Stamattina mi sveglio presto e accendo la televisione, seguo per qualche minuto Agorà, come al solito vari protagonisti della politica italiana si alternano al commento, si percepisce qualche leggera oscillazione intorno alle posizioni precostituite, i rappresentanti del Movimento 5 Stelle hanno smesso di picchiare duro su Renzi e Italia Viva, i toni della senatrice forzista sono più rassicuranti, meno ossessivamente spinti sulle chiavi preferiti dal duo melo-salvinico.
E già, le esigenze cambiano, il Movimento Cinque Stelle ha dovuto prendere atto che non ha la forza per annichilire il perfido Renzi e ora che ne ha preso coscienza e ha capito che solo con lui potrà mantenere in vita la sua esperienza governativa, attenua i toni.
Certo è difficile, dopo aver inondato i media di commenti al vetriolo utili ad eccitare la base massimalista che è la pancia del movimento, provocandone la solita reazione emotiva violenta, fascistoide, integralista, adesso bisogna lasciare che la marea si plachi lentamente con difficilissimi esercizi di non detto e di distinguo dialettici.
Naturalmente stessa deviazione si produce, sia pure in maniera meno funambolica avendo Italia Viva mantenuto il punto della discussione sui contenuti (magari non senza un pizzico di malizia), nelle file del partito di Renzi che dopo aver saggiato fino a che punto poteva alzare l’asticella, ora si prepara a assestarsi su una posizione che gli consenta di capitalizzare al massimo il risultato. Tattica? Molto probabile.
Forza Italia si mostra possibilista sul costruire un governo “di larghe intese” magari sbaglio ma ho la sensazione che il buon vecchio “Berlu” sia appannato, qualche anno fa avrebbe colto al volo l’occasione e ci si sarebbe fiondato per cercare di sparigliare le carte a destra.
Parliamoci chiaro, i peggiori nemici di Forza Italia sono Fratelli d’Italia e la Lega, aspettano, eredi bramosi, che “il vecchio” esca di scena per spartirsi le spoglie di Forza Italia per rivendicare, ciascuno, la golden share nel centro destra. La classe dirigente di Forza Italia è spacciata, in parte si è già preparata ad accomodarsi in una delle due formazioni, magari attende di capire quale delle due opzioni è la migliore.
Ma non tutta però, innanzitutto perché inevitabilmente quando si cambia padrone si paga pegno e nessuno (o quasi) dei forzisti ha una forza anche solo paragonabile a quella del padrone-fondatore di Forza Italia, sono quindi tutti ben consapevoli che in un’altra formazione politica non potranno contare su una posizione precostituita e, in tempi di riduzione dei parlamentari, questa cosa fa una bella differenza. In secondo luogo, è evidente che, al netto della convenienza che poteva avere ai tempi d’oro schierarsi col Cavaliere, esiste pur sempre un’anima moderata che si incarna in Forza Italia che soffre nella convivenza con gli esponenti della destra pura e dura, specie dopo che, avendo preso forza, ha iniziato a mostrare senza più tanti pudori la sua vera faccia.
Una cosa è guidare il centro destra e tenere a guinzaglio come due molossi da guerra Lega e Fratelli d’Italia, altra è essere al guinzaglio di uno dei due, nella gara a chi scavalca l’altro in una deriva verso una destra sempre più sovranista, sempre più populista e sempre meno nazionale.
Mi sbaglierò, ma un Cavaliere più lucido si sarebbe fiondato sulla crisi di governo al grido di “responsabilità nazionale” consapevole che questa è forse l’ultima occasione che ha per rimettere al guinzaglio i suoi molossi ed evitare di finire sbranato lasciando il paese in balia della peggiore destra dal dopoguerra ad oggi.
Un governo di unità nazionale, specie se per una volta indirizzato per davvero a risolvere i problemi degli italiani, avrebbe asciugato l’acqua stagnante in cui i sovranisti prosperano aprendo una possibilità per tutte le forze di centro, quel famigerato centro che tutti invocano ma che continua a non esistere, la cui ricostituzione sembra essere davvero per il nostro paese l’unica possibile ricetta per sottrarci alla guerra tra contrapposte visioni estreme.
