Oltre lo specchio

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Lo facciamo tutti, a fine anno c’è sempre un momento, una pausa, magari un solo istante nel quale ripensiamo a quello che è passato, facciamo bilanci, a volte distratti, frettolosi, a volte puntigliosi, ossessivi.

Fare un bilancio è come guardarsi allo specchio, da giovani è sempre più facile, l’immagine che ci restituisce il “tale e quale” è fresca, anche nei momenti negativi ci restituisce speranza perché ha l’energia della giovinezza. Quando si diventa più grandi è diverso, ogni anno aggiunge segni, espressioni, ogni anno cogli una traccia che non avevi percepito l’anno prima, magari c’era, ma tu non l’avevi percepita.

L’esperienza man mano che cresce aiuta a cogliere i segni, i cambiamenti, a interpretarli.

Intendiamoci, non c’è nulla di nostalgico in quello che sto scrivendo, magari non è così per tutti ma per me, per la mia personale esperienza di vita, il tempo è stato utile, mi ha maturato, mi ha migliorato e da tutti i punti di vista, dentro e fuori, mi sento migliore, quando mi guardo allo specchio quello che vedo mi soddisfa ed è tanto.

Ecco, questo è il mio punto di inizio, lo stacco da tutto quello che mi lascio alle spalle in questo momento, ci sono immagini, persone, sentimenti, pensieri dell’anno passato che non mi abbandoneranno presto, che mi accompagneranno a lungo, ma bisogna andare oltre lo specchio, sforzarsi di guardare oltre la lucida superficie argentea che riflette noi stessi e ci impone bilanci.

Un nuovo inizio è fatto di speranze, di auspici, di paure e io non faccio eccezione, mi affaccio oltre lo specchio e vedo luci ma anche tante ombre.

Lo confesso, questo anno che sta per iniziare mi spaventa, per la prima volta della mia vita ho iniziato un nuovo anno pensando alla morte, mi sono passate per la mente alcune persone care che non ci sono più, ho sentito la loro mancanza nella mia vita, ho pensato alla loro morte e poi ho pensato alla mia.

Ho scritto una lettera ai miei figli, l’ho lasciata in bella mostra sul desktop del mio computer con il titolo “Emergenza”, ho lasciato istruzioni di aprirla solo se serve, ho preparato la mia capsula del tempo e l’ho lasciata sul mio computer, una capsula di sentimenti, di piccole informazioni, una capsula pensando a loro e al desiderio di lasciargli qualcosa, una parola, un segno.

Perché la vita va avanti. Anche nei momenti più bui, più neri, quando tutto si impasta e si invischia nel dolore e sembra che da un momento all’altro debba fermarsi per sempre, il meccanismo della vita avanza, magari impercettibilmente e prima o poi, finisce per sbloccarsi.

Passerà anche questa, magari ci vorranno ancora sei mesi, o un anno, magari due, ma alla fine passerà perché passa sempre, la vita va avanti e il tempo si ferma soltanto nel riflesso di ciò che è passato, oltre lo specchio c’è il futuro che ci corre intorno a velocità fulminante e cambia le cose.

Oltre lo specchio ci siamo noi tutti, con i nostri desideri, le nostre aspirazioni e frustrazioni, tutti insieme, sperabilmente, dovremmo fare ciò che hanno fatto Antonio, Rocco, Gianrocco, Angelo nei giorni scorsi e indegnamente provo a fare io ora, guardarci dentro e cercare di riscoprire l’uomo perché nella sua imperscrutabile imperfezione, singolarmente, uno ad uno, è significativamente volto verso il bene.

Ciascuno di noi, sa bene ciò che è giusto e ciò che non lo è, sa dove è il bene ed è sempre consapevole di distogliere le sue azioni da esso da quando lo fa, è un retaggio etologico, ci deriva da essere una specie che si è evoluta per vivere in comunità, che ha fatto dell’altruismo evolutivo la sua chiave per il successo come specie.

Ci smarriamo singolarmente quando la comunità si spezza, ci emargina, ci lascia soli e come comunità quando lasciamo guardiamo ad essa in maniera miope ed esclusiva dimenticando che ogni comunità è parte di qualcosa di più grande e più complesso che si chiama umanità.

Inutile perdersi in ricette, in soluzioni politiche misurate con la bilancia dei nostri egoismi e delle nostre convenienze, oltre lo specchio ci siamo noi tutti, oltre lo specchio c’è la riscoperta del nostro senso di comunità, oltre gli egoismi delle convenienze, oltre le utilità dello sfruttamento altrui, oltre la cieca negazione dei diritti.

La domanda vera è cosa vogliamo davvero per il futuro?

Poniamocela questa domanda, ma non come vuoto esercizio della retorica delle anime belle, ma davvero. Qualcuno in Inghilterra davanti alla rivoluzione non-violenta di Ghandi in India ha riso, ha pensato che davanti alla durezza dei bastoni e dei fucili la determinazione degli indiani si sarebbe infranta, ma alla fine sulle schiene degli indù i bastoni si sono infranti, i proiettili sono finiti, e quella buffa rivoluzione non violenta ha vinto e l’India è stata libera.

Cosa voglio dire?

Che il mondo è esattamente come lo facciamo, sia con le nostre azioni che con le nostre non-azioni, la politica alla fine ci da quello che in fondo in fondo vogliamo e che i veri responsabili della fame, delle guerre, delle ingiustizie, delle disuguaglianze siamo solo noi, ciascuno di noi singolarmente perché se davvero volessimo potremmo cambiare il corso degli eventi.

Siamo polli di allevamento rinchiusi nella società dei consumi, ci ingozziamo di social, smartphone, automobili, i nostri cibi sono prodotti con aberrazioni del ciclo produttivo, le mucche mangiano carne, prepariamo cibi con scarti e immondizia, ci vestiamo di petrolio e di plastiche, ci dopiamo di tecnologia consumando energia come se non ci fosse un domani.

Ma il domani prima o poi arriva, magari invisibile e micidiale come un virus che ci prende a calci in culo mostrandoci tutta la nostra vulnerabilità e togliendoci di colpo tutto ciò a cui teniamo e contro questo domani siamo impotenti, possiamo solo cercare di intuirlo.

Oltre lo specchio c’è un altro uomo, che ci guarda, che teme e che spera allo stesso tempo, l’auspicio è che l’uomo, finalmente, riscopra l’uomo.

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