Era il 25 aprile del 1974, quel giorno festeggiammo non solo la nostra festa della liberazione ma anche quella del Portogallo, quel giorno l’ala progressista dell’esercito rovesciò con un una rivoluzione incruenta, la rivoluzione dei garofani, la più longeva dittatura europea. Dopo quello di Franco in Spagna cadeva il regime di Salazar in Portogallo. Le prime scene che arrivavano erano bellissime, la gente in piazza, gli striscioni delle organizzazioni dei lavoratori fino a quel momento fuorilegge, popolo, donne, bambini in festa che festeggiavano con i soldati, tanti fiori nelle canne dei fucili. L’Europa chiudeva finalmente i propri conti con la storia del novecento. Quell’anno in estate fummo in molti a scegliere il Portogallo per le vacanze, lo stadio di Lisbona venne trasformato in un enorme campeggio di tende, internazionalista. Il fascismo si poteva sconfiggere anche senza violenza, il mondo ci sorrideva, Grandola Vila Morena, il Fado, le onde dell’atlantico, le spiagge piene di giovani di tutto il mondo, le chitarre, il vino.
Il regista di quella rivoluzione era Otelo Saraiva de Carvalho, colonnello dell’esercito, nominato poi a luglio generale, già comandante dell’esercito in Mozambico e che ne aveva guidato la decolonizzazione. Poi anche quel sogno svanì, quell’esperienza unica svanì, troppo complicato ricostruirla, qui, tra errori e cospirazioni, rimane il sogno, un bel sogno d’Aprile. Alcuni giorni fa Otelo ci ha lasciati a me rimane, oltre che la lezione di quei fatti una emozione incredibile: 1990, in primavera (se non ricordo male), a Parigi, ero uno dei relatori, l’unico italiano, ad un convegno europeo della “sinistra rivoluzionaria”, organizzato dall’Arev, una organizzazione di matrice trotziska, che in Francia contava un centinaio di sindaci e migliaia di militanti, ma per la legge elettorale non riusciva ad eleggere parlamentari. Il convegno era sul mediterraneo e le prospettive politiche Europee, Otelo era uno dei partecipanti. La sera andammo a cena con “il generale”, con un gruppo di Francesi , due compagne danesi, Guillermo Almeira , intellettuale e rivoluzionario argentino allievo di Illich che collaborava con me al dipartimento esteri di DP (Democrazia Proletaria), e dopo cena nel racconto di quei giorni di Aprile, Otelo ci raccontò i dettagli dell’insurrezione, preparata da lui “militarmente” con le truppe che uscivano dalle caserme quando all’alba la radio nazionale trasmetteva “Grandola Vila Morena” uno struggente fado molto popolare, e all’improvviso nella notte del quartiere di Saint Denis si mise a cantare , dritto sugli attenti, poco più che cinquantenne, di piccola statura, con un corpo tonico e scattante. Ci sono emozioni che valgono una vita. Che la terra ti sia lieve Compagnero.
