«[…] L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e un suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, lui è nato Superman, quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede; e quali sono le caratteristiche di Clark Kent?! È debole, non crede in sé stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana […]»
In questa citazione, tratta dal film Kill Bill – Volume II di Quentin Tarantino, troviamo l’essenza della natura di alcuni storici personaggi del fumetto statunitense. Da una parte troviamo un superuomo che finge un’umanità che non possiede. Un dio inarrestabile. Dall’altra, due uomini, uno dotato di superpoteri, l’altro mascherato, addestrato e con risorse tecnologiche avanzate. Tra di loro non esiste un’autentica equivalenza. Come il regista di Pulp Fiction fa dire al suo personaggio, Superman si traveste da essere umano, gli altri due da supereroi. Una differenza sostanziale.
I supereroi vedono la loro genesi nel Mito. Superman l’eroe forte, indistruttibile, che ha un solo elemento di vulnerabilità, la kryptonite, ricorda Achille e il suo tallone. Entrambi invincibili (tranne che per un solo punto debole), coraggiosi, potenti. Tutti e due sono troppo perfetti perché qualcuno possa riconoscersi in loro. Possono essere ammirati, addirittura venerati, ma nessun uomo comune può, nemmeno per un attimo, sentirsi come loro. Per citare una battuta de La dea dell’amore di Woody Allen: «Achille aveva soltanto il tallone di Achille; io invece ho tutto il corpo, di Achille!». Ecco perché, Superman, sebbene sia un personaggio iconico, non ha una grande presa sul pubblico contemporaneo. È un simbolo. Ma è un dio lontano.
Lo aveva capito, tempo fa, Stan Lee quando ideò un mondo di “supereroi con superproblemi”. Supereroi che non possiedono verità assolute. Che commettono errori. Hanno difetti, debolezze. Il massimo rappresentante di questo filone è Spider-man, L’uomo ragno. Il ragazzo dietro la maschera è orfano di entrambi i genitori, inoltre, come diremmo oggi, è un precario, con costanti difficoltà economiche. Ha problemi amorosi, complicati ulteriormente dalla sua doppia identità. Ha provocato involontariamente la morte dello zio che lo ha cresciuto come un padre e vive con l’anziana zia May divorato dal rimorso. Il lettore non viene coinvolto tanto dalla sua forza straordinaria, dalla sua agilità ragnesca, dal fatto che possa scorrazzare tra i grattacieli appeso a un filo di ragnatela, quanto dalla sua fragilità di essere umano. Dai suoi sensi di colpa. Dalla sua inadeguatezza davanti alle sfide della vita quotidiana.
Poi ci sono gli X-men, un gruppo di ragazzi dalle capacità eccezionali, guidati da un telepate paraplegico. Rappresentano quel senso di diversità che appartiene a tutti gli adolescenti. Il cambiamento del proprio corpo, durante lo sviluppo, è un momento critico in cui ci si sente, spesso, un po’ mostri, tagliati fuori dal gruppo dei “normali”. Ma c’è di più. Questo team di supereroi richiama, in alcune saghe, la tragedia della Shoah. Magneto, uno dei villain, è un sopravvissuto ai campi di concentramento. Cova il desiderio di riscatto e vendetta verso chi continua a discriminare e ghettizzare i diversi. In questo caso i mutanti, umani che hanno sviluppato caratteristiche speciali e uniche. Persone che la società vorrebbe schedare, rinchiudere, finanche eliminare.
In chiusura poi c’è Batman. Nessun potere speciale. Un essere umano che, sebbene dotato di un nutrito numero di gadget e mezzi avveniristici, può contare soprattutto sul proprio intelletto e la sua audacia. Un eroe che è particolarmente amato dal pubblico e ha saputo rinnovare la sua immagine negli anni. Dalla versione televisiva pop-trash degli anni Sessanta, passando per le due pellicole di Tim Burton, fino ad arrivare alla consacrazione definitiva nella trilogia di Nolan. Batman è un antieroe. Vive ai margini. Piace per la sua imperfezione. Per i suoi tormenti interiori.
I supereroi stupiscono, rassicurano e allo stesso tempo spaventano. Sono lo specchio di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Sono divinità imperfette. Ne abbiamo un bisogno disperato. Per poter credere di essere migliori.