Qualche giorno fa in Sicilia, nella provincia di Ragusa, il termometro ha avuto un picco di 48,8°C. È la temperatura più alta mai registrata in Europa dacché si è cominciato a prendere nota dei parametri meteorologici in maniera sistematica, circa un secolo fa. Il Pianeta sta diventando mediamente più caldo e il cambiamento climatico ha un andamento non lineare: questo è un dato di fatto, inconfutabile. Certo, sui lunghi periodi sia le fluttuazioni imprevedibili che i veri e propri sconvolgimenti morfologici e climatici rappresentano la norma. Sono tante, le variabili che contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema: attività solare (ciclo delle macchie, soprattutto), eruzioni vulcaniche, impatti meteorici, movimenti tettonici, radiazione cosmica, sovraffollamento, guerre, attività industriali, consumismo esasperato e quant’altro. Viviamo esistenze troppo brevi per poter notare i mutamenti, e una fallacia cognitiva, frutto dell’impennata tecnologica in cui siamo nati noi abitanti dell ’Occidente, ci induce a credere che il futuro debba necessariamente continuare a partorire benessere e progresso. Avrei dovuto coniugare il verbo “indurre” al passato, in realtà, poiché già la pandemia provocata dal SARS- CoV 2 ci ha mostrato che non è così. In un futuro, forse non troppo lontano, potremmo precipitare nuovamente dall’abbondanza al bisogno. Questo pensiero mi assilla. E spesso, quando guardo le mie figlie, mi sforzo di evitare previsioni distopiche riguardo al futuro della loro generazione e delle successive. Lo mangio sempre, il cibo scaduto (se non palesemente avariato) quando emerge dimenticato da qualche angolo del frigo o della dispensa: è una forma di rispetto nei confronti di chi ha patito la fame in passato e di chi la patirà in futuro. Non mi è mai successo niente, nemmeno con gli yogurt e il salmone affumicato datati due – tre settimane. Potrei nutrirmi solo di cibo scaduto. Lo farei volentieri. È immensa la quantità di avanzi che buttiamo via, noi fortunati abitanti di questo paradiso spaziotemporale che ci è capitato. Purtroppo, non siamo riusciti neanche ad apprezzarlo e a essere felici. Ma questo è un altro discorso, che ho più volte affrontato. La crisi pandemica che stiamo attraversando non è niente in confronto a ciò che potrebbe accadere tra qualche decennio. Sono certo che le prossime grandi guerre saranno combattute per l’acqua, quella stessa che dà che siamo nati siamo abituati a vedere sgorgare dai rubinetti delle nostre case e che sperperiamo, snobbandola quando compriamo acqua nelle bottiglie convinti che sia migliore solo perché ce lo dicono in TV e perché costa di più. Le prossime grandi guerre saranno per quanto di fondamentale serve all’esistenza e adesso non vediamo per avercene sempre avuto in abbondanza, libertà compresa. Mi consola pensare che dal punto di vista delle stelle lassù, la nostra Storia è molto meno di un battito di ciglia.
