16 Agosto 2021

Negli ultimi giorni direi che due sono i fatti che si stagliano su tutto, la morte di Gino Strada e la caduta di Kabul, mi fermerei su questo.

Il 13 agosto è morto il fondatore dell’organizzazione umanitaria Emergency Gino Strada, uomo impegnato sul fronte umanitario, la sua biografia racconta del suo impegno per gli altri: Pakistan, Etiopia, Thailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia, Ruanda, Sudan, Sierra Leone.

Insomma, un uomo fortemente impegnato, di grande coraggio e caparbietà e dalle solide convinzioni ideologiche.

Un uomo scomodo, per certi aspetti ruvido, di quelli che le cose non le mandavano a dire, che difendeva la propria visione del mondo e delle cose senza mezzi termini.

Un uomo così, per certi aspetti, si può anche capire abbia diviso una società sempre più radicalizzata sul piano politico come quella italiana tra adorazioni e ostilità, ma il cui curriculum di impegno per gli altri merita rispetto.

Nella nostra regione, invece, accade che un uomo politico di medio calibro, sollevato ad un ruolo dirigenziale per meriti politici, trovi il modo di emettere sentenze sprezzanti su un uomo di tal livello.

I fatti.

Alla morte di Gino Strada, l’Avvocato Tisci, Direttore dell’ARPAB nominato dal Presidente Bardi, proprio non ce la fa a non fare la pipì fuori dal vaso e quindi eccolo su facebook a commentare:

“Mors non omnia solvit…per esempio se sei stato un catanghese e giravi con una chiave inglese per spaccare la testa di chi non la pensava come te e non te ne sei mai pentito, non basterà né una vita intera né una morte per scontare questa colpa.”

Segue la condivisione di un post che fa riferimento alla notizia (falsa) secondo la quale Strada da giovane spaccava teste di destra con la chiave inglese.

Vale la pena rimarcare che per uno che milita nell’area politica fondata da Giorgio Almirante, ex repubblichino, che nel 1942 (1942 !!!!) scrivevaIl razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altrila frasenon basterà né una vita intera né una morte per scontare questa colpaappare davvero improvvida.

Ovviamente un messaggio del genere determina esattamente l’effetto di visibilità che sperava il suo autore: reazioni, dall’una e dall’altra parte, si va da chi apprezza e rincara la dose aggiungendo “una zecca di meno!” a chi attacca Tisci e i suoi dandogli del fascista.

Nel frattempo il centro destra lucano è muto.

Forza Italia, La Lega, i vari partiti e partitucoli che girano intorno alla destra di governo lucana non fanno un fiato, trattengono il respiro non sapendo che pesci prendere.

La soluzione gliela fornisce lo stesso Tisci il giorno dopo annunciando querele e lamentando minacce alla sua famiglia e agevolando una via d’uscita in nome della solidarietà contro le minacce di un centro destra che in blocco non dice una sola parola sulla morte di Strada o nel merito dell’opportunità e del contenuto del commento postato su facebook, ma si lascia andare ad una solidarietà alluvionale.

Naturalmente io mi auguro di cuore che le minacce siano solo il frutto di uno dei tanti esaltati da facebook, quegli esaltati tipo “una zecca di meno” che le modalità comunicative di certa classe dirigente aizzano e aspetto con interesse che vengano divulgati nominativi coinvolti e modalità delle minacce subite, nonché gli esiti della sacrosanta querela annunciata dall’Avv. Tisci.

Peraltro ci sono voci che dicono che anche la figlia di Strada abbia intenzione di sporgere altrettanto sacrosanta querela per diffamazione che, attesi gli esiti di altre precedenti diatribe giudiziarie aventi per oggetto commenti o “supposte rivelazioni” sui trascorsi studenteschi di Strada, potrebbero costar cari a certi commentatori, ma anche questo si vedrà.

L’area di centro sinistra con i 5 stelle, nel frattempo, ha avviato una richiesta di firme per chiedere il dimissionamento del Direttore dell’ARPAB, c’è chi si scandalizza, io per nulla anzi, francamente, penso che forse un ragionamento su quella casella il Presidente Bardi dovrebbe farla e magari anche una parte della dirigenza degli altri partiti di centro destra (FdI compresa).

Il Direttore da l’idea di aver inteso il suo ruolo come quello di un commissario politico, dichiara, presenzia, organizza il tutto all’insegna dell’obbiettivo della massima visibilità (politica), mentre il ruolo pubblico che svolge dovrebbe essere dedicato al funzionamento del delicato ente che gli è stato affidato per il quale egli è stato nominato e NON eletto.

