Dall’Italia mi scrivono gli amici: veniamo in vacanza a Bodrum dieci giorni. Bodrum è la Forte dei Marmi turca, per farvi un’idea. Da alcuni aeroporti europei c’è il collegamento diretto, un invito a spendere valuta estera in un posto dove al momento un euro vale per dieci. Vi spiego: con un euro in Turchia si possono acquistare otto, nove o dieci filoni di pane (dipende dai forni). In Turchia è facile sentirsi dei nababbi se in tasca si hanno cento euro.
Prego, si accomodi, desidera?
Quando stavo in Italia non avevo idea di quali fossero i rapporti tra le monete nel mondo o le quotazioni dell’oro. Adesso sono preparatissima, i tabelloni elettronici con gli aggiornamenti reali sono ad ogni passo.
La lira turca vale pochissimo. Si è deprezzata pesantemente nel 2018 e adesso è in caduta libera. E i turchi si sentono un po’ come gli italiani prima dell’euro: ancora benestanti in casa loro, poveri se all’estero. Ma che bisogno c’è di andare in vacanza all’estero con tutto il ben di Dio visitabile in Turchia?
E qui casca l’asino, almeno per quest’anno, circa la poca accessibilità ai luoghi di svago, alle spiagge, alle strutture alberghiere. A sud, nelle regioni di Muğla (si legge Muula) le coste sono caraibiche; scrivete su Google il nome di queste località: Marmaris, Antalya, Datça. Sono posti d’incanto ma poco o per niente accessibili ai turchi, men che meno quest’anno che si gioca al rialzo. Senza contare autostrade e ponti carissimi (il nuovo ponte giapponese costa circa 200 lire al passaggio cioè l’equivalente di circa 200 filoni di pane).
A sud le coste e le baie sono quasi interamente occupate da colossali resort (foto) dietro i cui cancelli si aprono un paio di chilometri tra prati, giardini e percorsi alberati, ristoranti e caffetterie, spiagge, zone ristoro, piste da ballo, piscine, giochi d’acqua tutto all inclusive. Solo che l’all inclusive di una settimana è pari al mio stipendio semestrale e chiarisco che il mio è uno stipendio medio-alto. I prezzi sono stati adeguati alle tasche degli europei, il green pass europeo riconosciuto, gli occidentali invitati a sollazzarsi tra le bellezze dell’Anatolia.
E per i turchi? E per i turchi invece ecco la sorpresa degli ultimi tempi. Mentre i turisti stranieri sono i ben accetti (soprattutto se europei) perché portano moneta estera e spendono i loro soldi in Turchia, nel mese di maggio i turchi sono stati pregati di restare in casa pena multe molto salate o addirittura, per gli stranieri con permesso di soggiorno come me, la possibilità di vedersi revocato il visto. Ho letto nei gruppi fb frasi del tipo: la Turchia senza i turchi è davvero un paradiso, peccato per i ristoranti chiusi.
Tuttavia è innegabile il declino economico degli ultimi e anni e la Turchia cerca espedienti per mantenere l’emergenza Covid sotto controllo da un lato e far ripartire l’economia del paese dall’altro.
E intanto un po’ per i prezzi esorbitanti dei resort un po’ perché molti nell’ultimo anno hanno perso il lavoro, spopolano le foto di gente trincerata in casa con 40 gradi all’ombra e coi piedi a mollo nelle bacinelle o selfie davanti alle pareti tappezzate con poster di foreste e spiagge all’interno dei mall (anche quelli di dimensioni faraoniche e con nomi degni di una divinità come Akasya, Pandorya, Palladium, Emaar, Kanyon…)
Io invece sono sulle montagne di Kas sull’Egeo (le montagne dei miti e delle leggende greche!) e ho guadagnato un dondolo all’ombra in una casetta piccola piccola ma con vista mare.