Non so se esistano il colpo di fulmine
o l’intuizione soprannaturale.
So che esistono la tenuta,
la coerenza, la serietà, la durata.”
Ennio Morricone
Per parlare di Ennio Morricone dobbiamo lasciarci alle spalle categorie critiche e generi musicali, egli ci ha portato in altri luoghi, in quell’infinito dove gli opposti coincidono e smettono di darsi battaglia. Anche lui, in fondo, è composito, un uomo dialettico, eracliteo, in una continua tensione verso un possibile equilibrio umano ed estetico e una possibile armonia dei contrari, come le sue stesse composizioni attestano; ma, d’altronde, le composizioni già dal prefisso presuppongono una convergenza di elementi diversi, letteralmente,infatti, si traducono in “mettere insieme”, materiali, idee, uomini, mondi che di solito teniamo normalmente divisi. Il coraggio di essere e manifestare liberamente quello che si è, quello che si diventa nel tempo, in lui si trasforma in una forza, tutta umana, che accompagna l’artista nelle sue audaci sperimentazioni, alla ricerca di quell’unicità originaria, a cui una vita deve ancorarsi per dirsi autentica. Ed ecco che da questa innocenza, ingenuità, da questa tanto semplice quanto radicale dimensione etica affiorano musiche, che non passano per la mente di noi ascoltatori, ma puntano dritte in posti indefinibili del nostro corpo, il quale si ri-compone, si avverte, si ritrova e vivo gioisce.
Egli ha il dono della melodia, della comunicazione immediata, un dono in linea con la grande tradizione musicale italiana; ma non si ferma al talento grezzo, al frutto spontaneo.
Da ottimo maestro qual è, a guisa di un valente artigiano, che ogni giorno scopre meglio i suoi materiali lavorandoli con puntuale costanza (nulla die sine linea), Ennio nelle sue partiture riesce a fondere, in forme rinnovate, materiali sonori e metodi compositivi tradizionalmente ed esteticamente contrapposti, come il monarchico sistema tonale con la democratica dodecafonia, e a contrappuntare scientemente temi con altri temi, creando una tessitura polifonica intrigante, avvincente, travolgente, sensuale.
La musica é, in fondo, s-velamento, manifestazione di sé agli altri e viceversa, in un costante superamento delle barriere logiche, strumenti irrinunciabili per la vita ordinaria, ma insufficienti per cogliere la continua e permanente presenza dello straordinario intorno a noi.
Ennio Morricone é un artista onesto con gli altri e con se stesso, non mente, non scrive niente che non lo faccia emozionare, senza mai rinunciare alla funzione principale della musica, ossia essere linguaggio che unisca mondi, l’io e l’altro, linguaggio che ci rende certi della presenza, fuori di noi, di materia viva e vibrante. Proprio come la sua musica, egli è un uomo semplice ma smisuratamente creativo, un rivoluzionario silenzioso, rivoluzionario nell’amare e difendere la sua vita privata, vera ed essenziale, in un mondo folle di disumano esibizionismo senza contenuti. In un mondo dove bisogna emergere, vincere per legittimarsi, ecco la sua lezione:
fa bene ciò che ami, questo basta.
Tutto ciò é Ennio Morricone, colui che avvertiamo vicino a noi e alle nostre vite come un padre o un fratello, colui che ci ha accompagnato e ci accompagnerà ancora, con le sue creazioni, nei momenti fondamentali del nostro attraversamento terrestre. Perché, paradosso vivente, il Genio umile con il tempo della musica ha incontrato il tempo che non si consuma nel tempo, ma che si fa eternità. Grazie, Maestro, per aver eretto un monumento perenne di Bellezza, Verità e Umanità, esempio di come l’artista debba interpretare, ascoltare e comunicare l’uomo che lo anima e quindi significarlo, testimoniarlo.
]]>