Magari sarebbe meglio assegnargli un ruolo più politico e tenere il compito difficilissimo di rifondare l’ARPAB lontano dai marosi della polemica politica.

Il fatto politico importante che scaturisce da tutto ciò e che il centro destra lucano è privo di identità, o meglio l’identità è di chi se la prende atteso che non una voce si è alzata, non solo per fare un distinguo rispetto alle notizie (false) divulgate via facebook su Gino Strada (lo ha stabilito un tribunale che sono tali condannando un giornalista per diffamazione per le stesse frottole), ma anche per dire una parola su un uomo dal quale, magari si poteva anche essere distanti sul piano ideologico, ma a cui, sul piano dell’impegno umanitario e dell’attività a favore degli ultimi, bisogna fare tanto di cappello.

Insomma un atteggiamento molto diverso da quello adottato rispetto alle tante associazioni assistenziali locale per le quali amministrazioni regionale e comunali sono prodighe di incoraggiamenti e parole buone indistintamente (sic!) per ogni iniziativa, dal trucca bimbi alla assistenza economica e alimentare.

Da tutto questo occorre desumere che la linea politica di Forza Italia, Lega e partitelli vari di centro destra viene dettata da quella porzione di Fratelli d’Italia che è più vicina a Casa Pound e che, di conseguenza, può dirsi che in Basilicata non vi è un governo di centro destra ma di estrema destra.
Insomma con pochissime eccezioni, ai “players” della lega e dei partiti di centro della compagine governativa in regione e in comune non frega niente di fare politica, nel senso proprio della parola, interessa solo la politica dei favorucci, delle postazioni, degli amici degli amici.

Lasciamo ora da parte le “bagattelle” lucane e facciamo un cenno all’ennesima emergenza geopolitica: Kabul è caduta, i talebani sono tornati e, senza colpo ferire, si sono ripresi l’Afghanistan.

Le reazioni in Italia sono assolutamente esilaranti.

Si va da un misto di delusione/vergogna per lo smacco militare americano (ma in Afghanistan c’eravamo anche noi!) ai commenti sprezzanti sull’efficienza militare americana “E’ un nuovo Vietnam!” (ma in Afghanistan c’eravamo anche noi!!), alle generiche richieste di mobilitazione per salvare le donne e le persone di cultura afgane.

Permettete una domanda: MA VOI NEGLI ULTIMI VENT’ANNI DOVE ERAVATE?

Vi siete dimenticati le assurdità sulla guerra, le menate sul pericolo islamico, le menate sulle donne curde guerrigliere, le menate sulla libertà e la democrazia, le menate contro ogni intervento militare, in un continuo tentativo di ricavare un piccolo vantaggio dialettico speculando su una crisi internazionale.

Il Grande Alberto Sordi in un film emblematico “Finché c’è guerra c’è speranza”, rivolto alla famiglia che lo rimproverava dopo aver scoperto che faceva il mercante d’armi, conclude un lungo meraviglioso sincero monologo dicendo “…per avere tutte queste cose qualcuno dobbiamo pur depredare!”.

Non si può parlare di geopolitica come se si facesse il tifo al bar dello sport!

Gli americani, ragionando sul piano geopolitico, si sono detti: ma a noi chi ce la fa fare di spendere soldi e assumerci rischi per proteggere il fianco occidentale di Cina e Russia? Sono loro i più esposti al contagio islamista, sapete che c’è di nuovo? Ce ne andiamo, con gli islamisti sbrigatevela voi.

Risparmiano e in un colpo solo restituiscono la patata bollente a Cina, Russia, Iran e in prospettiva (secondo me) anche alla Turchia, con i soldi che risparmieranno dalla missione di Afghanistan possono implementare di molto anche la loro sicurezza interna conservando sempre l’opzione di sferrare una bella randellata a chi dovesse andare a dargli fastidio sul loro suolo nazionale.

Direi che è perfettamente in linea con l’impostazione degli ultimi governi statunitensi di disimpegno ragionato all’impegno diretto dalle crisi internazionali, francamente a pare comprensibile e anzi, oserei dire, finalmente gli States hanno capito che la strategia vincente era quella che adottavano Cinesi e Russi e ci si sono adattati.

Bene direi di essermi guadagnato una sufficiente dose di antipatie bipartisan e quindi posso salutarvi, ci vediamo lunedì.

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