Virus, tamponi e cromosomi: chi è Paperino e chi è Gastone ai tempi del Covid-19

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Le parole sono angeli rivelatori. Le parole sono demoni ingannatori. Entrambe le affermazioni corrispondono a verità.
Per risolvere l’apparente contraddizione, preferisco appellarmi alle parole di un filologo lucano, Michele Feo, fra i più esperti studiosi del Petrarca.
A proposito della sua scienza, egli afferma che bisogna “essere ostili a ogni libertà di parola senza arte e senza freno”. Il concetto è molto più ampio di quanto io abbia bisogno adesso. Lo restringo: è pericoloso utilizzare le parole senza avere ben chiaro il loro significato, perché esse, appunto, ingannano, e lo fanno diventandoci familiari, e dunque trasformando il loro stesso suono in significato: un significato vuoto, falso come l’accesso da un infisso  poggiato in un campo di terra bruciata.
Ma come fare a stabilire con sufficiente certezza il significato di una parola, in maniera tale da renderla ‘angelo rivelatore’? Beh, non credo ci sia scelta più sensata del traghettare l’operazionismo di Bridgman dalla scienza al linguaggio: per ogni parola premuriamoci di capire quali operazioni, fisiche o mentali, essa inviluppa, cioè quali sono le ‘azioni’ che definiscono e legittimano quella parola. Mettiamoci subito alla prova, poiché il tema del presente articolo lo esige. Man mano che andrò avanti tutto diventerà più chiaro. È una promessa che faccio al lettore che voglia concedermi in anticipo un po’ della sua fiducia. Confido di restituirgliela con gli interessi.

Una prima sgrossatura del genere umano, riguardo a qualsivoglia fattore si analizzi, comporta la divisione in individui-Paperino e individui-Gastone, ovvero fra chi, rispetto a quel fattore risulta essere svantaggiato, comunque vada, e chi, invece, a prescindere dalle premesse, non subisce alcuna conseguenza. Ebbene, studi recenti, di diverso genere ma convergenti,  pubblicati su ‘Clinical Infectious Diseases’, ‘New Englad Journale of Medicine’ e ‘Nature”’confermano che ciò vale anche con il fattore  Covid-19: non tutti si ammalano e, fra quelli che si ammalano, c’è un ampio spettro di gravità cui è possibile andare incontro e ciò dipende  rispettivamente dall’essere individui-Gastone o individui-Paperino. Ma per poter spiegare come e perché ciò accade è necessario che il significato di alcune parole diventi chiaro: chiaro nel senso che ho poc’anzi esplicitato.
Il minimo indispensabile delle parole-chiave è tre: virus, tampone e cromosoma. Passo a definirle brevemente e in maniera operativa.

Virus: frammento di DNA o RNA (nel caso del Covid) incapace di riprodursi da sè e dunque vincolato a colonizzare determinate cellule viventi. Il DNA è una molecola (acido desossiribonucleico) contenente tutte le informazioni necessarie per la riproduzione, sia nel regno animale che vegetale. L’RNA (acido ribonucleico) è il mezzo attraverso il quale il DNA sintetizza le proteine, materia prima nell’architettura del vivente.

Cromosoma: è un filamento di DNA, associato a specifiche proteine, che compare durante il processo di riproduzione cellulare e fa parte del nucleo delle cellule figlie. Al microscopio ha la forma di un bastoncino e nella specie umana se ne contano 46, ognuno associato a una caratteristica fondamentale della specie.

Tampone molecolare: si tratta di un mezzo di rilevazione della ‘quantità di virus’ presente nelle cellule di un individuo. Questa viene misurata attraverso una serie di cicli (Pcr: reazione a catena della polimerasi): si acquisisce un campione di RNA, e via via lo si amplifica rfino a renderlo rilevabile. Con Ct si indica il numero di cicli necessari alla rilevazione. Per convenzione (motivata), se dopo un Ct che fa da 37 a 40 non si riesce a raccogliere una quantità sufficiente alla rilevazione si dice che il tampone risulta essere negativo. Quella che invece viene definita come carica virale è inversamente proporzionale (in maniera non lineare) al numero Ct: come dire che meno cicli servono ad amplificare il contenuto di RNA più l’individuo è infetto. Alcuni virologi ritengono che il Ct non dà garanzia di sicurezza assolute e che strumenti diagnostici diversi, su un tampone eseguito sulla stessa persona possono dare risultati diversi. Per altri, invece, esso è affidabile: un Ct inferire a 30 è indice di infezione, e, man mano che l’indice sale la malattia scema.

Chiarito ciò di cui stiamo parlando, possiamo continuare a parlarne con più tranquillità.

Uno studio dell’istituto Weill Cornell medicine divulga il seguente risultato: su 678 ricoverati, è morto il 35% di pazienti con un Ct inferiore a 25, il 17,6% con un Ct tra 25 e 30 e il 6,2 per cento di chi aveva un Ct superiore a 30. Ma il 40% dei pazienti restata asintomatico nonostante abbia un Ct pari a quelli che si ammalano.

C’è qualcosa di misterioso che non torna. Ed è una ricerca di altra natura a svelarcelo. Da essa emerge che ci sono due fattori importanti che decretano la ‘paperinità’ o la ‘gastonità’ rispetto al Covid-19.
Il primo non è una grossa novità ed è affatto marginale: i portatori del gruppo sanguigno A presentano un fattore di rischio più elevato, che incide tramite il cromosoma 9; mentre il gruppo 0 garantisce una immunità più elevata. L’altro, invece, agisce a mezzo del cromosoma 3 e coinvolge 6 dei suoi geni. Questa variante del cromosoma 6 (all’elevato) è presente soprattutto è presente soprattutto nel Bangladesh e nell’Asia Meridionale, mentre è meno presente in Europa e nell’Asia Orientale e completamente assente nel continente africano. I dati relativi alla mortalità nelle varie aree del globo concordano con la distribuzione di tale fattore di suscettibilità.
La cosa incredibile è che tale caratteristica genetica risale a ben 50mila anni fa e l’abbiamo ereditata da una specie umanoide in seguito estintasi: i neanderthaliani! I ricercatori hanno ipotizzato che, probabilmente le 13 varianti di quello che viene denominato ‘aplotipo di rischio 11’ a quell’epoca  avevano lo scopo di proteggere da una pericolosa infezione, ma oggi si sono rivelate un fattore di fragilità. Come dire che il Bene è il Male non hanno poco di assoluto e che, per certi versi, Paperino o Gastone si nasce.

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