Il Partito Democratico sta studiando da moderato ma ahimè, come quel famoso studente si applica ma non rende, indipendentemente dalla buona diligenza che sembra metterci la sua classe dirigente. La realtà è che il massimalismo settario è una deviazione connaturata all’area di ispirazione post-comunista, quella incapace di guardare a ciò che unisce e perennemente affascinata da ciò che divide.
Badate bene non casualmente uso il termine post-comunista atteso che, per me, usare il termine “socialista” per identificare la vasta area politica italiana che fa riferimento a PD e a LEU resta una bestemmia politica.
La base PD/LEU parla lo stesso linguaggio della pancia del Movimento cinque stelle, l’avversario vuol vederlo annientato, annichilito, nonostante gli oltre 50 anni di democrazia e il continuo citare le parole libertà, diritti, è ancora lontanissima dall’aver assimilato fino in fondo il significato di libertà di coscienza e a concepire le sue parole d’ordine sacre al di fuori della ortodossia del main stream post-comunista, chi per una ragione qualsiasi si colloca al di fuori di esso è nemico da eliminare con ogni mezzo lecito o illecito.
Purtroppo, poi accade che un partito che voglia proporsi come forza di governo debba anche fare politica ed essa, quando è Politica davvero, non può seguire gli slogan ma deve ripiegarsi alla ricerca di una soluzione costringendo i leader di quelle formazioni alla realpolitik generando frustrazione nel suo elettorato confuso da questo alternarsi di istigazione all’odio politico e alla pacificazione a seconda dei momenti.
Ed eccoci al succo di tutto questo ragionamento, essere moderati è difficile.
Ed è proprio questa la difficoltà che sta scontando la sinistra governativa in questo momento, appare incoerente e troppo arrendevole anche se in realtà non lo è, al netto degli inevitabili errori che la gestione di una fase così complessa può aver determinato, la sinistra ha cercato di governare la crisi al meglio che poteva e in parte ci è riuscita, naturalmente per le ragioni che spiegherò più avanti è difficile argomentare con la forza della ragione.
Indicare qualcuno all’odio di tutti, disprezzare a prescindere le sue ragioni, banalizzarle, renderle spregevoli, insinuare, mistificare, utilizzare la bilancia truccata nel doppiopesismo è assai più facile, anche più appagante perché i toni sprezzanti, ultimativi, attirano l’attenzione, facilitano la soluzione delle discussioni.
Il moderato deve fare la fatica di spiegare le sue ragioni, di analizzare quelle dell’avversario senza banalizzarle, senza trasformare il suo avversario in un pupazzo da dileggiare o da disprezzare, deve conoscere ciò di cui parla tanto lui quanto il suo avversario, il moderato non è di moda, non è al passo con i tempi.
Mica è casuale l’uso massiccio di Twitter o Facebook da parte della politica di oggi, i concetti devono essere rapidi, taglienti, efficaci, questo mio scritto che ha raggiunto già le 5000 battute è lento, richiede la voglia di leggere e di capire, quanto è assai più facile il commento che spesso trovo postato sotto del tipo “i soliti radica chic!”, mi manca ancora un “amico dei negri” ma state certi che prima o poi arriverà.
Per i feroci è tutto molto semplice, basta rispondere con una battuta, alludere ai privilegi, alle poltrone, un po’ di sarcasmo ed è tutto fatto, poi magari succede che si ululi alla luna allo scandalo perché dei deputati o dei senatori cambiano gruppo politico, dimenticando che di aver pagato per ottenere lo stesso, oppure, ridicolo nel ridicolo, di dover ricorrere allo stesso mercato per puntellare una maggioranza regionale che scricchiola come sembra stia accadendo in Regione Basilicata in queste ore, ma questa è un’altra storia.
]]>