Fabio e la sua montagna

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Piango anche io la morte di Fabio.

Non c’è stato giorno in questi anni che sia passato sotto il Sirino, innevato o meno, che non abbia pensato a lui come uno dei protagonisti di un mio periodo professionale entusiasmante.

Ho conosciuto Fabio oltre 20 anni fa durante la selezione per un corso di formazione. A quel tempo mi occupavo di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e col mio gruppo di lavoro rispondemmo all’esigenza, sollevata da alcuni operatori della montagna, di aumentare il numero di mastri di sci in Basilicata (che allora erano solo tre). Il patentino da maestro lo rilasciava direttamente la FISI (presso cui non c’era nessuna possibilità di fare pressione) e il percorso per ottenerlo era molto impegnativo sia nella preparazione tecnica che nell’esame finale da sostenere. Erano anni, ormai, che tutti i tentativi intrapresi dai giovani sciatori lucani non venivano coronati da successo. La soluzione, copernicana rispetto al problema, fu quello di attivare un corso di formazione (attestato sul Fondo Sociale) per animatore turistico invernale esperto in sci alpino (V livello) che in qualche modo potesse essere propedeutico al conseguimento della tecnica sciistica necessaria per superare il famigerato esame. Nel frattempo, però, i corsisti avrebbero comunque acquisito competenze riguardo le diverse professioni legate all’economia della montagna.

Fabio, che allora era solo un ragazzo di Pecorone che amava sciare, fu il primo (non il solo) a cogliere che la neve sarebbe potuta diventare la sua professione e una vera ragion di vita. Sempre sorridente con una fila di denti smagliante, fu un allievo esemplare in un corso che, fra l’altro, presentava notevoli difficoltà organizzative. Fabio, oltre ad acquisire le opportune conoscenze e abilità, riuscì a conseguire una cosa che difficilmente emerge in un corso di formazione: l’attitudine. Vale a dire la consapevolezza del proprio ruolo in un processo produttivo. Alla fine di quella formazione si sentì pronto per affrontare l’esame di maestro che superò brillantemente (insieme ad altri 5 suoi colleghi del corso).

Da allora non capitava spesso di incontrarci ma quando accadeva mi raccontava con grande entusiasmo le nuove iniziative che stava attivando. Fu in una di queste occasioni, alla stazione ferroviaria di Potenza, dove aveva appena aperto un punto di informazione della sua agenzia turistica, che gli dissi che ormai era una star. Lui, mettendomi la sua grande mano sulla spalla mi rispose: ” ohi Pi’, che tu m’ ái fattu cristíánu” Gli spiegai che non era così, che invece ci aveva messo molto del suo.

Ieri mattina,  mentre facevi la tua ultima escursione, ti pensavo guardando il monte Sirino da Trecchina cercando di immaginare quale fosse il pendio che mi invitavi a percorrere per raggiungere il mare. Forse un giorno deciderò da solo di trovare quel sentiero e lo farò comunque insieme a te. Ciao Fabio

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