenne allampanato caracolla sotto il sole rischiando la vita, trentenni si raccontano come cambieranno il mondo mentre fanno fast walking (si vergognano a dire che corrono piano e forse, già più tardi, sotto la doccia, cambieranno idea sugli intenti rivoluzionari), diversi fortunati gironzolano sulle bici che previdenti si sono portati da casa. E’ oggettivamente estate, con tutti i crismi, potrebbe andare un po’ meglio, ma in fondo va bene anche così.
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