Quando si parla di “futuro del lavoro”, spesso si ignora che stiamo in realtà già analizzando il presente: questo perché la pandemia ha di fatto accelerato processi che si sarebbero sviluppati negli anni, “costringendoci” a far fronte all’emergenza in tempi rapidissimi. Le “reazioni” messe in campo da ognuno di noi, dalla scuola, dalle organizzazioni, hanno generato cambiamenti repentini e impensabili, al di fuori dei canoni dell’emergenza. Cambiamenti un po’ nascosti all’interno della bolla Covid19, ma che diventeranno espliciti già dai prossimi mesi, quando si dovrà fare i conti con un mercato del lavoro sempre più imperniato sulle competenze.
Messa da parte l’inutile paura dei robot, che non ci ruberanno il lavoro (tesi ormai smentita a livello globale da numerose ricerche) è tempo di concentrarsi per ripartire da noi stessi e dalle chiavi di accesso al mercato, che avrà sempre meno bisogno di abilità manuali e cognitive di base, e sempre più di abilità tecnologiche, sociali e cognitive superiori.
Una recente ricerca del McKinsey Global Institute mostra i risultati di un sondaggio condotto su 18.000 persone in 15 Paesi, suggerendo le 56 competenze a cui i Governi potrebbero voler dare la priorità e a cui noi tutti dovremmo guardare, perché potrebbero assicurarci una maggiore probabilità di occupazione, redditi più elevati e soddisfazione sul lavoro nel mondo del lavoro, in cui i vecchi e stantii concetti di “posto”sono ormai sostituiti dal paradigma dell’occupabilità, ovvero della capacità di essere appetibili dal mercato nonostante i suoi continui cambiamenti.
Dobbiamo quindi diventare cittadini a prova di futuro. Come farlo? Partendo da tre certezze: la crisi del COVID-19, come detto, ha accelerato questa trasformazione; le tecnologie digitali e di intelligenza artificiale stanno trasformando il mondo del lavoro; la forza lavoro di oggi dovrà acquisire nuove competenze e imparare ad adattarsi continuamente man mano che emergono nuove occupazioni. E da tre criteri fondamentali, da tenere in primo piano al di là della condizione lavorativa e del settore in cui si intende operare: aggiungere valore a ciò che può essere fatto da sistemi automatizzati e macchine intelligenti; operare in un ambiente digitale; adattarsi continuamente a nuovi modi di lavorare e a nuove occupazioni
McKinsey parte da quattro ampie categorie di abilità:
-cognitiva
-digitale
-interpersonale
-auto-leadership
e identifica 13 gruppi di abilità separati appartenenti a tali categorie. Comunicazione e flessibilità mentale sono due gruppi di abilità che appartengono, ad esempio, alla categoria cognitiva, mentre l’efficacia del lavoro di squadra appartiene alla categoria interpersonale.
Sono stati quindi identificati ben 56 distinti elementi di talento che rientrano in questi gruppi di competenze. Li hanno definiti DELTA, piuttosto che abilità, perché sono un mix di abilità e attitudini. “Adattabilità” e “affrontare l’incertezza” sono atteggiamenti, per esempio.
I risultati del sondaggio
La competenza è collegata all’istruzione, ma non del tutto. I partecipanti al sondaggio con un diploma universitario avevano punteggi medi di competenza DELTA più alti rispetto a quelli senza. Tuttavia, un livello di istruzione più elevato non è associato a una maggiore competenza in tutti i DELTA. L’associazione vale per molti DELTA nelle categorie cognitiva e digitale. Ma per molti all’interno delle categorie di autogestione e interpersonali, come “fiducia in se stessi”, “affrontare l’incertezza”, “coraggio e assunzione di rischi”, “empatia”, “coaching” e “risolvere i conflitti”, non c’è nessuna associazione del genere. Per alcuni DELTA, una maggiore istruzione era associata addirittura ad una minore competenza, ad esempio l’“umiltà”.
i risultati hanno mostrato che gli intervistati con competenze DELTA più elevate avevano, in media, maggiori probabilità di essere occupati, con redditi più elevati e una maggiore soddisfazione sul lavoro.
Quali le competenze vincenti?
Mc Kinsey ha scoperto che l’occupazione è maggiormente associata alla competenza in diversi DELTA all’interno della categoria dell’autogestione: “adattabilità”, “affrontare l’incertezza”, “sintetizzare messaggi”, e “orientamento al successo” è un mix di competenze sicuramente vincenti, in questo scenario così complesso e volatile.
La competenza digitale, inoltre, è particolarmente associata a redditi più alti: un intervistato con maggiore competenza digitale in tutti i DELTA digitali aveva il 41% di probabilità in più di guadagnare un reddito cinque volte superiore rispetto agli intervistati con minore competenza digitale. Il confronto equivalente era del 30% per i DELTA cognitivi , il 24% per i DELTA di auto leadership e il 14% per i DELTA interpersonali.
Infine, tra i DELTA più importanti in assoluto ci sono “Affrontare l’incertezza” e “Fiducia in se stessi”: due requisiti fondamentali che riflettono il grado di non farsi scoraggiare dagli eventi diventando, oltre che resilienti, antifragili.
Le domande di fondo che si generano, dopo questa panoramica, sono tante: scuola e Università stanno preparando queste competenze a prova di futuro? Valgono ancora i Cv per come li abbiamo conosciuti? Come codificare e certificare le competenze trasversali che oggi sono così importanti? Come incentivare livelli di progressione nelle competenze, ottenibili in età diverse, per progettare e testare strategie di sviluppo e modelli di valutazione, in ottica di apprendimento continuo?
Al di là delle competenze digitali, di cui ormai è anche superfluo parlare, i decisori politici dovrebbero concentrarsi su queste domande per aiutare i cittadini a varcare la soglia del mondo del lavoro, partendo magari fin dalle scuole dell’infanzia. Utopia? No, se pensiamo che quella è l’età migliore per sviluppare determinate mentalità e atteggiamenti.
Nel frattempo, in attesa che – e se – Governi ad ogni latitudine e livello si diano da fare per generare condizioni di contesto utili ad assecondare i cambiamenti in atto, il consiglio più importante è partire da se stessi e utilizzare ogni forma di studio e di approfondimento per arricchire la propria cassetta degli attrezzi. Perchè “imparare ad imparare” è la meta-competenza che fa e farà la differenza in ogni contesto.
Per approfondimenti e per vedere nello specifico quali sono le 56 competenze-chiave individuate da McKinsey: https://www.weforum.org/agenda/2021/06/defining-the-skills-citizens-will-need-in-the-future-world-of-work/