Il sogno della libertà

Il contrario della parola ‘libertà’ non è ‘prigionia’: è ‘ordine’. Quando a qualcosa si impone di
assumere una determinata posizione, in senso lato, rispetto a tutte le altre cose dell’universo cui
appartiene, quel qualcosa non può dirsi libero. Chiarito ciò, è evidente che la libertà, nella sua
massima estensione tende all’evanescenza tipica del sogno, perdendo il suo significato. Da una
parte c’è dunque l’apeiron e dall’altra la struttura perfetta di un cristallo: la libertà è nel mezzo. Ma
la libertà è anche una questione di accettazione dei vincoli. Ad esempio, quella che in meccanica
newtoniana è costrizione lungo determinate traiettorie, nella meccanica lagrangiana diventa moto
illusoriamente svincolato. Nella sostanza non cambia nulla: è la forma a mutare. Nella relatività
generale, addirittura, l’orbita costretta in una forza gravitazionale diventa libero. Tutto questo mi fa
pensare al senso di libertà avvertito dai fondamentalisti musulmani seguaci della sharia (o di
qualsiasi altra setta religiosa del passato e del presente sottomessa alle proprie leggi) e al senso
di oppressione percepito da chi, invece, abbia in mente altri modelli. La libertà è una questione di
sfumature, spesso pesanti, come quelle che stanno emergendo in questi giorni, con i tliban che,
dopo vent’anni esatti, in una sola settimana si sono ripresi l’Afghanistan e lo stanno restaurando
in fretta imponendo la loro struttura cristallina: le ragazze potranno frequentare la scuola solo fino
a dodici anni; le donne non potranno uscire da sole e dovranno indossare il burqua; ci saranno
limitazioni per quanto riguarda l’ascolto della musica, e la ragione è facile da indovinare: essa
provoca euforia e l’euforia fa desiderare la libertà; la legge, come dicevo, tornerà a essere regolata
dai vecchi precetti musulmani. Il peccato più grande che si possa fare, adesso che il Medio
Oriente satura un’altra volta i notiziari occidentali, è quello della semplificazione. Il giudizio facile è
un danno che si aggiunge al danno. Ciò che è accaduto era già in nuce nell’accordo di uscita
dall’Afghanistan firmato nel febbraio del 2020 da Zalmay Khalilzad con i taliban (con i taliban!) per
conto del presidente degli Stati Uniti Trump. La decisione di Biden (del tutto inesperto di politica
estera) di rispettarlo ha fatto il resto. Infine, il clientelismo creato dall’ex presidente Hamid Karzai e
il modo poco democratico di governare del suo successore Ashraf Ghani (prontamente fuggito
all’estero) hanno facilitato le cose: i militari, senza stipendio da mesi, non hanno avuto troppe
ragioni per opporsi alla proposta di passare dalla parte di un ‘nemico’ generoso e prodigo di
promesse. Le uniche ambasciate rimaste tranquille sono quella cinese e quella russa. Gli Stati
Uniti, interessati più al petrolio e al contenimento del terrorismo islamico che al benessere dei
popoli, da questo agosto 2021 hanno perso il potere di dettare le leggi della libertà. Nel prossimo
futuro saranno Russia e Cina a farlo. Gli esiti sono imprevedibili. Intanto per ogni bambina
costretta a un matrimonio contrattato, per ogni ragazza alla quale verrà impedito di studiare, per
ogni essere umano che non potrà respirare una canzone, l’umanità intera avrà fallito il suo scopo.
Qualsiasi cosa sia la libertà.

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