È morto Maradona.
Ci metto qualche secondo a realizzare quello che mi ha detto. Non credo. Volo sul WEB a cercare conferme, le trovo. Diego è morto. Un infarto.
Mi monta dentro come un’onda, è un processo immediato, velocissimo, immagini, suoni, parole, è un visibilio di emozioni che montano e traboccano alla fine dai miei occhi, mi rifugio in un’altra stanza a difesa del mio pudore, e li resto a guardare immagini, mi ingozzo di cross, di punizioni, di quel pugno chiuso alzato in aria e visto mille volte, rivedo il goal su punizione alla Juventus 1, 2, 3, 10 volte, i sette tocchi prima del goal all’Inghilterra.
Si nun site ‘e Napele cierti ccose nun li putite capì, è inutile, e chesti parole nun so pe’ vvuie, sono solo pe’ chille che me so’ frate, a Napoli, a i quartieri, a Fuorigrotta, avvucate, pinzionati, dutture, ‘mbrugliune, dissoccupati, sfaticati, lazzari, cassintegrati, sturient’, che ne sapite vuie che era Napele nel 1984?
Che ne sapite dell’arraggie di decine di delusioni, che ne sapite delle lacrime negli occhi quando i nostri genitori ci parlavano di Sivori, di Canè, di Geppsònn, delle partite allo stadio Collana, pe’ vuie il tifo è quistione ‘e stile, la vecchia signora, il diavolo, l’internazionale, vuie tifavate una squadra di pallone, nuie, a Napele, tifavamo una nazione.
Pecchè ‘o Napele chest’è.
È più di una squadra, è più di una partita, ‘o Napele è identità.
Cumminciaje con le notizie del giornale. Ferlaino ci porta Maradona. Il Barcellona non vuole cederlo. Questione di soldi, di bandiera. Fino al quel “Quiero de irme!” dopo il quale capirono che oramai c’era poco da fare, il rapporto con il loro campione si era rotto e lui voleva andare.
Lo stadio San Paolo era gremito, avevo da studiare per un esame ma il tam tam delle radio private era martellante: arriva, è arrivato, oggi è al San Paolo.
Nello stadio San Paolo pieno entrasti con un sorriso e con una man alzata, cominciasti a palleggiare come solo tu sapevi fare e fummo tuoi tutti, istantaneamente senza condizioni.
Eupalla, cosi’ ti battezzò Gianni Brera, la divinità del pallone, fummo tuoi senza condizioni e tu fosti nostro, si sommarono amore e contraddizioni.
Maradona è stato il più grande giocatore di pallone di tutti i tempi, ed ha giocato nel Napoli, era il Napoli, la sua anima, il suo cuore, in quegli anni ha lanciato i nostri cuori oltre ogni ostacolo, rinfrancò delusioni decennali, sollevò spiriti, rilanciò l’orgoglio di una città.
Quanti ricordi, mio padre allo stadio San Paolo con in testa un sombrero addobbato di carta igienica azzurra che canta ‘O Surdato Nnammurato, i suoi occhi fuori dallo stadio dopo la vittoria del primo scudetto, la felicità pura di una città.
È finita male la sua carriera calcistica, tra scandali e agguati, l’uomo si è smarrito ed è stato fatto smarrire, ma quanto è difficile dominare grandi poteri quando si è solo uomini? Fuori dal campo Eupalla era solo un uomo come gli altri, abbacinato dal denaro, dal potere, soggiogato dal desiderio di vivere oltre ogni limite.
Maradona è stato un grande uomo, nonostante tutto, a dispetto di tutto, della droga, degli scandali, degli onori e dei disonori, dei complimenti e degli insulti, ha interpretato il cuore dei napoletani come solo un latino poteva fare ma questa è una cosa che chi tifa Juventus o Inter o Milan non potrà capire mai.
Es una cuestión de sangre y corazón, es la paliza de un’alma común, de desheredados que buscan un rescate. Cosas que los que llevan un reloj en el manguito puede admirar pero no entender.
Ecco. Esto es Maradona, ti confonde la testa, ti mischia la lingua, napulitano, argentino, italiano, tutto si mischia, un pueblo una palabra, e tutto questo popolo stasera piange. Piange come me.
Si yo fuera Maradona mi vida sería una pelota.
Chi l’avrebbe detto? Sono anni oramai che seguo il calcio da lontano, sono come quei vecchi reduci che si infiammano solo quando sentono il nome dei loro vecchi generali e oggi che il più valoroso, il più geniale, il migliore non è più, si sentono solo più vecchi.
Come tutti i vecchi piango lacrime di nostalgia.
Ohi vita, ohi vita mia,
ohi core è chistu core,
si’ state ‘o primme ammore,
o primme e l’urteme sarrai pe’ me.