Già mesi fa, parlando con alcuni miei amici, sostenevo che a breve… l’algoritmo, questo nome che viene dall’antica Persia e che da un po’ è associato al nostro peggior demone, avrebbe deciso i nomi dei politici da eleggere (scegliendoli tra i comuni cittadini, come si usa da qualche tempo, per rendere le cose più eccitanti) senza neanche chiederci di andare fisicamente ai seggi a imbucare la scheda elettorale. I meccanismi di tracciamento di qualsiasi cosa noi facciamo, attraverso le carte di debito/credito, le scelte su Amazon, ciò che scriviamo e i like che postiamo su FB come sugli altri social… già consentono di profilarci in maniera abbastanza efficiente. Al “siamo ciò che diciamo” è stato sostituito “siamo ciò che clicchiamo”. Nessuna delle persone, a cui raccontavo queste mie “quasi” certezze, mi credeva, salvo ripetere all’infinito “siamo tutti controllati” mentre scaricano l’ennesima app che promette sconti e/o informazioni particolari.
Bene, l’articolo su Nature va oltre… veramente oltre. Non c’è neanche bisogno di seguire ogni nostro passo sulla rete…basta …inquadrarci con una delle infinite telecamere di sorveglianza per capire chi voteremmo, oltre a tantissime altre cose.
La sorveglianza pervasiva non è l’unico rischio causato dal riconoscimento facciale che viene operato dagli algoritmi software che analizzano le immagini. Oltre a identificare gli individui, gli algoritmi possono identificare anche alcuni attributi personali di ciascuno, poiché alcuni di essi possono essere messi in relazione all’aspetto del viso. Lombroso, buonanima, ne sarebbe fiero.
Sembra quasi impossibile, eppure un algoritmo generico, open source, ha permesso di predire, su un campione di oltre un milione di soggetti, se ciascun individuo era conservatore o liberale. Un primo passo (sembra solo questione di tempo) per capire anche se uno voterebbe i partiti a cifra percentuale singola.
La procedura statistico/matematica per determinare il risultato, in base a un paio di migliaia di descrittori fisici estratti dall’immagine, non è certo semplice ma… i risultati sono sorprendenti.

Schema semplificato della procedura di analisi dei descrittori fisici utilizzata per prevedere l’orientamento politico dalle immagini facciali. [rif. https://www.nature.com/articles/s41598-020-79310-1.pdf]
Nella figura successiva è rappresentata l’accuratezza dei risultati, ovvero la capacità del sistema di avvicinarsi, quanto più possibile al risultato vero (conosciuto, ovviamente, dai ricercatori mediante interviste e/o dati certi, in modo da confrontarlo con la predizione e valutarne l’efficacia). Nella figura le barre blu mostrano un‘accuratezza leggermente superiore al 70%, il che è strabiliante. Le linee orizzontali tratteggiate mostrano, per riferimento, i risultati ottenibili sia dall’essere umano (in media, ad esempio, io sono in grado di capire con accuratezza inferiore l’orientamento sessuale di chi ho di fronte, ma ho bisogno di qualcosa di più –un cenno con la testa, una smorfia in risposta ad una mia frase o provocazione– per capirne l’orientamento politico).

Il grafico mostra l’accuratezza dell’algoritmo di riconoscimento facciale nella predizione dell’orientamento politico [rifhttps://www.nature.com/articles/s41598-020-79310-1.pdf ]
I ricercatori, ovviamente, non volevano (forse…) costruire uno strumento di indagine ma solo dimostrare che l’impiego di telecamere di sorveglianza (che dovrebbero farci sentire più tranquilli “prevenendo” il crimine e non contribuendo a determinarne l’autore –a posteriori– per affidarlo alle “punizioni” sociali) può avere delle serissime implicazioni critiche sulla società civile.
Le cose, ovviamente sono un po’ più complesse di quanto io ve le abbia raccontate. Se siete interessati, l’articolo descrive anche altre interessanti considerazioni, sebbene alla fine risulti ancora un po’ ambiguo.
Però… immaginate … come sarebbe bello se oltre al voto, potessimo anche eliminare quei periodi così estenuanti di campagna elettorale…
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