Uno sguardo nel buio: i mostri della tradizione letteraria e cinematografica.

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Il mostro, nella letteratura e nelle filmografia, è l’incarnazione del diverso. Vive una sua individualità, ma è anche simbolo, raffigurazione, di un universo di significati che si celano sotto l’apparenza dell’orrido. Le principali figure dell’immaginario orrorifico, oltre a scavare  nelle paure più recondite dell’animo umano, sono un potente strumento di critica sociale.

Prendiamo in considerazione il vampiro. La rielaborazione letteraria e cinematografica del non-morto si è ispirata a figure del folklore di alcuni paesi dell’Europa orientale. Morti che non riposavano in pace e tornavano a nutrirsi dell’essenza vitale dei propri cari. Erano gonfi e rubicondi. Con unghie, barbe e capelli lunghi. Nel processo che ha portato la tradizione a diventare narrazione artistica, alcuni elementi, propri del vampiro tradizionale, hanno lasciato il passo a un’immagine più patinata e romantica. Il vampiro ha però conservato un aspetto ibrido uomo-animale che gli conferisce un’aura disturbante. Pensiamo a Dracula di Stoker. I canini particolarmente pronunciati, come le zanne di un animale feroce. I peli sul palmo delle mani. La possibilità di scivolare come una lucertola sulle mura del castello. Sono elementi che immediatamente pongono la creatura al di fuori di una condizione di piena umanità. Non dimentichiamo poi che il vampiro in questione è un conte. Questo fattore non è secondario in una lettura in chiave sociale del personaggio. Dracula è un rappresentante dell’aristocrazia e in quanto tale succhia il sangue al popolo. Si nutre degli strati più disagiati della popolazione per sostenersi.

Altra figura dell’immaginario classico del genere horror è il lupo mannaro. Anche in questo caso si è attinto al mondo delle tradizioni popolari. In passato, il lupo era il nemico. Razziava il gregge. Metteva in pericolo l’incolumità delle persone. Per questo motivo era temuto e doveva vivere ai margini della società. Un uomo che facesse propria questa natura selvaggia diventava un elemento disturbante dell’ordine sociale. La caratterizzazione del licantropo nella tradizione varia da zona a zona e riguarda anche il nostro meridione. Si racconta che quando il lupo mannaro bussava alla porta, per rientrare nella propria abitazione, non si dovesse mai aprire al primo tocco, perché ancora persisteva la trasformazione completa in lupo. Nemmeno al secondo tentativo si doveva cedere, perché era ancora per metà uomo e per metà animale. Solo al terzo tocco si poteva aprire senza rischio. In alcuni casi, è interessante notare, il licantropo viene raffigurato come un uomo che procede, camminando a quattro zampe, con il petto rivolto verso l’alto. Un po’ come nella posa della “spider walk” della piccola indemoniata Regan ne L’esorcista. Ovviamente oggi il lupo mannaro non incarna più la paura del lupo, animale che ha perso il suo ruolo di minaccia e che, anzi, è a sua volta messo in pericolo dall’uomo. Rappresenta però ancora l’istinto, il lato selvaggio e animale che può prendere possesso dell’uomo e renderlo pericoloso, anche per i propri cari. In quanto tale, questa natura va temuta.

Una terza figura, nata questa volta dalla letteratura, è il mostro di Frankenstein di Mary Shelley. Una creatura minacciosa e malinconica prodotta dalla scienza. Un essere struggente che, rinnegato dal suo creatore-padre, cerca sollievo nella vendetta. È evidente, nella volontà dell’autrice, la diffidenza nei confronti dell’onnipotenza della scienza e del progresso. La critica al desiderio dell’uomo di sostituirsi a Dio e diventare artefice della vita in sua vece. Ma le vicende del mostro sono anche una triste allegoria del senso di abbandono dell’umanità che non trova accoglienza in un Padre creatore, lontano, indifferente e irraggiungibile. In questo caso, la paura per la creatura terribile e spietata si mescola alla compassione per la sua condizione esistenziale di infelice.

Soffermiamoci, infine, sullo zombi. Anche questa creatura ha un legame con alcune credenze popolari. Il morto vivente è un ritornante. Colui che non resta nella tomba, ma fa ritorno nel mondo dei vivi. Sul desiderio, è spesso prevalsa, nell’uomo, la paura che il morto potesse tornare dall’aldilà. Che il suo status di defunto potesse averlo caricato di un desiderio di rivalsa rispetto a chi ancora era in possesso della vita. Il morto è tanto più minaccioso in quanto, essendo fuori dalle regole, note, che governano la vita degli uomini nella società, risponde a leggi occulte. Non ha più i limiti dei mortali. Tutto questo lo rende imprevedibile e perturbante per l’ordine civile. Romero è l’inventore dello zombi, nella concezione cinematografica che ormai ci appartiene. Ne esistono, ormai diverse varianti, ma la versione più nota, portata innumerevoli volte sul grande e sul piccolo schermo, rappresenta questi morti viventi come esseri decerebrati. Gli zombi procedono in gruppo e si nutrono della carne umana dei vivi. La loro lentezza nel procedere ha l’ineluttabilità del fato. Anche questo mostro ha una sua valenza di critica sociale. Romero la esplicita in una scena di un suo film, in cui orde di queste creature si riversano in un ipermercato. La rappresentazione della società consumistica che in massa assalta, compra, consuma. In un ciclo infinito. Senza riflessione. Una società che rende gli uomini predatori di se stessi. Siamo fagocitati dalla massa. Non abbiamo più individualità.

In questa rapida carrellata di personaggi cardine del genere orrorifico risulta evidente come l’horror possieda una profonda capacità di scandagliare l’animo umano e gli anfratti della società contemporanea. Purtroppo un preconcetto sembra relegare il genere a una sottocategoria letteraria e cinematografica. Questo accade anche a causa di tante produzioni scadenti, che mirano al facile effetto dell’orrido, senza costruire una narrazione adeguata. Esistono però dei veri e propri capolavori, passati e contemporanei. Ricordiamo  alcuni grandi nomi della letteratura orrorifica come: Lovecraft, Poe, Matheson, King, Koontz, Barker e sono tanti gli autori che meriterebbero di essere citati. Sul versante cinematografico, come non menzionare: Carpenter, Argento, Raimi, Craven, Avati. I nomi sarebbero davvero tanti. E tante le opere meritevoli di essere lette e viste.

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